AFTERHOURS

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Re: AFTERHOURS

Messaggio Da Ospite il Gio 14 Lug 2011, 15:24

Delilah bacio

Amo pazzamente anche Punto G e non perché io sia una tossica no ma perché il cuore nero di questa canzone mi riguarda...

"...e voglio un'altra strxxxa rivoluzione un orgasmo che mi plachi ogni reazione, non so chi colpire perciò non posso agire..."

questo è il live dell'anno scorso a Siena sereno


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Re: AFTERHOURS

Messaggio Da Delilah il Gio 14 Lug 2011, 15:30

Maledimiele, tu conosci il libro di racconti di Manuel Agnelli? Io l'ho scoperto da poco e non si trova più da nessuna parte, se non qualche racconto in rete

http://digilander.libero.it/fioremalvagio/Il%20meraviglioso%20tubetto.htm

dopo aver letto questi, vorrei tanto leggermi anche il resto
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Re: AFTERHOURS

Messaggio Da Ospite il Gio 14 Lug 2011, 15:36

No Delilah, so della sua esistenza ma poco di più dubbio adesso vado a vedere il link che hai messo sorriso

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Re: AFTERHOURS

Messaggio Da Delilah il Gio 14 Lug 2011, 15:44

maledimiele ha scritto:No Delilah, so della sua esistenza ma poco di più adesso vado a vedere il link che hai messo

Se vai qua, puoi scaricare la versione in PDF che è più leggibile:

http://www.google.it/url?sa=t&source=web&cd=7&ved=0CEsQFjAG&url=http%3A%2F%2Fmaelstrom.altervista.org%2FIl_Meraviglioso_Tubetto_Agnelli.pdf&rct=j&q=manuel%20agnelli%20tubetto&ei=wu4eTuOFGMbusgaJs9WnAg&usg=AFQjCNGleaUW3LYrPcJbmBmsXmtoMcgD2Q&sig2=6CnxxFgjkDouNa4K2MDZlg&cad=rja
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Re: AFTERHOURS

Messaggio Da Ospite il Gio 14 Lug 2011, 15:59

amò grazie Delilah
io non seguo proprio tutto tutto, molte cose me le perdo per strada scusa però sono contenta quando qualcuno mi viene in soccorso bacio

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Re: AFTERHOURS

Messaggio Da Delilah il Mer 23 Nov 2011, 18:48

Gli Afterhours conoscono bene gli States: hanno già condotto numerose tournée in giro per tutti gli USA.

Grazie a “Jack On Tour”, stavolta possono fare qualcosa di diverso: non solo passare da una venue all’altra, da un concerto a quello seguente, ma attraversare l’America del Nord da Chicago a Los Angeles seguendo la “Route 66”, un’occasione unica per visitare i luoghi resi celebri da mille film: dai western classici al cinema di Frank Capra. Non sarà un viaggio qualunque, ma un viaggio all’insegna del rock e di tutto ciò che, in senso tradizionale o rivoluzionario, rende unici questi posti.

A bordo di un bellissimo bus-tour, brandizzato “Jack On Tour”, visiteranno i locali storici della “Route 66”, ma anche le gallerie di arte contemporanea che si trovano sul tragitto. Incontreranno miti della musica americana, ma anche persone normali e testimoni di un’America che sta scomparendo.

Sarà un viaggio rock anche perché, durante il tragitto, gli Afterhours faranno tappa in alcuni tra gli studi di registrazione più gloriosi d’America, dove incideranno, reinterpretandoli, i loro brani più significativi.

La conclusione della traversata vedrà l’orgasmo sonoro di un vero e proprio “live gig” in una delle più belle venue di Los Angeles, l’ “Echoplex”.

http://www.deejay.it/dj/tv/programma/280/Jack-On-Tour

da fb:
Afterhours
Jack on Tour: ecco gli orari di messa in onda della prima puntata di Jack on Tour, il diario del nostro viaggio sulla Route 66 che sarà trasmesso in 6 puntate su Deejay TV (ed in streaming sul http://www.deejay.it/dj/tv/deejay_tv):

PREMIERE mercoledì 23/11 alle 21.00

Repliche (ricontrollate gli orari sul palinsesto di Deejay TV!):
1) giovedì 24/11 alle 0.30
2) sabato 26/11alle ore 21.30
3) domenica 27/11 alle ore 14.00
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Re: AFTERHOURS

Messaggio Da Delilah il Mar 20 Mar 2012, 03:46

Il 17 aprile uscirà il nuovo album degli Afterhours, il primo dopo "I milanesi ammazzano il sabato" del 2008 e dopo il progetto "Il paese è reale" del 2009, realizzato insieme ad altri 18 artisti della scena alternativa italiana.

Reduce da una straordinaria esperienza negli Stati Uniti, documentata dall’imperdibile serie di trasmissioni Jack On Tour su DeeJay Television e dal CD "Meet some freaks on Route 66", pubblicato in allegato a XL di Repubblica del mese di marzo, il gruppo ha appena concluso le registrazioni del suo nuovo lavoro, co-prodotto da Manuel Agnelli e Tommaso Colliva.

Per il loro decimo album di studio, intitolato "Padania", gli Afterhours hanno deciso di scegliere decisamente la strada della completa autoproduzione, affidandone la distribuzione ad Artist First. Come rivela il titolo, il gruppo affronta con l’abituale determinazione, consapevolezza e capacità di provocazione argomenti attuali e scottanti. «Padania è uno stato mentale», dice Manuel Agnelli, «non ha confini geografici, è uno stato della mente e dell’anima. È il nome che meglio rappresenta la disperazione di uomini che sanno di poter avere tutto tranne che se stessi. È una corsa impazzita ad occhi chiusi sperando di arrivare più lontano possibile da quello che non vogliamo sapere di essere. È la forza oscura che ti spinge a diventare quello che non sei. La canzone parla di una persona che vuole cambiare la propria vita e il proprio destino (come la maggior parte di tutti noi), perché crede che ci debba essere qualcosa di più del destino e della fortuna. È un desiderio così forte che diventa un’ossessione e questa ossessione diventa una maledizione, che la porta a vincere tutte le sue battaglie ma a dimenticarsi del perché sta combattendo. A realizzare tutto. Tranne che se stesso.»

Intanto, a partire dal 1° marzo è possibile vedere gli Afterhours nel video del brano "La tempesta è in arrivo", realizzato per i titoli di testa di "Faccia D’Angelo" – miniserie in due parti prodotta da Sky Cinema che racconta la storia romanzata del boss della cosiddetta Mala del Brenta. Un abile "imprenditore del crimine" dalla faccia d'angelo, ma spietato ed efferato, interpretato da uno dei migliori attori della sua generazione: Elio Germano. Attraverso furti, rapine spettacolari, traffico di droga, gioco d'azzardo, seminò per quasi vent'anni il terrore in un Veneto in pieno boom economico. Fino alla resa dei conti: braccato dalle forze dell'ordine, e dopo evasioni rocambolesche, la sconfitta è inevitabile per un uomo che, per il potere, aveva rinunciato a tutto. La miniserie andrà in onda il 12 e 19 marzo alle 21.10 su Sky Cinema 1HD (canale 301).

Gli Afterhours torneranno in tour a partire dal 7 giugno 2012.




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Re: AFTERHOURS

Messaggio Da Delilah il Lun 02 Apr 2012, 12:02




PADANIA

Due ciminiere e un campo di neve fradicia
Qui è dove sono nato e qui morirò

Se un sogno si attacca come una colla all'anima
Tutto diventa vero, tu invece no

Ma puoi quasi averlo, sai?
Puoi quasi averlo, sai?
Tu puoi quasi averlo, sai?
E non ricordi cos'è che vuoi

Ha ancora senso battersi contro un demone
Quando la dittatura è dentro di te
Lotti, tradisci, uccidi per ciò che meriti
Fino a che non ricordi più che cos'è

Puoi quasi averlo, sai?
Puoi quasi averlo, sai?
Tu puoi quasi averlo, sai
E non ricordi cos'è che vuoi

Fare parte di un amore
Anche se finito male
Fare parte della storia
Anche quella più crudele
Liberarti dalla fede
E cadere finalmente
Tanto è furbo più di noi
Questo nulla, questo niente

Puoi quasi averlo, sai?
Tu puoi quasi averlo, sai?
Tu puoi quasi averlo, sai?
Ma non ricordi cos'è che vuoi

Se un sogno si attacca come una colla all'anima
Tutto diventa vero, tu invece no.
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Messaggio Da Delilah il Dom 15 Apr 2012, 03:23

Maledimiele dove seiiiiiiiiiiiiiii?






L'altra sera ho sentito l'album in anteprima ed è
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Messaggio Da Delilah il Dom 15 Apr 2012, 15:16

AFTERHOURS: Manuel Agnelli si racconta ogni sera fino al 20 Aprile su RADIO2

Dal 9 al 20 aprile, “Terra di Nessuno”, con Manuel Agnelli, alle 19.50 su Radio 2 Rai e gratis in Podcast.

È un programma che cerca di raccontare
cosa volevamo dire
dove volevamo andare
e di quella volta che abbiamo sbagliato binario
(Manuel Agnelli)


Manuel Agnelli, leader degli Afterhours, è la figura più carismatica del rock alternativo italiano, e per la prima volta, sulle frequenze di Rai Radio2, racconta gli Afterhours, senza filtri, dal suo punto di vista.

La storia del nuovo attesissimo album “Padania”, in straordinaria anteprima; la sua testimonianza di artista rock, preziosissima perché raccontata in prima persona, senza nessun filtro. Agnelli conduce tra citazioni musicali e letterarie. Cita Springsteen, racconta Steinbeck, Pasolini o ricorda Fabrizio De Andrè. Oggi gli Afterhours proseguono la loro carriera, che negli anni ha offerto capitoli memorabili e tour di enorme successo, con una scelta di autoproduzione e distribuzione indipendente.

Radio2 regala in podcast “Terra di nessuno”, una storia audio unica, gratis, sul sito radio2.rai.it.
Un programma a cura di Gerardo Panno e Lorenzo Lucidi. Regia di Andrea Cacciagrano. In redazione Sara Cotichelli.

http://www.rockon.it/musica/news/afterhours-manuel-agnelli-si-racconta-ogni-sera-fino-al-20-aprile-su-radio2/
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Messaggio Da Ospite il Lun 16 Apr 2012, 11:17

Delilah ha scritto:Maledimiele dove seiiiiiiiiiiiiiii?



L'altra sera ho sentito l'album in anteprima ed è
ciao persa sul web, tornata ai miei amori, non solo gli After ma insomma, su quella scia.
sono passata di qui perché sapevo avrei trovato gli aggiornamenti sull'uscita dell'album, volevo salutarti....e poi dirti che sto aspettando la mia edizione deluxe di Padania sorriso .....sai, dentro c'è anche un biglietto per i concerti :chupa
un abbraccio Delilah bacio bacio



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Messaggio Da Delilah il Lun 16 Apr 2012, 22:55

un abbraccio anche a te, maledimiele

Ho caricato qui la presentazione di Padania a Radio Popolare che ho registrato ieri:

http://soundcloud.com/1000voci/radiopopolare-afterhours/s-dtbaQ


Non ho preso l'edizione Deluxe ma farò di tutto per non perdermi il prossimo concerto (basta che non suonino mentre sono in vacanza, altrimenti vado a cercare Manuel e lo carico di botte )
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Re: AFTERHOURS

Messaggio Da Ospite il Mar 24 Apr 2012, 20:33

non sono mai stato un grande fan ma il nuovo singolo è stupendo
la tempesta è in arrivo....
che ritmo e che assoli di basso

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Messaggio Da Guenda il Gio 03 Mag 2012, 09:37

http://www.tgcom24.mediaset.it/spettacolo/articoli/1044833/padania-il-ritorno-rabbioso-degli-afterhours.shtml


"Padania": il ritorno rabbioso degli Afterhours
L’intervista di TgCom24 al leader del gruppo, Manuel Agnelli

08:29 - Non fanno i cartomanti, non si dilettano a leggere i fondi delle tazzine di caffè. Eppure il nuovo album degli Afterhours s'intitola "Padania". Lo scandalo Lega non c’entra. Il discorso parte da più lontano, dalla potenza del "Paese è reale" che come una tempesta rigenerante aveva scosso il torpore del Festival di Sanremo 4 anni fa. Per saperne di più abbiamo raggiunto al telefono Manuel Agnelli.
“Padania” è stato un disco molto atteso, finalmente è uscito e lo state già suonando in giro. Siete soddisfatti delle reazioni e del risultato dal vivo?
Il tour vero e proprio partirà tra un po’, con la prima data di Roma il 7 giugno. Per ora stiamo facendo dei mini-live un po’ in tutta Italia. Sono occasioni divertenti anche per incontrare il nostro pubblico. Nulla a che vedere col grosso concerto, eppure la quantità e la passione delle persone che vengono ad ascoltarci è impressionante e abbiamo la sensazione che il disco sia già arrivato, che abbia avuto un forte impatto dal punto di vista emozionale e questa è la cosa più importante.

Del titolo profetico e inconsapevolmente beffardo hai già raccontato. Com’è cambiata però la lettura di “Padania” dopo lo scandalo Lega?
Il titolo esisteva già da più di un anno e ha avuto un’indiscutibile forza premonitrice. Il disco parla di una tragedia incombente evocata già dall’immagine di copertina con un cancello che si spalanca su un niente fatto di grigio e neve e freddo e un iceberg che incombe minaccioso sul retro. Parla di una tempesta in arrivo. Non era difficile prevedere che la situazione sarebbe collassata e il disco parla anche di questo. Che sia uscito in contemporanea con la bufera che ha travolto Bossi e i suoi è stata una coincidenza pazzesca che certamente ci ha dato qualcosa in più, ci ha permesso di rafforzare i concetti. Non parliamo di aria fritta, ma parliamo dell’oggi, Lega compresa. “Padania” parla dei nostri tempi, di quello che vediamo intorno a noi, del fastidio e del ribrezzo che sentiamo sulla pelle anche con implicazioni regionali e politiche. Era chiaro che prima o poi sarebbe successo, ma questa è la bellezza di fare dei dischi che parlano di cose in maniera sottile, senza slogan. C’è una magia intorno a questo tipo di album: sono attuali ovunque li piazzi. Ecco diciamo che ci siamo fermati poco prima che scoppiasse la tempesta, ma ora che è esplosa porterà con sé altre cadute.

In “Costruire per distruggere” canti “Sarà bellissimo fare parte della gente senza appartenere a niente, neanche a Dio”. Sembra quasi un elogio dell’anti-politica di cui tanto si discute in questi giorni…
La canzone racconta del desiderio di libertà. Libertà dalle regole, dal dovere e dai doveri che la collettività t’impone. Ogni società vive nel presente e il presente ha delle leggi che determinano le nostre scelte e la nostra felicità. Negli ultimi anni ci siamo dovuti accontentare della mediocrità. Il pezzo racconta di una liberazione resa possibile soltanto dalla caduta, dal fallimento nella caduta. Non è nichilismo, è rinascita. Pensiamo alla caduta del sistema discografico tradizionale: se un mondo si è sbriciolato da una parte, dall’altra si è sprigionata una libertà intellettuale e artistica che negli ultimi 30 anni era sparita.

Non a caso, per la prima volta siete totalmente indipendenti, dalla produzione alla distribuzione…
Un gruppo come noi ha i mezzi per poter controllare ogni tappa del processo creativo-produttivo in maniera totalmente sciolta. Ci siamo rivolti ai migliori professionisti per tutte le fasi della realizzazione di un album. Ci siamo garantiti così agilità e rapidità. Musicalmente abbiamo sempre fatto quello che volevamo, ma, senza i filtri delle major, i tempi ora si sono ridotti perché abbiamo superato i vincoli della burocrazia. Ora, per concretizzare un’idea, ci mettiamo 3 ore anziché 3 mesi.

C’è una tensione continua nell’album. Il senso d’inguaribile frustrazione si scontra col desiderio affamato di cambiamento. Il suono dell’accendino che non funziona all’inizio della splendida “Padania” ne è la sintesi. E’ un dualismo che provi sulla tua pelle?
Lo provo ancora, sì (sospira, n.d.r.). L’Italia è frustrante per chi ha un progetto: infanga, rallenta, sfianca. La gente non fa fatica a riconoscersi in questo stato d’animo, so che non sono da solo. La musica, certo, mi ha aiutato e mi aiuta tuttora, è un’enorme fortuna perché almeno interiormente ti dà illusione di essere meno prigioniero. Ti senti non solo libero di pensare, ma sei anche legittimato nel tuo modo di pensare. L’artista ha poi un compito sociale che è quello di far informazione, di portare in giro il panico, l’odio, la felicità e la speranza. Sono tutte emozioni che aiutano a confortarsi e nel riconoscimento sentirsi poi legittimati a pensare.

Nel pezzo più arrabbiato cioè “Io so chi sono” la chiusa è “Terra meravigliosa, brutto Paese”. Quante volte hai sentito la tentazione di andartene? E cosa ti ha spinto poi a rimanere?
Gli eventi, direi… E’ successo che qui, 25 anni fa, fare certe cose era rivoluzionario e così quando la scena rock ha cominciato a cambiare noi ne eravamo parte. La tentazione di andare fuori c’era, ma all’estero avremmo fatto il solito gruppo che magari rischiava di non avere un’identità definita. Poi diciamo anche che le cose ci sono andate bene. Siamo qua e veniamo da qua e possiamo fare qualcosa per la nostra gente, alla fine ha un senso che noi ci restiamo. Periodicamente poi andiamo in giro per il mondo a suonare, negli Stati Uniti, soprattutto. Ma qui sentiamo di avere un piccolo megafono che può diventare un punto di riferimento per chi si mette in ascolto ed è un richiamo al senso di responsabilità per noi che ci parliamo dentro.

Dal punto di vista musicale si sente che vi siete divertiti a sperimentare nuove sonorità insieme senza alcun auto-compiacimento. Sorprende il tuo lavoro sulla voce, specie in “Metamorfosi”. Quanto coraggio c’è voluto?
Siamo talmente vecchi che non abbiamo dovuto forzarci o spingerci in alcun modo. Non volevo sedermi sulle cose già fatte e qui ci sono accenni di strade che vorrei sviluppare anche più avanti, ma tutto è stato fatto al servizio del disco. Per la prima volta non ci siamo trovati insieme in sala prove, ma ognuno si presentava con degli spunti, delle idee che aveva suonato e registrato in autonomia e che magari non avrebbe avuto il coraggio di provare davanti agli altri. Diciamo che il 70% di queste “sperimentazioni” poi non è finito sul disco. E’ un metodo che ci ha dato una leggerezza che non sentivamo forse da tanto tempo. Per quello che riguarda il mio lavoro sulla voce mi sono ispirato ai miei ultimi ascolti, da Captain Beefheart, a Robert Johnson, agli Einstürzende Neubauten alla grandissima Diamanda Galas. Se non ci avessi provato sarebbero state tutte influenze in qualche modo frustrate. Ho scelto di rielaborarle a modo mio con la mia voce di adesso, con lo spirito di un ragazzino che si diverte a fare un bel gioco.

Non c’è la cupezza del passato, in ogni caso, una speranza che scaturisce anche solo dalla capacità di indignarsi esiste ancora. Musicalmente poi non vi trovo assolutamente apocalittici così come vi ha descritto qualcuno.
No! Infatti, diciamolo! E’ un disco frizzante con una rabbia reattiva, molto lontano dai suoni scuri di “Quello che non c’è” o di “Ballate per piccole iene”.

Farete un concerto all’Aquila insieme al Teatro degli Orrori il prossimo 19 maggio: uno spettacolo che regalerete alla città distrutta dal terremoto. Dopo anni di silenzio e calma ora in Italia addirittura due gruppi rock che fanno politica attraverso la musica. Non è un caso…
C’è bisogno di una presa di posizione sociale che il rock può naturalmente interpretare. Le piazze stanno tornando naturalmente a riempirsi e a riempirle è chi sente una mancanza forte e non ha più appigli per capire la realtà. L’impegno è fisico e concreto per gli artisti e per il pubblico. Internet ci ha dato solo l’illusione di una democrazia condivisa ma alla lunga si è rivelata anche una dittatura perché ti costringe in casa, davanti a un computer. C’è bisogno d’altro e l’esempio dell’occupazione del Teatro Valle di Roma e del Teatro Coppola a Catania ne sono una fantastica dimostrazione. Sono sicuro che siamo vicini a una svolta e il primo segnale forte, del resto, lo abbiamo già avuto l’anno scorso in piazza Duca d’Aosta, a Milano in occasione del concerto organizzato per la campagna elettorale di Pisapia. Nemmeno noi ci aspettavamo una partecipazione così grande e spontanea, ma è successo. La gente è scesa in piazza, naturalmente. E l’attuale amministrazione milanese riconosce che quella sera sia stata fondamentale. Perché ha inciso sul voto.

Avete pubblicato dieci album e scritto brani che sono la vostra storia e la storia di chi vi ascolta da 20 anni. Quanto spazio riserverete nei live ai pezzi del passato?
Non è saggio suonare solo il nuovo. Ti perdi la comunicazione della tensione di cui è fatto il rock. E’ chiaro che avremmo voglia di interpretare solo l’ultimo album, ma è più divertente mescolare, magari con una certa coerenza mettendo in scaletta pezzi che sono in linea con “Padania” come “Sulle labbra” o “Quello che non c’è”. Sarà una selezione di brani coerente ma non intransigente perché vogliamo divertirci.

Tra le tue passioni c’è anche il calcio, ma forse è meglio non parlare di Inter…
Noooo! (ride, n.d.r.), proprio no! Diciamo che ci siamo presi un anno sabbatico!

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Re: AFTERHOURS

Messaggio Da Delilah il Ven 11 Mag 2012, 03:33

Maledimiele passa di qui che ti devo raccontare dove sono stata che belli i Secret Show
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Re: AFTERHOURS

Messaggio Da Delilah il Ven 18 Mag 2012, 00:34

Rock per l'Aquila
Gli Afterhours e il Teatro degli Orrori suonano sabato all'interno della Zona Rossa. Corriere Nightlive lo trasmetterà martedì' 22


MILANO - A tre anni dal terribile terremoto che l'ha sfregiata per sempre, L'Aquila fa ancora molta fatica a risollevarsi, a darsi un senso. Il centro di quella che era una delle più belle città d'Italia assomiglia alla Ghost Town di un film western.

LIVE NELLA ZONA ROSSA - Ebbene tutto può servire perchè L'Aquila possa sentirsi viva. Anche un concerto rock: già, sabato 19 in quel centro altrimenti deserto che è piazza Duomo, la cosiddetta Zona Rossa, suoneranno gli Afterhours e, in apertura, il Teatro degli Orrori, entrambe band capofila della scena rock nostrana. Un concerto che Corriere It Nightlive trasmetterà martedì 22 alle 21.. Sul palco di piazza Duomo, verrà anche presentato «Le (r)esistenti», il documentario realizzato dalle giornaliste del Corriere della Sera sulle donne dell'Aquila. «Vogliamo riportare l'attenzione su un problema e "aprire" la Zona Rossa. Perché in Italia funziona sempre così, la cultura dell'emergenza nei primi mesi, poi il dimenticatoio» racconta Manuel Agnelli, leader dei milanesi Afterhours.

SBLOCCATE IL MILIONE - E c'è un altro motivo, molto concreto, per cui la band viene nel capoluogo abruzzese: «Qualche anno fa - ricorda Agnelli - partecipammo a un progetto con altri 56 artisti: incidemmo la canzone «Domani» . E raccogliemmo un milione e duecentomila euro che avrebbero dovuto essere destinati alla ricostruzione del Conservatorio. Sono ancora lì a marcire in un conto in banca. Vogliamo che vengano sbloccati».

RIPRENDERSI IL CENTRO STORICO - Anche per il Teatro degli Orrori il concerto ha una forte valenza simbolica: «Per noi è un evento importantissimo- dice il cantante Pierpaolo Capovilla- in tre anni dal terremoto non si è fatto nulla, la costruzione delle new town è il punto più basso raggiunto dalla politica di quest'ultima stagione. Dove si è preso in giro non solo gli aquilani ma tutti gli italiani, rincorrendo il profitto anche in un'occasione tragica come quella». L'obiettivo, insomma, è: «Riprendersi il centro storico, restituire la zona rossa agli aquilani, anche se solo per due ore». E, metaforicamente, a tutti noi.

Matteo Cruccu

http://www.corriere.it/spettacoli/nightlive/musica/12_maggio_16/afterhours-teatro-degli-orrori-l-aquila_a4fc952e-9f72-11e1-b258-f2fcbb76be58.shtml
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Re: AFTERHOURS

Messaggio Da Delilah il Lun 21 Mag 2012, 19:01

Tra le tante interviste a Manuel Agnelli, quella di Rockit è una delle più interessanti (e più lunghe ) che abbia letto o ascoltato:

La Padania non è per sempre

di La Redazione, 14/05/2012

Gli Afterhours sono venuti a trovarci in redazione per raccontarci Padania e l'intervista si è trasformata in un viaggio attraverso gli oltre venticinque anni della band. Si parla anche di disagio contemporaneo, anni 90, rock'n'roll, Internet, talent show, odio, televisione, major, dolore, generazioni musicali, speranze, nuovi progetti con un Manuel Agnelli lucido, determinato.


“Padania” è un titolo brutto, che evoca sentimenti brutti, che chiama idee politiche brutte, che parla di una terra che non esiste. Perchè?
Manuel Agnelli: Bene, giusto. Esprimere sensazioni di fastidio è l’idea alla base del titolo e del concept di “Padania”. Non siamo cantautori, non raccontiamo storie. Siamo una band rock’n’roll ed usiamo il suono, l’attitudine, la tensione per trasmettere delle sensazioni. In Italia questo si accetta poco, perché la tradizione cantautorale è mastodontica. Ci dicono “non si capisce un cazzo di cosa vuoi dire”. Chi se ne frega. Ti ha dato fastidio? Perfetto. Non siamo politicamente corretti, non cerchiamo complicità con chi ascolta. Essere un gruppo “pericoloso” è uno dei punti di questo disco. Stiamo esprimendo il fastidio di vivere in questa terra ideale, immaginaria.

Quando avete scelto il titolo, non avete pensato che potesse essere ampiamente frainteso?
Si, ma noi ci divertiamo con la provocazione. Non è dadaismo, è puro divertimento, anche a leggere commenti velenosi. “Padania” è l’idea di identificare un fenomeno che stiamo vivendo, cercando di dargli un nome, una personalità. Sapevamo benissimo che col nome avremmo scatenato un putiferio, soprattutto prima di spiegare il perché. Ma a noi accade spesso, come quando siamo andati a San Remo, lavorato con Mina ed altre cose controverse che abbiamo fatto.

“Padania” presenta riflessioni sul disorientamento, sulla confusione e sulla difficoltà nel sentirsi parte della società contemporanea. Il brano "Nostro anche se che ci fa male", può rappresentare anche il "male di miele", il fatto che ci faccia male appartenerci. Poi in “Costruire per distruggere” arriva quasi una risposta “sarà bellissimo, fare parte della gente, senza appartenere a niente”.
Io sto male con me stesso, sto male da sempre. Pensavo fosse il mio percorso di vita, poi vedo mia figlia di 6 anni e sta male come me. Mi ha un sconvolto il fatto di diventare padre, sono crollate alcune certezze, alcune spiegazioni che mi ero dato nella vita. E’ il nostro modo di essere che ci fa male. Io alla fine ho imparato ad accettarmi, non sto meglio, ma vivo in pieno. Sono stato per anni molto frenato da tutto, dal fatto di non essere contento di me stesso, ma cercare le risposte è un modo idiota di buttare via la vita. Può darsi che io sia una merda, ma almeno so chi sono. Dopo anni di ricerca interiore ed esteriore su quello che pensavo di diventare e di essere in realtà alla fine ho capito chi sono. Il tuo dovere come individuo/persona è quello che ti sei dato. Per me è lo stare tra la gente che ho sempre rifiutato. Vivere con le persone che mi circondano, farne parte, anche se non sarà per nulla facile.

Il disco è pieno di anime diverse. Sembra quasi che ognuno abbia elaborato in proprio un concetto musicale di base. Nei due dischi precedenti tu eri protagonista e la musica ti si muoveva attorno. Oggi ogni parte musicale ha una sua personalità ed una sua libertà. La tua voce è una delle componenti al pari della altre...
Questo disco è così per i musicisti che ci suonano. Non è mai stato un problema mio di dare spazio agli altri, è sempre stato un affare dei musicisti prenderselo. Una band non è un’entità democratica. E’ un magma anarchico, dove ognuno deve conquistarsi spazio. Siamo tutti ultra quarantenni, tranne Rodrigo. Tutti con un ego importante e poco disposti a dividersi i ruoli in parti uguali.

Il ritorno di Xabier Iriondo è stato celebrato da più parti come un evento determinante per questo disco.
Ecco, su questo devo puntualizzare. Spesso la gente trae delle conclusioni semplicistiche. In molte recensioni si dice “meno male che è tornato Xabier, così gli Afterhours tornano a suonare in un certo modo”. E’ paradossale che si citi ”Fosforo e blu” indicandolo come tipico pezzo alla Xabier, perchè lui non ci suona! Questo per dire che Xabier è entrato a disco in corso, facendo cose bellissime, ma con una partecipazione minima. Le chitarre le ha fatte quasi tutte Giorgio Ciccarelli, che a volte è stato considerato side man sfigato, invece in questo disco ha portato tantissime idee e spunti compositivi. E’ importante riconoscerglielo.

Per molti è sempre stata la tensione creativa tra Manuel Agnelli e Xabier Iriondo a segnare gli Afterhours. Uno componeva, l’altro definiva l’immaginario sonoro.
Si sono sviluppate una serie di leggende non vere. Il suono degli Afterhours non era solo Xabier. Quando lui se n’è andato, noi abbiamo virato sul lato scrittura canzone: la gente ha pensato che io scrivevo le canzoni e lui faceva i casini. E’ riduttivo per noi due, ma anche per gli altri del gruppo, perché una band è un’alchimia. Mi dispiace che, negli anni, musicisti importanti degli Afterhours siano stati messi un po’ da parte. Io, tutto sommato, ho sempre avuto i miei riconoscimenti, ma una parte del nostro percorso è stata intesa come “con Xabier sarebbe diverso”. Non è vero. Noi abbiamo scelto di fare queste cose. Quanto lui se n’è andato, gli Afterhours esistevano dall’85. Xabier è uscito nel 2000, all’epoca di “Quello che non c’è” (mio disco preferito degli Afterhours). Dopo quindici anni ho semplicemente avuto voglia di sviluppare aspetti nuovi.

Ma perché, proprio nel momento in cui gli Afterhours stavano crescendo, Xabier è andato via?
Xabier ha avuto situazioni personali che lo hanno portato ad avere una diversa visione della vita. Ha scelto di esprimersi in piena libertà. Nel 1997 iniziò per noi una crescita importante in termini di pubblico e visibilità. Facevamo concerti anarcoidi, di matrice quasi punk, che portavano la gente ad incuriosirsi sempre più, seguendoci più volte in tutta Italia. Dal 2000 abbiamo cominciato a scontrarci con aspetti nuovi che, purtroppo e per fortuna, abbiamo dovuto affrontare: l’organizzazione del lavoro. Io ho cercato di diventare il manager di me stesso, per non essere inculato da nessuno, per cercare di far crescere un progetto. A Xabier dava molto fastidio questo approccio. Avere scalette rigide, programmare il lavoro, seguire dei cliché. Ad esempio, dover firmare autografi è stato un trauma. Venivamo dalla cultura post punk dove non hai idoli: diventare tu quello che stavi combattendo a livello di immaginario è stato abbastanza straniante. Xabier ha preferito allontanarsi da tutto questo.

Allora, nel 1993, il titolo “Pop Kills Your Soul” conteneva anche una sorta di ideale.
In un certo senso si. Era un gioco di parole. L’anima uccisa dal Pop inteso come stile di vita, non come genere musicale. Per noi era una provocazione, contro un approccio che non condividevamo. Io ho fatto pace con questa cosa solo pochi anni fa. Se stringi la mano ad una persona, non gli puoi firmare un autografo? Ma che menata è? Chi cazzo se ne frega.

Proviamo a dare qualche punto di riferimento musicale per "Padania": Captain Beefheart, Robert Johnson, Einstürzende Neubauten, Demetrio Stratos, a cui fai anche un po’ il verso, Afghan Whigs, Diamanda Galas. Ma soprattutto, sembrate voi stessi il vostro punto di riferimento oggi: "Germi" e "Hai Paura Del Buio" sembrano tornati prepotentemente come fonte di ispirazione.
Alcuni sicuramente si, altri no. Demetrio Stratos è giusto in quanto bisogna riconoscergli di aver fatto tutto con la voce al di fuori di uno standard pop rock. In più cantava in italiano. Ma, sinceramente, Demetrio Stratos non mi è mai piaciuto e non mi interessa. Rifare “Gioia e Rivoluzione” in “Lavorare con lentezza” (film di Wu Ming, diretto da Guido Chiesa, dedicato all'esperienza di Radio Alice dove gli Afterhours interpretano gli Area, NdR) in tal senso ha creato un cortocircuito strano, perché noi ammiriamo gli Area per la loro grandezza, ma non ci hanno assolutamente influenzato. In “Padania” ho ripreso ad esempio alcuni miei ascolti di canti berberi. Ho cercato di sperimentare, di stimolare. In questo un po’ come gli Area, rischiando, come loro, di essere contestati dai fan. Nel disco poi sicuramente c’è Robert Johnson, che in pochi beccano, bravi. “Germi” e “Hai paura del buio?” ci sono in quanto lavori degli Afterhours, ma non li abbiamo presi come spunto. Se poi un disco degli Afterhours ricorda un disco degli Afterhours, direi che va bene. Ma se devo essere sincero, non c’è nessun riferimento a qualcuno. Mettiamola così: non me ne frega un cazzo.

Esiste in voi la consapevolezza che sarà difficile comunicare alle generazioni più giovani?
Guarda, di nuovo: non me ne frega un cazzo. Io ho 46 anni e suono per un motivo.

Quale? Perché dopo venticinque anni esistono ancora gli Afterhours?
A un certo punto devi decidere cosa sei, cosa fai, perché lo fai ed è il tema del disco. Perché esistono ancora gli Afterhours? Fossimo i Rolling Stones avremmo una risposta facile: abbiamo ville, piscine, elicotteri, mille fighe, droga, valanghe di soldi. Non so la gente che proiezione ha di noi. Io ho aperto un mutuo per comprarmi la casa. Devi decidere cosa vuoi fare a un certo punto della vita. Se non marcisci, se non ti suicidi, se non ti ritiri, se non diventi un broker assicurativo, cosa vuoi fare? Perché hai iniziato e continui a fare musica? Io lo so perchè, me lo ricordo sempre: mi fa stare bene, mi emoziona, mi fa esprimere le cose che magari non riesco a dirti a voce, o che non posso esprimere socialmente perché deteriori: la mia violenza repressa, i miei lati narcisistici. Tutto ciò è talmente potente che non c'è vendita e classifica che tenga. Per me è stato fantastico andare in America e suonare davanti a 30 persone. Ero emozionatissimo. Non c’era nulla da spiegare, dovevi solo suonare. Se non gli piacevi ti tiravano le lattine, ma se gli piacevi era una figata.

Eravate emozionati anche davanti a 30 persone?
Da morire. E sono cose che insegnano tanto. Ad esempio i 2 tour con Damo Suzuki: io suonavo la tastiera davanti a 150 persone, ma è stato meraviglioso tornare a suonare musica per la musica, tensione per la tensione: questa cosa è impagabile. In questo senso "non me ne frega un cazzo", mi frega di quelle cose che per me sono fondamentali per fare il musicista. Certo, in questo c'è anche fare business, ma non è un demonio se fatto in un certo modo. Marketing e promozione sono parti molto creative ed anche molto divertenti. Non lo sono più dal momento in cui ci sono delle persone che ti impongono la loro visione di marketing. Noi abbiamo lavorato con Universal, Emi, Mescal… ora facciamo da soli.

Nel disco ad esempio cantate "tutta la merda che è in tv oggi l'ho spenta e non conta più". In TV però continuate ad andarci.
Non c'è una necessità di andare in TV. La frase va però contestualizzata nell’album. "La merda che è in tv" non è la cattiva qualità, le trasmissioni come Sanremo e il Bagaglino, ma il ricatto psicologico: è pericoloso uscire fuori, stai a casa, guarda la TV e non rompere i coglioni. Il terrore che la tv ci trasmette è tanto. Io sono 3 anni che non ho la TV, ma sono informato più di prima senza avere quel panico.

Intanto, però, a Sanremo ci siete andati.
A Sanremo ci siamo divertiti come dei pazzi, anche se poi la gente non ci crede. Questo è un altro fatto pazzesco che mi fa stare male: la gente non si fida. Perfetto, non ti fidi. Non ascoltarmi. Io non voglio gente che non si fida. Chi non si fida, vada a fare in culo, veramente.

Avete anche lanciato un brano di “Padania” attraverso la mini serie Sky “Faccia d’Angelo”.
Siamo stati ben contenti di partecipare alla colonna sonora della seria su Felice Maniero, perché è un po' il personaggio di “Padania”: una persona che si riscatta dalle sue origini umilissime, diventa il più potente e forte di tutti, vince tutte le battaglie, diventa ricchissimo ma poi la sua vita è un incubo. Perché per mantenere quello che ha raggiunto, c'è ancora più sangue e violenza e quindi lui si perde. Non voleva dipendere più da nessuno, finirà per dipendere da quello che si è costruito. Anche io certe scelte le ho fatte perché mi sono reso conto di essere stato così, nel mio piccolissimo. La serie di Sky ci interessava perché ci piaceva il personaggio. Inoltre siamo amici dell’attore Elio Germano. Va detto anche che loro ci hanno offerto di fare il video. Uno "spottone" quasi grottesco, noi siamo la banda del Toso, siamo cattivi, brutti e deficienti, pero il video ci piace, fatto con un budget che noi non abbiamo mai avuto in vita nostra, quindi vaffanculo, perché non farlo. Ci hanno pagato per farlo, così come ci hanno pagato per fare il tour in USA con Jack Daniel’s. E' un modo di spingere cose di qualità usando dei marchi. Non siamo mai stati "lotta combattente contro il sistema". Usiamo le opportunità, è il nostro modo di autoprodurci.

Parliamo proprio degli sponsor: nel disco avete inserito la provocazione degli spot. Non potevate andare fino in fondo e metterci davvero “Compra Coca-Cola con gli Afterhours"?
Ci abbiamo pensato, sarebbe stata un’operazione della madonna. Volevamo aprire anche un numero verde dedicato alla vendita di spazi nei dischi. Poi abbiamo pensato a due possibili problemi. Il primo: dover spiegare per sempre il perché di un gesto simile, che è puro dadaismo provocatorio e non certo vendita commerciale. Il secondo: questa idea poteva cannibalizzare il disco, diventare troppo importante all'interno della comunicazione ed offuscare la musica, che a noi interessa di più. Ammettete che però era una grande idea.

La EMI ha fatto uscire una compilation degli Afterhours in concomitanza dell'uscita di “Padania”…
Chi se ne frega. Non è nemmeno sciacallaggio, è solo ciò che sanno fare. Inizialmente eravamo convinti che qualcuno ce l'avesse con noi a livello personale, in realtà è solo il modo in cui lavorano o meglio, il modo in cui NON sanno lavorare. Non c'è nient'altro dietro. Alla fine del trimestre devono presentare un certo tipo di fatturato. E possono farlo o tagliando i costi o lavorando su queste idee.

Adesso che siete tornati "indipendenti" di fatto fate tutto voi. Cosa avevate in più dalle major? Cosa è cambiato ora che siete indipendenti?
Artisticamente niente, abbiamo sempre deciso quello che volevamo perché era nei contratti. La parola finale sulla parte compositiva dei dischi è sempre stata la nostra, con la EMI, con la Universal. Invece, a livello di promozione e di utilizzo dell'immagine, l'ultima parola era loro, come è giusto che sia. Se questo non ti sta bene, non puoi firmare con una major. Noi abbiamo voluto comunque provare quell'esperienza. In Universal siamo andati perchè c’erano persone che stimavamo e pensavamo potessero condizionare positivamente il lavoro. Invece la major è una catena di montaggio troppo grande: non puoi cambiare gli orari delle macchine perché va in tilt. Un progetto che per loro è anomalo non può funzionare, devi uniformarti alla struttura. Non hanno elasticità, anche volendo, non si possono adattare. Stare nella major era diventato uno stillicidio, perché per ogni cosa che pensavamo di poter fare c'era sempre un "no", "non c'è tempo", "questa no perché favorisce questi altri", "questa no perché ci abbiamo litigato il mese scorso". Potevo firmare per 350 mila euro con la Universal, ma li ho ritenuti pochi per dargli in mano la mia vita musicale. Abbiamo avuto la possibilità di uscirne e ne siamo usciti.

Da indipendenti i dischi precedenti sarebbero stati gli stessi?
Sì, ma forse gli ultimi due li avremmo fatti con più tempo, perché la major fissa scadenze, che puoi rimandare fino ad un certo punto. E’ un fatto di professionalità, che però ti imbriglia anche: il concerto va fatto così, fa schifo, piove, la gente accalcata, l'impianto fa cagare, ci hanno truffato, il promoter è un figlio di puttana ma dobbiamo suonare lo stesso. Quindi andavi su e suonavi. Ci siamo liberati da queste cose. Ora possiamo essere impopolari.

Ai tempi della Vox Pop eravate concentrati sull'inglese e non volevate cantare in italiano. Poi avete cambiato idea e vi siete consacrati.
In Italia cantare in italiano è fondamentale se vuoi fare pop e rock. Se fai dance invece ce la puoi fare. Da quando l’abbiamo scelto, per noi l'italiano non se ne è mai andato, anche se abbiamo fatto la versione inglese di “Ballate per Piccole Iene”.

I testi di “Padania” però sono tutt'altro che immediati, difficilmente capisci i soggetti delle canzoni. Sarà per come usi le parole, sarà perché la musica ha spesso il sopravvento.
Tradizionalmente, in Italia, ogni parola deve avere un significato ed un senso compiuto. Non è necessariamente così in poesia, in letteratura e nel rock’n’roll. Anche isolate, le parole hanno una valenza ed un potere sonoro. Non le uso per trasferire un significato testuale, ma come veicolo per alimentare certi tipi di emozione. E’ vero, non ci sono dei soggetti. Ci sono pezzi narrativi, come “Costruire per distruggere”, “La terra promessa si scioglie di colpo” o “Padania”, ma servono solo ad orientare e dare un approssimativo filo conduttore. Il concept è di sensazioni: urgenza, velocità, panico, disorientamento e, soprattutto, confusione. E le comunichiamo musicalmente più che a parole.
In Italia ci siamo disabituati ad avere questo approccio, tipico invece di molte rock band internazionali. “Padania” ha comunque un filo conduttore molto preciso, che spero si rivelerà.

Non vi è mai venuto voglia di incidere questo disco all’estero?
Si, ci è venuta voglia. Negli Stati Uniti però non sono superiori a noi, hanno solo strutture superiori, sia per quanto riguarda gli studi, sia per quanto riguarda i luoghi in cui suonare. Ma non è questo il punto. All’estero è soprattutto l’approccio che fa la differenza. Lo spirito comune è diverso. Qui sono sempre tutti in difesa: spesso i musicisti in Italia si difendono dagli altri musicisti. Sono insicuri, impauriti. Negli Stati Uniti il fenomeno è esattamente l’opposto, i musicisti sono convinti e si aiutano tra di loro. I gruppi sul palco si prestano gli strumenti senza neanche doverlo chiedere. C’è un diffuso atteggiamento di reciprocità.

Non era un po’ ciò che facevate voi band della scena milanese negli anni novanta? O almeno, questo è ciò che sembrava da fuori.
In realtà c’era molta invidia e molta gelosia anche all’epoca, ma tutti spingevamo verso l’alto. Oggi le band tendono ad affossarsi l’un l’altra, negli anni novanta si rivaleggiava con chi era più bravo di te. “Senti che suoni quei bastardi dei Ritmo Tribale, cazzo dobbiamo fare qualcosa di più bello”. C’era tensione, competizione, ma si riconoscevano le qualità altrui, con un approccio onesto.

Ne “La Terra Promessa Si Scioglie Di Colpo” c'è uno Stefano…
Non è Edda. Era il mio migliore amico da adolescente, quello che mi ha fatto conoscere i Joy Division. Diciamo che gli Afterhours sono un po’ anche colpa sua.

Nel pezzo più arrabbiato, “Io so chi sono”, la chiusa è “Terra meravigliosa, brutto Paese". C'è stata o c’è oggi una voglia concreta di andarsene all'estero?
Dipende cosa intendi per voglia concreta. Agli esordi, nel 1985, vi lascio immaginare cos'era questo paese. Noi eravamo veramente dei brutti (...) del cazzo e tutte le sere ci pigliavamo a botte per suonare. Non sto esagerando. Così guardavamo verso altri luoghi. Che non è tanto diverso dallo spirito dei ragazzi che lo fanno adesso, non vogliono stare qui, non vogliono riconoscersi in questa scena, non vogliono riconoscersi negli Afterhours. Noi d’altronde non volevamo riconoscersi nei Litfiba. Poi i Nirvana hanno sfondato, i Litfiba hanno sfondato, erano delle anomalie e molto banalmente i discografici andavano a ricercare i Litfiba 2 e i Nirvana 2. Quindi abbiamo avuto un certo tipo di attenzione e l'abbiamo sfuttata bene, restando qui. Non solo noi, ma anche tutta la nostra generazione, i Marlene Kuntz, gli Almamegretta, i La Crus, i Casino Royale. Questo ha creato una situazione di eccitazione collettiva dalla metà degli anni 90, fino al 2003-2004. Siamo rimasti, per l’illusione che il mondo stesse cambiando: crollava il muro di Berlino, Ceaucescu viene deposto, Arafat e Begin si stringono la mano, le radio mandano i chitarroni con le urla, e tu dicevi “Ma vaffanculo, io non suonavo nemmeno al centro sociale occupato e adesso questi sono su radio deejay”. C'era l'impressione finalmente di far parte di qualcosa, di avere un senso facendo rock’n’roll in Italia, di fare parte almeno del costume. Adesso non abbiamo voglia di andare in America da emigranti, ma da italiani. Certo, la gente poi dice “cosa hanno combinato gli Afterhours quando sono andati in America?”. Cazzo, abbiamo avuto delle recensioni mostruose, da Kerrang a Spin, fino a quei puzzoni di Pop Matters. Abbiamo fatto delle date davanti ad un sacco di gente. Adesso siamo stati invitati ufficialmente all'Atp a settembre ad Asbury Park.

Raccontaci qualcosa in più su questo evento che vi attende.
Greg Dulli è il direttore artistico dell’evento. Ha organizzato una serata di sabato sera con Flaming Lips, Mark Lanegan, Dirty Three, John Parish, Josh Klinghoffer. Sono tutti entusiasti di “Padania” e vogliono farci suonare, perchè non dovremmo andare? Per noi è una grande soddisfazione, perché ci sarà tanta gente e questo mi emoziona. A me anche ragazzina urlante che viene al nostro concerto fa ancora venire i brividi.

Andare all’estero a rappresentare il rock italiano è una responsabilità. Anche in Italia però avete provate a fare operazioni per spingere la musica del nostro Paese. Parliamo dell'operazione "Il paese é reale". Guardandola a distanza di anni, secondo voi ha raggiunto gli obiettivi che vi eravate prefissati?
"Il paese é reale" nasce dal "Tora! Tora!", o meglio dallo sviluppo che quella manifestazione non è riuscita ad avere, perché alla fine é stata per molti versi l'autocelebrazione del nostro ambiente. Abbiamo fatto alcune date incredibili. A Fossacesia eravamo in 40.000, ma il giorno dopo non lo sapeva nessuno perché i giornali e le televisioni non c'erano. Dopo quell'esperienza, abbiamo imparato la lezione e con "Il paese è reale" siamo andati decisi a puntare i media; per cui, oltre alla vetrina di Sanremo, quando abbiamo fatto il concerto in Piazza Duca d'Aosta a Milano c'erano tutti i media importanti, da Repubblica al Corriere della Sera passando per i telegiornali. All'epoca i Marlene Kuntz dissero che gli Afterhours erano andati a Sanremo per convenienza. Confermo: ci conveniva! Molte cose le facciamo perché da una parte ci credi e dall'altra ti conviene. E se le fai in un certo modo, conviene a tutti. Questo è lo spirito che si respira in America e che sarebbe bello respirare anche da noi...
Con "Il paese è reale" non avevamo più paura di sporcarci le mani, avendo ben chiari gli obiettivi da raggiungere, soprattutto per evitare di autocelebrarci una seconda volta. Purtroppo - e adesso lo posso dire - la compilation non è stata un granché musicalmente...

Perché non é un granché?
Ci sono dei pezzi buoni e altri molto meno. Ma il punto é che quella compilation, rispetto al "Tora! Tora!" ha anche tirato fuori delle situazioni poco gradevoli. Qualcuno ha partecipato con la puzza sotto al naso, qualcun altro solo per convenienza, anche se poi l'operazione gli faceva schifo. Da qui ho dedotto che per pensare ad un nuovo "Tora! Tora!" ci vuole un cambio di marcia...

Ovvero? Hai voglia di fare un “Tora! Tora!” bis?
Certo che ne ho voglia, anzi questo sarebbe un momento perfetto. Penso però che non ci sia la mentalità giusta fra le band per attuarlo. E’ tornata la mentalità pre-anni '90 dove i gruppi erano gelosi delle loro cose, molto paurosi di sporcarsi le mani contaminandosi al di fuori del genere di appartenenza e, soprattutto, molto diffidenti. Fare un festival non è un problema: lo organizzi, paghi gli artisti ed è pronto. Il "Tora! Tora!" ha un altro spirito, che prevede il coinvolgimento emotivo di chi partecipa...

Non credi però che si tratti di un discorso generazionale? Quel "Tora! Tora!" era l'apice di una generazione di musicisti, nel frattempo sono emerse tante altre band con spirito diverso...
Sì, é vero anche questo... e probabilmente è un altro fallimento del "Tora! Tora!". Ci eravamo illusi di poter passare il testimone. Purtroppo nell'ultima edizione, ho notato gruppi che partecipavano con aria snob e diffidente, guardandomi come se fossi Satana. La generazione successiva alla nostra non ha ancora superato la fase in cui potersi sentire sicura di affrontare esperienze che non siano limitate alla sola vita della band. Non abbiamo trasferito lo spirito, non abbiamo trasmesso la nostra idea alla generazione successiva.
Eppure a me piacerebbe tantissimo che oggi ci fosse più di un gruppo che, artisticamente parlando, ci uccida, ci butti giù dalla torre per meriti propri e non perché gli Afterhours fanno un disco di merda.

Anche perché voi siete tra i pochi sopravvissuti della vostra generazione, nel senso di qualcuno che sia riuscito a costruire qualcosa di duraturo per numeri e popolarità...
Sì, ma siamo un'anomalia. La nostra fortuna è che siamo diventati, inevitabilmente, un "gruppo-azienda". Stavamo marcendo anche noi e se non ci fossero stati i cambi di formazione o cose tipo le esperienze in America, non so come sarebbe andata a finire...

Non ti viene più la voglia di trasmettere quello spirito tornando a produrre qualcuno?
No, mi è passata completamente la voglia. Quando produci è uno stress incredibile: lavori con persone che hanno la percezione che tu sei lì per distruggere il loro lavoro. Uno dei pochi dischi che mi sono divertito a produrre è “Solo un grande sasso” dei Verdena. C’era lo spirito giusto: scherzavamo, ridevamo, facevamo i coglioni. Il disco che invece adoro da produttore è "Club privé", ovviamente l'album più criticato in assoluto dei Massimo Volume, per il quale molti dei loro fan mi odiano in maniera viscerale, convinti che io abbia influenzato la band (compreso Mimì che canta), mentre ho lavorato esclusivamente sui suoni. La gente però non lo sa e nascono leggende che a me provocano malessere... e se il malessere dev'essere superiore alla soddisfazione, ne faccio volentieri a meno. Ho prodotto 15 dischi, oltre a quelli degli Afterhours. Basta così.

In effetti, l’odio per te e per gli Afterhours, dagli anni ‘90 ad oggi non è mai mancato.
No, anzi, é aumentato esponenzialmente, soprattutto al tempo di Internet. Potrò sembrare un dinosauro, ma all'epoca c'era un rapporto "animalesco": dovevi dirlo in faccia "il tuo disco mi fa cagare", rischiando di beccarti una testata. C'era un filtro naturale, magari anche grezzo. Oggi non più, è tutto tentacolare, diffuso. All’epoca dovevi andare ai concerti, perché sui giornali al massimo ti pubblicavano una lettera. L'avvento di Internet ha aperto un mondo: da una parte meraviglioso, dall'altra senza filtro. Sintesi e velocità sono aumentate, senza autocontrollo, portando non di rado ad un uso deviato. Ad esempio noto una differenza di fondo tra chi scrive sul web e le persone che scrivono sui giornali da tanti anni: l'avere una visione di un progetto, di una scena. Quella capacità di creare qualcosa, che poi è il marketing inglese, con cui è stata fatta la storia del rock, a volte a ragione a volte no, però sempre con questa grandissima creatività. La generazione che scrive su Rumore o sul Mucchio ha una professionalità superiore a quella che si trova mediamente sul web. Su Internet continuo a vedere tantissime potenzialità di comunicazione sprecate in polemica spiccia, che è al tempo stesso la libertà ma anche il fango della Rete. Ci si perde in discussioni infinite intorno ai dettagli, che diventano la materia prima di Internet. Non nascondo che su Internet si sta migliorando, la gente si sta stancando di usarlo come latrina ed il luogo virtuale sta diventando un po’ più sacro. Non dobbiamo gettare questa occasione.

Hai addirittura affermato: "Internet è come l'eroina"...
Sono abbastanza convinto di ciò. Secondo me Internet ha aperto una situazione, potenzialmente vera ma nei fatti falsa, in cui si percepisce una sensazione di democrazia, di raggiungibilità delle persone e di spazio espressivo illimitato. La troppa informazione alla fine é poca informazione ed Internet tende a tenere le persone a casa, rendendole innocue...

Oggi però internet è sempre più fruito in mobilità, in spazi aperti…
Attenzione, non intendo dire che il mezzo é una merda. E’ ovviamente una rivoluzione. Esagerando: anche l'eroina può essere molto buona. Negli anni '70 è arrivata a fiumi in Italia, in piena protesta politica, e siccome l'aspetto ludico non esisteva - ho letto un'intervista di Finardi in cui dice la stessa cosa - l'eroina sembrava arrivata per liberarci. L'atto rivoluzionario, che doveva essere contro il sistema, alla fine era stato escogitato dal sistema stesso, rendendo innocui i protagonisti di allora. E con internet mi sembra stia succedendo una cosa identica: mezzo rivoluzionario, che ottiene il contro-effetto di persone chiuse in casa a vomitare odio sul divano. Le situazioni che oggi hanno provocato cambiamenti – ad esempio le amministrative del 2011 qui a Milano - le ho viste accadere in piazza. Certo, la piazza si è radunata perché è stato fatto un lavoro in Rete, ma le elezioni le abbiamo vinte - ci mettiamo anche noi perché abbiamo sostenuto Pisapia - perché la gente è scesa in piazza. Ciò è valso più di qualsiasi "Mi piace". E’ la stessa cosa che sta succedendo con i teatri occupati, dal Teatro Valle di Roma al Teatro Coppola di Catania fino ad arrivare alla Torre Galfa qui a Milano, tutte situazioni che hanno il nostro pieno appoggio. Si tratta di piccole realtà di persone che intervengono fisicamente, prendendo posizione oltre a ciò che succede in Rete... e questo ha una potenza enorme! Non dico di tornare al passaparola, ma le persone spesso non sono all'altezza della democrazia che rivendicano, e Internet è l'esempio lampante del fatto che la democrazia è una cosa molto difficile da gestire.

La critica ad Internet non ha nulla a che vedere con la classica posizione da musicista che combatte il mezzo digitale per interessi economici-discografici.
Figuriamoci. Noi consideriamo il disco una parte importante, qualcosa che resta ed in cui mettiamo l'anima, ma siamo consapevoli che non ha più il valore di 10 anni fa. Noi vogliamo diventare un progetto in senso ampio. In questo, i Flaming Lips sono un modello da seguire. Quando siamo stati a Oklaoma City, cazzo siamo rimasti impressionati dalla loro sede: un hangar del cazzo che hanno dipinto di rosa, ci hanno messo quattro murales e trasformato in luogo di aggregazione artistica. Esposizioni, mostre, concerti, stanze psichedeliche. Tutti i ragazzi di Oklahoma City che si ritrovano il sabato sera. Quel posto è un viaggio senza micropunte. Un'anomalia costruita da un gruppo rock che va in giro per il mondo a portare un’idea di performance a tutto tondo. Wayne Coyne in questo momento potrebbe essere in un teatro a recitare, o magari sta dipingendo un murales da qualche parte, fregandosene di finire sui giornali. E' questo che noi vorremmo fare.

Intendi dire che avete in mente un progetto concreto in tal senso?
Si, mi piacerebbe molto. E’ l'unico modo in cui posso pensare gli Afterhours in futuro. Come band possiamo cambiare le virgole, pubblicare bei dischi, ma forse avrebbe più senso dividerci, fare altro. Adesso il nostro obiettivo è diventare un progetto, fare informazione e cultura a modo nostro, tornare ad essere preistorici, portando in giro fisicamente cose nuove.

Un progetto da fare a Milano?
Non lo so. Certo è che Milano sta andando a puttane. Purtroppo il punto di vista estetico prende il sopravvento, non ce la possiamo fare in questa città.

L’estetica, l’apparenza. Oggi viviamo in un modo in cui la Musica è sempre più dominata da questi valori e dalla loro imitazione. Nel paese dei Talent Show, la definizione "rock band italiana", nel senso più puro e primordiale, è ancora un ossimoro?
Se rispondo a questa domanda mi danno dell'arrogante, presuntuoso e testa di cazzo. Andate a leggere i commenti su Youtube sotto le nostre canzoni dal vivo, sono molto simili a quelli che si fanno nei talent. Il nostro pubblico si è inconsciamente uniformato a quel metro di giudizio: “qui stona”, “qua fa fatica”, “in questo passaggio non sono compatti”, ma chi cazzo se ne frega. E’ deprimente. Anche i siti di riferimento parlano di Manuel Agnelli che si tinge i capelli, di quest’altro che va con quella, ma veramente è questo ciò di cui volete parlare? E’ pazzesco. Mi chiedete se ci sarà un'altra rock band? Si, ci sarà una rock band, ma diversa da ciò che è stato il rock fino ad oggi. Esisterà una rock band per le persone che la intendono tale. Alla fine è tutto relativo, quando io ero ragazzo mi sembrava che certe cose fossero eccezionali, rivoluzionarie e potenti, altre invece no. Ora sono cresciuto e ho un'opinione molto diversa di tante cose. Bowie mi sembrava un fro cetto leccato nel 1978, oggi un artista fondamentale. Quando un ascoltatore mi dice “fa cagare il tuo disco” io non posso criticarlo, mi ha detto la verità. Ma quando si entra in commenti tipo: quell'assolo però, quel passaggio vocale... cazzo. Oggi l'effetto dei Talent Show è di gente che canta e suona da dio, che può imitare perfettamente chiunque. Le cover che ho cantato al Primo Maggio magari erano una merda, ma i commenti erano: hai una voce troppo diversa da Thom Yorke, lui non la canta così, hai fatto errori. Una nostra fortuna fin dagli esordi è stata che noi non sapevamo suonare. Io suonavo il pianoforte decentemente, ma ho deciso di suonare male la chitarra perché venivo dal post punk e non volevo un'imposizione didattica sullo strumento. Poi sono rimasto sempre una merda alla chitarra, ma ho sempre suonato come volevo. Tutte le volte che abbiamo provato a imitare i nostri riferimenti non ci siamo riusciti. E questa è una figata. Perché è venuta fuori la nostra pastrocchiata, la nostra personalità. E dura da venticinque anni.

http://www.rockit.it/intervista/18536/afterhours-la-padania-non-e-per-sempre
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Re: AFTERHOURS

Messaggio Da Ospite il Mar 22 Mag 2012, 17:22

Padania all'Infedele su La7 + breve intervista a Manuel



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Re: AFTERHOURS

Messaggio Da Ospite il Lun 22 Ott 2012, 00:28

Gli Afterhours per l'Angelo Mai… di nuovo occupato

Stasera concerto 'a sorpresa' di Agnelli & Co. nello spazio riappropriato dopo lo stop delle settimane scorse. Ma è già sold-out

21 ottobre 2012

Doveva chiudere di nuovo, invece l'Angelo Mai è di nuovo occupato: la denominazione con la quale lo conoscono da sempre i romani e non solo, che ricordano la storia iniziale dell'ex centro sociale sfrattato dal Rione Monti e poi atterrato in un capannone di viale delle Terme di Caracalla. Da dove la sua avventura sembrava essere arrivata a una nuova fine nelle passate settimane, complici i sigilli al bar che garantiva al centro poli-culturale l'esistenza in vita e la possibilità economica per organizzare in tre anni di "vita con vista Terme" quasi duecento concerti, decine di mostre, laboratori artistici e spettacoli teatrali.

A sostenere la via dell'occupazione, sulla falsariga del cugino Teatro Valle, sono molti artisti frequentatori costanti dello spazio dell'Angelo Mai: fra i tanti Roberto Angelini (ieri protagonista di un concerto di "battesimo") e gli Afterhours, padrini di analoghe iniziative in altri spazi salvati dalla chiusura in Italia: dopo essere apparsi allo stesso Valle, ma anche al Teatro Coppola di Catania o a Macao a Milano, la band di Manuel Agnelli stasera suonerà all'Angelo Mai Ri-occupato, anche se da Facebook fanno presente che per l'evento è sold-out. Però noi di RS ci saremo… E vi terremo informati.

Da Agnelli & Co. nel frattempo arriva un messaggio di difesa delle istanze degli occupanti che fa riflettere: "In un momento storico così delicato per la cultura e per gli spazi adibiti ad essa abbiamo scelto un luogo a cui siamo indubbiamente legati da anni, ma la cui vicenda attuale è soprattutto sintomatica della poca attenzione e rispetto delle istituzioni per realtà come questa. L’Angelo Mai è uno dei molti esempi di spazi autogestiti che da anni cercano con enormi difficoltà di proporre cultura e crearne in proprio. Perderlo significherebbe causare un ulteriore impoverimento per la città di Roma, per i suoi cittadini e per tutto il territorio. Questi luoghi diventano negli anni, quando gli viene concessa la possibilità, delle piccole grandi istituzioni autonome attorno e dentro alle quali molte persone (pubblico, addetti ai lavori, artisti) crescono, si esprimono, si divertono e lavorano. La maggior parte di questi luoghi sono aperti a tutti, per questo la cultura che vi si crea è la più libera e la più vicina all’espressione e all’urgenza comunicativa della gente.

Piccoli grandi punti di riferimento. Da salvaguardare."


http://www.rollingstonemagazine.it/musica/notizie/gli-afterhours-per-langelo-mai-di-nuovo-occupato/59180

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Re: AFTERHOURS

Messaggio Da Dismiss il Lun 05 Ago 2013, 14:27

cercavo questo topic nella sezione e sono ben contenta di riportarlo su!

Gli After sono da sempre tra i miei gruppi preferiti.
Mi sono rimessa oggi a riascoltare random "Hai paura del buio?", e mi sembra un album ad ogni approccio sempre migliore. Davvero un capolavoro assoluto!

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Re: AFTERHOURS

Messaggio Da Delilah il Sab 01 Mar 2014, 02:10

"Hai paura del buio?" - Il cast completo, il vinile, le presentazioni in FNAC/Feltrinelli, il tour

Esce l’11 marzo, per Universal Music Italia, l’edizione speciale di "Hai Paura del Buio?", album storico degli AFTERHOURS, Pubblicato nel 1997, e definito dalla critica musicale come miglior disco della musica indipendente italiana degli ultimi vent’anni. Il brano “Voglio una pelle splendida” interpretato insieme a Samuel Romano anticipa il disco nelle radio.

Il progetto vede coinvolti diversi artisti di spicco della musica italiana ed internazionale che hanno collaborato con gli Afterhours:
Hai paura del buio? feat. Damo Suzuki;
1.9.9.6. feat. Edoardo Bennato;
Male di miele feat. The Afghan Whigs;
Rapace feat. Negramaro;
Elymania feat. Luminal;
Pelle feat. Mark Lanegan;
Dea feat. @Il Il Teatro degli Orrori;
Senza finestra feat. Joan as Policewoman;
Simbiosi feat. Der Maurer + LE LUCI DELLA CENTRALE ELETTRICA;
Voglio una pelle splendida feat. Samuel Romano;
Terrorswing feat. John Parish;
Lasciami leccare l’adrenalina feat. EUGENIO FINARDI official fan page;
Punto G feat. Bachi da Pietra;
Veleno feat. Nic Cester;
Come vorrei feat. Piers Faccini;
Questo pazzo pazzo mondo di tasse feat. Fuzz Orchestra + Vincenzo Vasi;
Musicista contabile feat. Marta sui tubi;
Sui giovani d’oggi ci scatarro su feat. "I Ministri";
Mi trovo nuovo feat Rachele Bastreghi;
Televisione (2014) feat. Cristina Donà + The Friendly Ghost of Robert Wyatt;
special track: Male di miele feat. Piero Pelù.

E’ prevista l’uscita in tre formati:
- il DOPPIO CD, in vendita ad un prezzo speciale, contiene, oltre al nuovo CD (Reloaded), anche la versione rimasterizzata dell’album originale (Remastered).
- l’ALBUM DIGITALE contiene, solo in esclusiva per iTunes, il brano Voglio una pelle splendida feat. Daniele Silvestri. L’album in digitale è disponibile in preorder su iTunes da oggi, 28 febbraio (http://bit.ly/1dHXToZ). Chiunque ordini l’album in anticipo, potrà scaricare Immediatamente il pezzo Voglio una pelle splendida feat. Samuel Romano e dopo una settimana la versione interpretata da Daniele Silvestri.
- Box edizione deluxe in tiratura numerata e limitata (1000 copie), contenente DUE DOPPI VINILI da 180 gr. (versione Remastered + versione Reloaded) più il doppio CD. In uscita a fine marzo.

Gli Afterhours presenteranno l’edizione speciale dell’album “Hai paura del buio?” ’il giorno dell’uscita, 11 marzo, presso la Fnac di Milano e a seguire presso le sedi Fnac e Feltrinelli delle maggiori città italiane: 12 marzo Fnac Napoli, 13 marzo Fnac Verona, 27 marzo Feltrinelli Roma (Via Appia Nuova), 30 marzo Feltrinelli Bari, 31 Marzo Feltrinelli Lecce.

La band sarà in tour dal 7 marzo, riproponendo nella sua interezza “Hai paura del buio?” in una serie di date che toccheranno tutta la penisola:
07.03 NONATOLA, VOX (data zero)
14.03 MANTOVA, Palabam
15.03 RIMINI, Velvet
18.03 TORINO, Teatro Della Concordia
21.03 BOLOGNA, Estragon
22.03 S.BIAGIO CALLALTA (TV), Supersonic Arena
24.03 MILANO, Alcatraz
25.03 MILANO, Alcatraz
26.03 FIRENZE, Obihall
28.03 ROMA, Orion
29.03 BARI, Demodè


 impaziente  impaziente  impaziente
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Re: AFTERHOURS

Messaggio Da Dismiss il Dom 02 Mar 2014, 04:03

Delilah ha scritto:
Il progetto vede coinvolti diversi artisti di spicco della musica italiana ed internazionale che hanno collaborato con gli Afterhours:
Hai paura del buio? feat. Damo Suzuki;
1.9.9.6. feat. Edoardo Bennato;
Male di miele feat. The Afghan Whigs;
Rapace feat. Negramaro;
Elymania feat. Luminal;
Pelle feat. Mark Lanegan;
Dea feat. @Il Il Teatro degli Orrori;
Senza finestra feat. Joan as Policewoman;
Simbiosi feat. Der Maurer + LE LUCI DELLA CENTRALE ELETTRICA;
Voglio una pelle splendida feat. Samuel Romano;
Terrorswing feat. John Parish;
Lasciami leccare l’adrenalina feat. EUGENIO FINARDI official fan page;
Punto G feat. Bachi da Pietra;
Veleno feat. Nic Cester;
Come vorrei feat. Piers Faccini;
Questo pazzo pazzo mondo di tasse feat. Fuzz Orchestra + Vincenzo Vasi;
Musicista contabile feat. Marta sui tubi;
Sui giovani d’oggi ci scatarro su feat. "I Ministri";
Mi trovo nuovo feat Rachele Bastreghi;
Televisione (2014) feat. Cristina Donà + The Friendly Ghost of Robert Wyatt;
special track: Male di miele feat. Piero Pelù.


purtroppo non conosco metà degli artisti coinvolti fatica ma questi che ho messo in neretto mi incuriosiscono parecchio impaziente
ho voglia di un loro nuovo live impaziente
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Re: AFTERHOURS

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