PJ Harvey

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PJ Harvey

Messaggio Da Ospite il Lun 28 Mar 2011, 17:06

Polly Jean Harvey è uno dei miei amori love (qualcuno lo avrà capito scusa )
l'ho scoperta ai tempi di To Bring You My Love, poi persa e ritrovata ultimamente cuoricino

per la biografia metto il link di Wikipedia

http://it.wikipedia.org/wiki/PJ_Harvey


Proprio pensando al mio primo incontro con lei posto la canzone che allora più mi piaceva occhioni



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Re: PJ Harvey

Messaggio Da Ospite il Lun 28 Mar 2011, 17:32

Saltando all'oggi metto subito il link di un live recente, di febbraio, à la Maroquinerie de Paris, dove presentava il nuovo lavoro Let England Shake love . Purtroppo sono stati tolti dal tubo tutti i video della serata :uhm: (ho appena visto un sito che riportava tutto il concerto pianto ).
Ci sono comunque 00:24:27 minuti con sei canzoni da ascoltare sereno


http://liveweb.arte.tv/fr/video/PJ_Harvey_a_la_Maroquinerie/

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Re: PJ Harvey

Messaggio Da Ospite il Lun 28 Mar 2011, 18:09

A proposito del suo ultimo lavoro qui c'è una bella recensione sereno

questa è The Last Living Rose, sempre da Let England Shake




Ultima modifica di maledimiele il Mar 29 Mar 2011, 01:04, modificato 1 volta

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Re: PJ Harvey

Messaggio Da Ospite il Lun 28 Mar 2011, 18:33




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Re: PJ Harvey

Messaggio Da Alux il Lun 28 Mar 2011, 19:26

Io non la conosco bene, ho ascoltato qualcosa ma non ho mai approfondito. Da che album mi consigli di partire? sereno
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Re: PJ Harvey

Messaggio Da Ospite il Lun 28 Mar 2011, 20:35

sai Alux, potresti partire da The Peel Sessions 1991-2004 pubblicato nel 2006 sisi .
Si tratta di (riporto da Wikipedia) 12 brani registrati tra il 1991 e il 2004 durante varie partecipazioni di PJ Harvey alle famose Peel Session, i momenti musicali inseriti all'interno del programma radiofonico della BBC radio del Dj John Peel (leggendario presentatore britannico scomparso nel 2004).

Non tutte le canzoni presenti nel disco sono stati singoli o successi della cantautrice. Alcune sono infatti B-side dei primi anni novanta o primissime versioni di canzoni registrate in studio successivamente. Alcune pezzi sono interpretati in versione acoustic, mentre altre in versione "elettrica".


A me piace da matti sorriso e poi, trovandovi canzoni dal 1991 al 2004 rappresenta un bell'excursus della sua carriera sisi

un piccolo assaggio, purtroppo sul tubo di questo album si trova poco :uhm:







e una cover che ho già postato nel topic dedicato sorriso


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Re: PJ Harvey

Messaggio Da Ospite il Lun 28 Mar 2011, 21:21

Sto procedendo senza ordine scusa spero che chi non la conosce riesca a capirci qualcosa sorriso, io avanzo per suggestioni e inoltre, mi mancano alcuni suoi album ( pianto riuscirò a mettere le mani su tutti boss ), perciò chiedo venia per qualche inevitabile lacuna timido ....magari qualcuna di voi può venirmi in soccorso sorriso .

Parlavo di 'suggestioni', eccone una che mi ha rapita occhioni.....cosa non riesce a fare solo con la chitarra e la sua voce love. La canzone è del 1993 dall'album omonimo Rid of Me e questa performance è del 2001 in occasione del Big Day Out Festival a Sidney



aria oddio

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Re: PJ Harvey

Messaggio Da Alux il Lun 28 Mar 2011, 21:26

maledimiele ha scritto:sai Alux, potresti partire da The Peel Sessions 1991-2004 pubblicato nel 2006 sisi
Grazie rosa La prima volta che vado a Catania vedo di prenderlo sereno Nel frattempo ho ascoltato l'ultimo album per intero, molto molto bello volo
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Re: PJ Harvey

Messaggio Da Ospite il Lun 28 Mar 2011, 21:43

Dall'album To Bring You My Love del 1995 la canzone omonima



Meet Ze Monsta



Working For The Man



C'mon Billy l'ho messa all'inizio, quindi passo a Teclo


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Re: PJ Harvey

Messaggio Da Ospite il Lun 28 Mar 2011, 21:50

alux ha scritto:
maledimiele ha scritto:sai Alux, potresti partire da The Peel Sessions 1991-2004 pubblicato nel 2006 sisi
Grazie rosa La prima volta che vado a Catania vedo di prenderlo sereno Nel frattempo ho ascoltato l'ultimo album per intero, molto molto bello volo
vero? love piace tanto anche a me dance

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Re: PJ Harvey

Messaggio Da Ospite il Mar 29 Mar 2011, 00:51

Dall'album Is This Desire? del 1998



cuoricino

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Re: PJ Harvey

Messaggio Da Delilah il Mar 29 Mar 2011, 01:55

La mia scoperta di PJ Harvey risale a circa 2 anni fa quando gli Afterhors in un'intervista di Casta&Assa hanno parlato in termini a dir poco entusiastici di un concerto di Pj e John Parish.

@Maledimiele. Ancora non la conosco bene ed è bello conoscerla così, non procedendo in ordine cronologico, ma attraverso le tue 'suggestioni'

Qui è con John Parish a Parigi

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Re: PJ Harvey

Messaggio Da Delilah il Mar 29 Mar 2011, 02:08




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Re: PJ Harvey

Messaggio Da Ospite il Mar 29 Mar 2011, 10:13

@ Delilah
prima di ogni altra cosa :stupore :stupore :stupore non conoscevo la performance che hai postato di Satisfaction insieme a Bjork :stupore .....perché mi ricorda qualcuno? burka scusa

( tiprego tiprego tiprego fa che si sia ispirato a queste due signore!) sorriso


a proposito di duetti, eccone uno con Nick Cave & The Bad Seeds amò


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Re: PJ Harvey

Messaggio Da Ospite il Mar 29 Mar 2011, 12:55

riprendo con To Bring You My Love del 1995, l'album della scoperta, per me amò




di Down By The Water ricordo che guardavo il video sulla scomparsa e, mai troppo rimpianta Video Music pianto, ricordo anche una classifica presentata da Paola Maugeri insieme a un Vj con una cresta punk di tutto rispetto risata....purtroppo non ricordo il suo nome scusa, ma ho ancora in mente il movimento ondulatorio dei suoi fianchi mentre presentava proprio questo video di Polly risata ( voleva farle il verso risata )



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Re: PJ Harvey

Messaggio Da Ospite il Mar 29 Mar 2011, 13:03

le ultime da To Bring You My Love







cuoricino

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Re: PJ Harvey

Messaggio Da Alux il Mar 29 Mar 2011, 18:16

Che bella la versione di Bjork e Pj di Satisfaction. Penso che la ascolterò a ripetizione fino a stasera :stupore :stupore :stupore

Grazie maledimiele per il topic bacio mi hai stimolata ad approfondire e mi sono innamorata love
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Re: PJ Harvey

Messaggio Da Ospite il Mar 29 Mar 2011, 21:29

@ Alux
sono contenta che tu ti stia innamorando sisi , contenta di avere una piccola parte in questo amore nascente rosa


dall'album Is This Desire 1998


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Re: PJ Harvey

Messaggio Da Ospite il Mar 29 Mar 2011, 22:10

La canzone che posto ora è una cover particolare, le liriche appartengono a Kurt Weil e Bertolt Brecht. PJ l'ha cantata nel 1996 in occasione del film del regista Larry Weinstein - September Songs:The Music of Kurt Weil.
Metto l'articolo che ho trovato in spoiler, lì ci sono notizie più precise su questo progetto che ha coinvolto anche Nick Cave, Elvis Costello, Lou Reed sisi

Spoiler:
http://www.sentireascoltare.com/recensione/7363/september-songs:-the-music-of-kurt-weill-larry-wei.html

September Songs: The Music of Kurt Weill
Larry Weinstein (Canada - Germania, 1996)

Non per colpa sua, s’intende, ma forse Robbie Williams non sapeva chi aveva composto il brano che lui cantava in quella serie di concerti tenuti alla Royal Albert Hall di Londra, nel lontano 2001. Lui era lì per il suo Swing When You’re Winning (EMI, 2001) e lo faceva gran bene, in quei tempi. Tra tutti i miti da lui citati, tra tutti gli omaggi da lui tributati non poteva mancL.A. Is My Ladyare quello a Frank Sinatra e alla “sua” Mack The Knife (L.A. Is My Lady, Qwest-Warner Bros,1984). Successo strabiliante, applausi e gigionerie tipiche.

Quella canzone l’hanno cantata in molti tra Stati Uniti ed Europa prima di The Voice e di Robbie: Louis Armstrong, Ella Fitzgerald, The Doors (!) e molti altri ancora. Tanto è diffusa da essere divenuta quasi uno standard, un topos musicale condiviso e tramandato tra le generazioni di autori ed esecutori. Ma come capita in questi casi di eredità artistica si fa importante risalire, recuperare la versione primigenia, lo start up del mito.

C’è un regista di documentari musicali sconosciuto ai più e, al massimo, per i più avvezzi, con un cognome altisonante dal rimando hollywoodiano. Larry Weinstein non è legato alla mafia ebraico-tarantiniana della Miramax Films, né alla Weinstein Company. E’ un regista canadese simpatico e dal tratto delicato, sulla cinquantina e con il capello brizzolato. Lavora dagli anni ’80 sul metodo con cui narrare la musica al cinema, cercando di far incontrare due discipline da sempre in contatto ma solo monodirezionalmente: musica come colonna sonora o cinema come videoclip. Inutile dire che c’è un mondo molto più vasto da esplorare, tutto disteso ai confini tra le due arti. Weinstein questo lo sa, lo ripete sempre nei suoi film, che trattino di Maurice Ravel (Ravel, 1988 e Ravel’s Brain, 2000), di W.A. Mozart (Mozartballs, 2006), di Manuel De Falla (When The Fire Burns: The Life And Music of Manuel De Falla, 1993) o di Dmitri Shostakovich (The War Simphonies: Shostakovich Against Stalin, 1997). Weinstein sa, ovviamente, anche chi sta all’origine della ballata di Mack, di quello standard postmoderno tanto condiviso e canticchiato che Robbie Williams scimmiottava sorridente a Londra, nel 2001.

Nel 1996 Weinstein gira September Songs: The Music of Kurt Weill, uno straordinario film musicale a episodi, nei quali tutto il fiore della produzione dell’autore tedesco (1900-1950) è riarrangiato da Hal Willner e cantato da artisti di fama mondiale e dal carisma abbastanza forte da caricarsi sulle spalle il décor della Berlino sporca e vitale del primo dopoguerra e della New York frenetica e ambiziosa della Seconda Guerra mondiale. Gli interpreti d’eccezione sono, tra gli altri, Nick Cave, Elvis Costello, PJ Harvey, Lou Reed, per menzionare gli interventi più folgoranti e memorabili. Alla base di questo film c’è un album di più di dieci anni prima, Lost in the Stars - The Music of Kurt Weill (V.A., A&M Records, 1985) per opera di Willner e tanto corteggiato da Weinstein ma senza i risultati sperati. Dice il regista, infatti, con soffusa piaggeria, che il progetto fu offerto a Federico Fellinie a Orson Welles ma che entrambi non riuscirono a dedicarcisi prima di morire. Rimasto l’unico in gara, dieci anni dopo, quasi protagonista della più banale metafora zen sull’attesa ripagata, Weinstein ebbe il suo film.

Tutto succede in un capannone industriale dismesso della periferia di Toronto. L’inverno è quello del 1996 che, dice il regista, è stato storicamente tra i più freddi nella città canadese. La produzione, non a basso costo ma neppure colossale, un milione e trecentomila dollari il budget, richiede di lavorare sfruttando il buio della notte, isolando dalla metropoli l’enorme warehouse e costringendo troupe e musicisti a logoranti prestazioni ai limiti dei quaranta gradi sotto zero.

L’intento del regista è evidente sin dall’inizio. In quegli anni, dice, l’estetica del videoclip si andava affermando e, presto, cristallizzando nell’immaginario televisivo occidentale ed è proprio da questo che Weinstein vuole divergere, quanto vuole sfuggire, prendendosi tutto il tempo necessario, utilizzando soluzioni sceniche e narrative distanti dalla televisione e dal gusto pop annesso. Carrelli, gru e pianisequenza sono scelti come distinzione, opposizione a una riduzione non voluta né concessa all’usum delphini, alla diffusione spicciola e frivola dell’opera del compositore tedesco, dell’interpretazione degli esecutori scelti e del mezzo cinematografico che viene qui elevato e adoperato con maestria. La scelta narrativa di Weinstein è quella del “tutto in una notte”, del racconto concentrato in un’unità temporale ridotta e, per di più, notturna. Il collegamento con il sogno è evidente, la soglia liminare dell’incubo è, in alcuni tratti, manifesta. Lo spettatore è preso per mano nel suo vagare e portato di canzone in canzone attraverso l’opera dell’autore tedesco e confermato dai dati storici, forniti attraverso geniali citazioni, che dicono che tutto è realmente accaduto.

La macchina da presa racconta lo spazio antistante al magazzino, poi quello interno, quando una melodia arcinota che sin dall’inizio, dalla ripresa della notte industriale di Toronto, era stata offerta allo spettatore è amplificata e riprodotta ad alto volume. D’un tratto il vagare incontra una figura umana sola, danzante nell’enorme spazio vuoto e buio. Alla luce di un bidone nel quale è acceso un fuoco, Nick Cave ci invita, luciferino come mai, a seguirlo nell’ascolto della storia di Mackie Messer, Mack The Knife (Die Moritat von Mackie Messer, Weill-Brecht, 1928). Il geniale australiano pare uscito dal migliore David Lynch e danza leggero con la sua mise scura e la sua sigaretta tra le dita davanti alla macchina da presa che lo segue senza fermarsi, in un pianosequenza preciso e meraviglioso che rapisce lo sguardo dello spettatore. A catturare il suo udito ci pensa la storia tratta da L’opera da tre soldi (Die Dreigroschenoper, Bertolt Brecht, 1928) e la voce di Cave che sarebbe, di questo dramma, un ottimo interprete. Coltelli, rasoi, ingiustizie e furberie fainesche, donne facili e alcool, corruzione e sadismo, questo canta l’anfitrione che guarda in macchina e sembra chiedere: “Vuoi venire con me?” allo spettatore spaventato e, allo stesso tempo, attratto da questa vicenda.

Sparisce il cantante e, da quello che pare il fondo del magazzino, giunge un ritratto enorme di Kurt Weill. Il dubbio è lecito perché malgrado sia iniziata da pochi minuti la visione si fa manifesta la natura labirintica dello spazio, lo smarrimento che allo spettatore sarà comminato. Una voce over racconta la biografia dell’autore e poi prelievi cinematografici e interazioni tra i livelli del vedere, sono messi in scena. Citazioni critiche, ricostruzioni storiche sono compiute nei più svariati modi e contestualizzano il vivere e l’agire del protagonista contumace del film. L’odore delle strade della Berlino post Weimar, l’ascesa del nazismo e la seconda guerra mondiale così come gli anni d’oro del sodalizio con Brecht, la messa al bando e l’esilio a New York sono i tratti storici maggiori e personali, di Weill, che Weinstein racconta, sul limine con l’incubo del quale si diceva.

Un giro, un capogiro meglio, tra gli spazi tutti uguali ed ecco spuntare seminuda P.J. Harvey, su un palcoscenico deserto. Canta la devastante Ballad of The Soldier’s Wife (Und was Bekam des Soldaten Weib? Weill-Brecht, 1943) - questa cantata persino dai Coldplay! – e diventa lei stessa la vedova protagonista della canzone, senza una provenienza, senza una lingua e una storia proprie perché, da Oslo a Mosca, da Praga a Parigi, tutte le vedove di guerra sono uguali, tutte le giovani donne si trovano sole senza una spiegazione, con due abiti nell’armadio: quello bianco, da sposa e quello nero del lutto che mal si addice alla loro giovane età. Harvey scavata nel suo volto deciso e pallido riempie questo ruolo d’infinito dolore e nascente follia da esso conseguente.

Continuando a vagare tra le nebbie della Storia, la macchina da presa di Larry Weinstein alterna momenti di maggiore drammatica intensità a istanti di minore impegno per lo spettatore. Così s’incontrano, nel magazzino-mondo, molti interpreti, delle provenienze artistiche più varie e divergenti, The Persuasions e i Ghettoriginal Dance Company, Teresa Stratos e Betty Carter, tra gli altri, in un ondivago periplo tra i generi che l’universale opera di Weill ha influenzato.

Un inserto della moglie di Weill, Lotte Lenya, reperito chissà dove dall’estenuante operazione di found footage svolta da Weinstein, dice della timidezza del marito, della sua riservatezza che tutti scambiavano per arroganza. Come un muro, lo descrive la moglie, dal quale tutti erano allontanati, tanto che lei stessa si domanda se lo abbia mai conosciuto davvero. Su queste parole si apre l’esecuzione di September Song (id., 1938), altro standard americano, cantato da Lou Reed. Dice ironicamente il regista che tutto il film è stato ideato e realizzato per celebrare due suoi miti: Kurt Weill e Lou Reed. Si percepisce, ben oltre la battuta, la venerazione del regista per l’ex Velvet Undergroundche, nelle foglie di settembre, suona mentre la macchina da presa gli gira vorticosamente attorno quasi mossa a cercare di capire se si tratta realmente di lui o di un’immagine irreale. L’uomo in nero è distaccato, altrove, suona concentrato e la cifra unica della sua voce fa il resto. Pare una versione ripresa di Coney Island Baby (Coney Island Baby, RCA Records, 1976). Tutto dura fino a quando Reed si accorge di tanta voyeuristica attenzione e interrompe la richiesta di finzione guardando furtivamente in macchina. L’occhio della macchina da presa è destata da quel paio d’occhi e così lo spettatore sognante.

Tutti gli artisti qui coinvolti riprendono Weill e da esso sono catturati, dalla magia e dallo spirito della messinscena delle sue canzoni muovono. Non conta il genere scelto, dal jazz al tango, dall’hip hop al blues, tutte le voci si fanno quella di Kurt Weill, rendendo il più che meritato tributo alla storia della musica che egli rappresenta. Tutto, infatti, si adagia nelle parole di Weill che divide la musica in buona e cattiva e mai non in alta e bassa.

Da parte sua Larry Weinstein ha il merito di dare una giusta collocazione a ogni momento, a ogni esibizione e a ogni inserto storico, tanto da creare un unicum, un’ottima amalgama densa. Per far ciò estrapola dalla realtà lo scorrimento dei fatti e crea “una notte di Weill”, un limbo dal quale riemergere alla conclusione del film dopo un lungo e intenso viaggio che si conclude così come era iniziato, con lo stesso ritratto in primo piano del volto dell’autore tedesco. L’immagine ora è vicina, nostra, amica ed è la storia che si sedimenta e si fa memoria.
Aldo Romanelli



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Re: PJ Harvey

Messaggio Da Ospite il Mer 30 Mar 2011, 13:13

Questa canzone è un tributo allo scomparso Jeff Buckley cuoricino . Risale al 2000 ed è stata pubblicata come b-side del singolo Good Fortune contenuto nell'album Stories from the City, Stories from the Sea del 2000




metto il link di un sito dove c'è il testo e la traduzione, purtroppo non me le fa copiare nonso

http://www.lonox.it/jeff/influenze/pjharvey.htm

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Re: PJ Harvey

Messaggio Da daluxx il Mer 30 Mar 2011, 13:39

@maledimiele: grazie mille per tutto questo materiale che stai postando...mi piace molto il modo in cui stai procedendo ..non conoscevo questa artista...e mi sta appassionando..è bello allargare i propri orizzonti
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Re: PJ Harvey

Messaggio Da Ospite il Mer 30 Mar 2011, 17:17

la canzone è Victory dall'album Dry del 1992, il suo primo lavoro, la performance live è molto più recente, credo del 2008 guardando la data di creazione del video sul tubo sereno



mi fa piacere vedere che nel mio disordine riuscite a trovare il filo sorriso
grazie a te daluxx bacio

@Pancaspe
se nascondi nella manica qualche altro asso, oltre a This Is Love, giocalo sisi, tra l'altro a me quell'album manca ancora scusa , se tu lo conosci posta sereno

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Re: PJ Harvey

Messaggio Da Ospite il Gio 31 Mar 2011, 13:03

The Desperate Kingdom of Love dall'album Uh Huh Her del 2004
da un live registrato in studio nel 2007 sereno





fin'ora non l'ho messo, ma mi sembra utile postare il link del forum italiano dedicato a PJ Harvey sisi vi si trovano cose interessanti, per quel poco che ho esplorato scusa
http://www.pjharvey.it/forum/index.php

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Re: PJ Harvey

Messaggio Da Ospite il Gio 31 Mar 2011, 13:16

sempre da Uh Huh Her 2004, Shame



e Who The Fuck? scusa


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Re: PJ Harvey

Messaggio Da Ospite il Gio 31 Mar 2011, 18:16

Dal concerto tenuto il 27 Febbraio 2011 a Londra






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