PINK FLOYD

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Re: PINK FLOYD

Messaggio Da Ospite il Dom 09 Gen 2011, 02:36

Grazie !
È un paradosso quel Syd Barrett...
Molti lo considerano come il genio. A me no.
Il primo album dei BV, "piper..."vale per i suoi titoli Astronomy Domine e Interstellar Overdrive...
Per il resto ?
La storia ci racconta che il decollo dei Bing Vloyd c'è stato dopo la sua evizione...
Tutto questo ramdan intorno a SB, per me non ha senso.
I Pink Floyd con Barrett negli anni successivi non sarebbero mai stati quel grande gruppo che avremo conosciuto.
E come dice Elio, mi prendo tutta la responsabilità delle mie parole.
Grazie Delì.

(mi rendo conto che scrivo un italiano di quarta categoria...)


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Re: PINK FLOYD

Messaggio Da Delilah il Ven 01 Apr 2011, 02:23

Mai stata tanto agitata per un concerto controllo il biglietto continuamente


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Re: PINK FLOYD

Messaggio Da Delilah il Ven 01 Apr 2011, 02:56

Waters, torna il « Muro» dopo vent'anni


L'ex leader dei Pink Floyd per quattro sere al Forum (e altre due date a luglio). Tutto esaurito per «The Wall»


MILANO - L'altra sera a Barcellona non c'erano solo nostalgici dai capelli imbiancati. No,
migliaia di giovani hanno assistito alla sacra rappresentazione di «The Wall» che ha preceduto le quattro date del Forum di Assago (1, 2, 4 e 5 aprile). Concerto milanese dell'anno, sold out da tempo immemorabile, come pure la coda di luglio (6 e 7). Roger Waters, carismatico dittatore dei Pink Floyd, a 68 anni parla evidentemente a tutte le generazioni, anche ora che va da sé. E lo spettacolo, gigantesco, conserva le stesse complicate caratteristiche dell'originale del '79 (e della successiva replica berlinese del '90): difficile da riprodurre, è andato in scena solo 31 volte tra giochi di fuoco, aerei che esplodono, pupazzi enormi. E il Muro, ovvio, lungo 73 metri.

Roger Waters, il mito Pink Floyd torna a Milano




Le canzoni, per le tre ore dello show, sono nella colonna sonora privata di ciascuno di noi. «Another Brick In
The Wall», certo, ma anche l'ouverture «In The Flesh», «Comfortably Numb» o il climax finale di «Run Like Hell». Certo, mancano gli altri Floyd, ma alla fine «The Wall», non è un lavoro di gruppo, ma la proiezione al collettivo delle paranoie personali di Roger. Come ben ci spiega Michele Mari, professore di letteratura italiana col pallino del rock.
E come ci ha più volte ricordato Roger: «Trent'anni fa ero un giovane uomo impaurito. Nel corso degli anni ho cominciato a pensare che la storia dei miei timori apre ad altre allegorie: nazionalismo, razzismo, religione, qualunque cosa!».

Matteo Cruccu

http://milano.corriere.it/milano/notizie/concerti_e_locali/11_marzo_31/roger-waters-sold-out-cruccu-190346868162.shtml


Ultima modifica di Delilah il Ven 01 Apr 2011, 03:05, modificato 1 volta
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Re: PINK FLOYD

Messaggio Da Delilah il Ven 01 Apr 2011, 03:02

Solo come un titano


Roger Waters continua a credere nel suo capolavoro


di MICHELE MARI


Tutto incominciò nel 1977, durante un concerto a Montreal. Perlomeno
dal 1972, l'anno di Dark side of the Moon, Roger Waters, anima
intellettuale dei Pink Floyd, si stava interrogando sul prezzo che un
artista deve pagare al successo, ma quel giorno la sua esasperazione
raggiunse un punto di non ritorno. «Mentre ero sul palco sognavo di
lanciare centinaia di bombe a mano sul pubblico», confessò in
un'intervista, quando già la sua mente stava concependo The Wall.

Questo famosissimo muro, che
nell'immaginario collettivo rappresenta ogni forma di coercizione (dalla
famiglia alla scuola, dalla religione all'esercito), aveva in realtà lo
scopo primario di proteggere i musicisti dai fan, rappresentati come
adepti nazisti. Fan viene da fanatico, Waters ha preso questo filo
etimologico e ne ha fatto un arazzo tramato di ambiguità: Pink, il
protagonista, è una rockstar che ha perso il padre in guerra ed è stato
abbandonato dalla moglie (circostanze che ne fanno la proiezione di
Waters), ma si droga e patisce una madre sadica esattamente come Syd
Barrett. Fin dai primi anni di vita le frustrazioni e i lutti si
accumulano attorno a lui come grossi mattoni (splendida metafora, degna
del genio di Kafka), finché la debolezza diventa aggressività: Pink si
contraffà in un falso sé nazista che aizza la folla, e usa il muro per
fucilare i deboli e i diversi, ma quando rimane prigioniero del proprio
sadomasochismo non può fare a meno di usare quello stesso muro per
difendersi dalla folla. Ciò che ti protegge, però, ti fa anche
impazzire: in quest'ulteriore ambiguità l'opera di Waters consegue uno
spessore che non ha eguali nel mondo del rock. Eretto in tempo reale
durante la prima parte del concerto, l'enorme muro finisce col
nascondere i veri Pink Floyd, mentre rimangono visibili quattro loro
sostituti, la cosiddetta Surrogate Band. Di metafora in metafora l'opera
corre al suo fine: un giudice-verme (contrappasso dei vermi della
follia che brulicano nel cervello dell'alienato) condanna Pink ad essere
«esposto» come un neonato sulla scena della vita. Le forze che
abbattono il muro, dunque, sono le stesse che lo hanno eretto, e nel
crollo non c'è nulla di gioiosamente liberatorio.
Anni dopo Roger Waters ammise
che il muro era la proiezione plastica delle sue angosce e che in esso
si reificavano le sue pulsioni di morte: ma, come già in Dark side of
the Moon, questa disarmonia passa attraverso una forma controllatissima.
Ex studente di architettura, al pari dell'amico-nemico David Gilmour,
Waters impresse all'opera tutta la quadratura della propria formazione; e
poiché non solo fornì la struttura, ma la fece anche dialogare con la
parola, la musica, la scenografia, i filmati, l'animazione e lo sviluppo
drammatico, realizzò un'architettura pluridimensionale e sinestetica,
con una saturazione simbolica e una liberazione di inconscio
direttamente proporzionali al rigore di tutta l'operazione.

Solo come un titano, circondato
da dignitosissimi gregari che cercano di far dimenticare i compagni
originali, Waters continua a credere nel suo capolavoro. Chi non ha
assistito alle storiche rappresentazioni del 1980-81 ha potuto farsi
un'idea di quello spettacolo attraverso il film di Alan Parker, un bel
film che è comunque altra cosa, e soprattutto con la riedizione dello
spettacolo a Berlino nel luglio 1990 (di questo evento, a differenza dei
primi concerti, abbiamo la documentazione filmata integrale). Ora, dopo
un trentennio, il muro ricomincia a salire.



http://milano.corriere.it/milano/notizie/concerti_e_locali/11_marzo_31/roger-waters-the-wall-mari-190346868176.shtml
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Re: PINK FLOYD

Messaggio Da Delilah il Sab 02 Apr 2011, 02:30

Roger Waters: just another brick in the wall

La conclusione della lunga seduta psicanalitica di Roger Waters cominciata nel numero in edicola la trovate qui


Roger Waters ha lasciato la band nel 1985 ed è andato su tutte le furie
quando ha scoperto che Gilmour e il batterista Nick Mason avevano deciso
di proseguire la propria attività come Pink Floyd. Ha anche provato a
bloccarli legalmente, ma senza di lui hanno fatto due tour fenomenali e
registrato quattro dischi, mentre Waters vendeva a fatica i biglietti
dei concerti di supporto ai suoi album solisti.

«Lui non è i Pink Floyd», diceva Waters di Gilmour nel 1987: «E se
qualcuno dovesse chiamarsi Pink Floyd, quel qualcuno dovrei essere io».
Alla fine si sono messi d'accordo: Gilmour e Mason potevano continuare a
usare il nome del gruppo, ma la proprietà di The Wall era di Waters.


Ora del 2005 i rapporti si sono scongelati al punto che la formazione
originale dei Pink Floyd (escluso Syd Barrett) si è riunita per suonare
quattro canzoni dal vivo in occasione del Live 8. «Sono grato per quei
diciotto minuti insieme. Tutti e quattro ci avevamo finalmente messo una
pietra sopra,» dice Waters. «Da allora le cose tra me e David vanno
molto meglio. Non ci vediamo spesso: lui vive nel bel mezzo della
campagna inglese e io a Manhattan, quindi le nostre strade difficilmente
si incrociano. Se ci ritrovassimo in Inghilterra, potremmo anche andare
a cena insieme. Ma non ci sono più screzi o litigi in corso, sicuro».

Lo scorso luglio Waters e Gilmour si sono inaspettatamente riuniti
per un secondo concerto di beneficenza, un evento più piccolo
nell'Oxfordshire, in Inghilterra, dove hanno suonato davanti a duecento
persone per una raccolta fondi a favore dei bambini della Palestina. È
stata un'idea di Gilmour: ha promesso a Waters che, nel caso avesse
accettato, lui avrebbe suonato Comfortably Numb durante una data di The Wall (potremmo puntare tutto su Londra).


Oltre questa occasione, Waters crede ci sia spazio per un'altra sola
reunion dei Pink Floyd: «Io, David e Nick potremmo fare un unico
concerto da qualche parte. Ma di tour non se ne parla proprio». Magari
un singolo evento benefit, «come il Live 8, ma noi da soli. È una
vergogna non esserci riusciti prima della morte di Richard (nel 2008).»
Probabilmente, Waters e Gilmour non entreranno mai più insieme nello
stesso studio di registrazione.

Waters si altera leggermente all'idea che la magica collaborazione
della coppia sia tutto sommato inimitabile. «David aveva certamente
influenza sulla mia scrittura, per quanto riguarda armonie e melodie»,
dice: «Ma sono altrettanto sicuro di poter creare con qualche altro
musicista materiale all'altezza di The Wall, Dark Side of the Moon o Wish You Were Here. E la prova è Amused to Death (disco solista del 1992, ndr) perché, a tratti, è di una bellezza straordinaria».


Secondo Waters non è un problema essere l'unico membro originale dei Pink Floyd nel nuovo tour di The Wall.
«Se guardi il programma del 1980, la prima pagina dice: The Wall,
scritto e diretto da Roger Waters, suonato dai Pink Floyd. Credo che
quest'opera possa essere portata in scena da chiunque. In questo caso,
ho diretto la produzione e vado in scena proprio come la scorsa volta.
Ma alcuni degli altri performer sono diversi».

Ha rimpiazzato Gilmour con due diversi musicisti: Robbie Wyckoff, un
cantante turnista di Los Angeles che si occupa delle parti vocali, e il
virtuoso Dave Kilminster (Waters lo chiama “il Killer”), che si fa
carico della maggior parte delle chitarre. Il resto del gruppo è
composto da G.E. Smith, ex leader della band del "Saturday Night Live"
alla chitarra e al basso, e Harry, il figlio trentatreenne di Waters,
musicista jazz che suona le tastiere con il padre dal 2002 (ma il suo
primo contributo alla musica di Waters è stato proprio ai tempi di The Wall, quando ha registrato la voce infantile all'inizio di Goodbye Blue Sky, che tutt'oggi risuona nei palazzetti in ogni concerto).

Con il tour di The Wall, andato sold out quasi ovunque in
poche ore, Waters si riappropria definitivamente dell'eredità dei Pink
Floyd; un percorso iniziato nel 1999 con la sua tournée solista e
proseguito nel 2006 con la tournée di Dark Side of the Moon.


Non da ultimo, è riuscito a ritrovare anche un legame con i fan - «ho
riscoperto l'idea di sentirmi bene in un palazzetto e ho accettato la
relazione d'amore tra me e il pubblico» - e si è lasciato alle spalle il
risentimento per aver perso il controllo sul nome della band. «Molto
probabilmente, se non avessi avuto la possibilità di fare questi tour
avrei ancora l'amaro in bocca», dice Waters: «Ma la gente sta
riconoscendo la paternità del mio lavoro».

Waters è così a suo agio nei panni del comandante che è difficile
anche solo immaginarlo in una situazione diversa dallo spettacolo
solista. «Non puoi fare qualcosa del genere democraticamente», spiega.
«E questo, forse, è il motivo principale per cui ho dovuto separarmi da
David, Rick e Nick. Perché stava diventando scomodo per tutti. Io sono
fatto così, davvero. Ed è così che sono felice. Amo lavorare con altre
persone e ho grande rispetto e stima per i musicisti con cui collaboro.
Mi piace sempre ascoltare le opinioni altrui, ma non voglio che le
decisioni vengano messe ai voti. Provo compassione per gli sceneggiatori
che lavorano per l'industria cinematografica: il potere è tutto nelle
mani dei produttori e chi scrive deve solo obbedire agli ordini. Io
direi loro: “Fottetevi. Scrivetevela da soli la vostra cazzo di
sceneggiatura!”».

Intorno ai tre anni, nel 1946, Waters ha visto i padri degli altri
bambini tornare a casa dalla guerra, mentre suo papà, Eric Fletcher
Waters, era morto due anni prima in Italia, nella battaglia di Anzio. Ha
fatto fatica ad accettarlo: «Mia madre mi ha raccontato che a tre anni
le ho detto: “Prendo un trattore, vado in Italia e riporto a casa mio
padre”. Quando ha provato a spiegarmi che non avrei potuto riportare a
casa mio padre con un trattore le ho risposto: “E allora ci andrò in
autobus!”. E sono schizzato via. Fa ridere, ma in realtà è tutto molto,
molto triste».

La perdita del padre ha segnato la vita di Waters. «Penso al suo
eroismo tutti i giorni,» spiega. «Anche se ho le mie colpe e non sono
sempre carino e gentile con tutti. Non pretendo certo di essere un cazzo
di santo. Ma il suo eroismo è per me un punto di riferimento.» Come
spiega in una poesia inclusa nel programma del tour, crede che il suo
dolore gli permetta di entrare in contatto con chiunque abbia perso un
proprio caro in guerra: questa era la chiave del messaggio di The Wall.
Pink soffre per la violenza dei conflitti. In diversi momenti, infatti,
il muro viene ricoperto di fotografie di vittime di guerra spedite dai
fan, come richiesto via Facebook dallo stesso Waters. (È innamorato dei
social-network. E se Pink avesse avuto Twitter forse sarebbe stato meno
solo).

Waters sa che legare un'opera rock amata da tutti a messaggi politici
potrebbe infastidire alcuni fan. A tal proposito, per il programma
dello spettacolo aveva scritto un testo sulla sostanziale inutilità di
cristianesimo, ebraismo e islam: «È giunta l'ora di mettere da parte
l'idea di una qualsiasi presenza onnipotente».


«Pensi potessi farla franca con un messaggio del genere in uno
spettacolo rock and roll?» chiede sorridendo. La risposta se l'è data
lui stesso: no, e del testo sulle religioni non se n'è fatto più niente.



Ma lo show offre svariati riferimenti al muro costruito da Israele in
Cisgiordania, compresa l'apparizione di una stella di Davide sul coro
“Tear down the wall” (abbattete il muro, ndt). E l'animazione che accompagna Goodbye Blue Sky
mostra aerei che sganciano bombe a forma di mezzaluna musulmana o logo
della Shell. A un certo punto, poi, cadono anche stelle ebraiche seguite
da simboli del dollaro. Osservo che la contrapposizione potrebbe essere
fraintesa ed essere interpretata come anti-semita, ma Waters risponde
che non è affatto nelle sue intenzioni.

«Con la guerra si fanno grandi, enormi profitti ed è per questa
ragione che si va in guerra così spesso», dice. Se gli date il via su
questo argomento, entra in modalità lezione universitaria e può andare
avanti all'infinito. «Lo spettacolo affronta senza paura questi grossi
problemi. Il successo del lavoro fatto con Rick, Dave e Nick mi ha dato
visibilità. Alcuni pensano che persone come me non debbano sfruttare la
propria posizione di successo, ma - per quanto mi riguarda - non sono
d'accordo. Ho sempre amato Hanoi Jane. Adoro Sean Penn che dice
la sua su quello che vuole o John Lennon e chiunque altro si schieri
apertamente... Ho lavorato a questa produzione sentendo le stesse
responsabilità che aveva Picasso quando ha dipinto Guernica».


Nove giorni prima del 15 settembre, data di inizio del tour, Waters è al
centro di un palazzetto vuoto in New Jersey. Scruta con attenzione il
suo muro, che in lunghezza copre oltre settanta metri di una parete del
locale. All'improssivo si spengono le luci, il posto si illumina di
rosso mentre parte In The Flesh dei Pink Floyd. Sul palco non
c'è nessuno, ma lo spettacolo è iniziato. C'è ancora molto da fare,
tuttavia Waters sembra soddisfatto.

Le prove sono andate bene. La settimana precedente, in uno studio
vicino la sua abitazione negli Hamptons, la band è riuscita a suonare
oltre metà album prima di incepparsi. La sezione ritmica e le chitarre
di Run Like Hell si sono dimostrate ardue. «No», dice Roger
gentilmente. «E se dico no, è no». E non era contento neanche dei cori
“run, run, run”: «Devono essere quarte giuste», precisa Waters.


La band si gode seduta la preparazione del primo atto: i pupazzi del
professore cattivo e della madre mostruosa si gonfiano e occupano il
palco, le vivide proiezioni trasformano il muro in uno dei più grandi
schermi del mondo e la parete cresce, mattone di cartone su mattone di
cartone, grazie a un gruppo di operai al lavoro dietro il palco. Ma non è
ancora tutto pronto: mancano i fuochi d'artificio, mentre un aereo a
elica è desolatamente parcheggiato in platea.

Il video, una combinazione delle immagini di Scarfe ripulite e nuovo
materiale creato appositamente dal regista Sean Evans, ha una
risoluzione ben superiore a quella di uno schermo Imax. Ogni singolo
frame dell'animazione ha avuto bisogno di mezz'ora di renderizzazione.
La proiezione delle immagini è così precisa che i mattoni non si
illuminano fino a quando non sono ognuno al proprio posto.


Ogni mattone è una scatola di cartone vuota attaccata a colonne mobili
attivate da un computer. Tirare giù il muro è molto più semplice ora
rispetto al 1980, quando Mark Fisher era costretto a farlo manualmente:
«Dovevo stare dietro la parete mentre tutti gli altri stavano di fronte a
gustarsi lo spettacolo», ricorda l'architetto.

Nella vita reale, Waters dice che il crollo del proprio muro non è
stato altrettanto spettacolare. «È venuto giù mattone dopo mattone,»
racconta. «Si cresce. E direi che smantellando il muro e lasciando da
parte tutti i nostri sistemi difensivi diventiamo più amabili», Waters
sta programmando il suo quarto matrimonio, questa volta con la fidanzata
Laurie Durning, con la quale sta da dieci anni: «Non dico di aver
abbattuto completamente il muro o i miei muri, ma nel corso del tempo ho
lasciato che si formasse qualche breccia. Mi sono aperto all'amore».


Mentre lo spettacolo prosegue, Roger Waters si aggira per il palazzetto
con la sua tipica andatura, leggermente barcollante: assomiglia un po' a
uno dei suoi pupazzi. Di tanto in tanto dà qualche consiglio con il
microfono: «Dipingete di nero l'organo. Deve essere tutto nero». Ma in
linea di massima sembra approvare tutto.
Foto Tony Collins. Questa foto è esposta alla galleria Photografia/Galetti di Milano dal 7 al 20 aprile. www.photo-graphia.it
L'ultimo
mattone va al suo posto e finisce il primo atto. I musicisti
applaudono, e con loro Waters: «Ben fatto, muratori». Pochi minuti dopo,
la crew si raduna al centro del palazzetto, Kilminster si presenta con
una chitarra acustica. Oggi è il 67esimo compleanno di Waters e i
coristi del tour gli fanno una sorpresa: una bella versione di To Know Him Is to Love Him
di Phil Spector, che Waters ha cantato recentemente con Gilmour in
occasione della reunion benefica. Cambiano leggeremente le parole,
scherzando: “For him we love to sing/Until he changes everything... Just
to see him smile/Makes this tour worthwhile”.

Waters apre il regalo: una t-shirt di Tabasco (mette la salsa su
qualsiasi cosa), che indossa sopra la solita maglietta nera. Poi
schiarisce la voce: «Grazie a tutti», dice, dando per un istante
l'impressione di essersi commosso. Infine, fa un breve discorso di
incoraggiamento prima della partenza del tour: «È una cazzata, la cosa
più semplice del mondo. Grazie per tutto quello che avete fatto». Fa una
pausa, sorride: «E ora, tutti sul palco».
BRIAN HIATT
http://www.rollingstonemagazine.it/magazine/articoli/roger-waters-just-another-brick-in-the-wall/36125
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Re: PINK FLOYD

Messaggio Da Delilah il Sab 02 Apr 2011, 15:48

Al Forum di Assago la prima delle sei date dello storico spettacolo


«The Wall» sempre più imponente Waters crea meraviglie rock


Effetti speciali e un muro di 70 metri per lo show pacifista


Al Forum di Assago la prima delle sei date dello storico spettacolo

«The Wall» sempre più imponente Waters crea meraviglie rock

Effetti speciali e un muro di 70 metri per lo show pacifista

Un momento del concerto (Bettolini)
MILANO
- Roger Waters ha alzato l'asticella. Ancora. Lo aveva
già fatto con la musica e i concerti dei Pink Floyd: «The Wall» (1979) è
un concept album entrato nella storia del rock, ma è stato anche un
tour tanto maestoso da far impallidire tutto quello che si era visto
fino a quel momento.
Tre decenni dopo Waters, che dei Pink Floyd è stato bassista,
leader e mente creativa dal dopo Barrett all'addio dell'84, presenta la
versione per il nuovo millennio di «The Wall». Una produzione kolossal
che si muove su 28 tir, e mette in scena 11 musicisti, pupazzi
gonfiabili alti 9 metri, un dirigibile-cinghiale, un muro di 70 metri
per 12 fatto da circa 400 mattoni di cartone e metallo, un megaschermo
circolare, effetti speciali senza risparmi. E se nel 1980 era stato un
disastro finanziario, questa volta Waters ha fatto bene i conti. Un
budget da 42 milioni di euro già ripagati dai 62 incassati in Nord
America, ai quali bisogna aggiungere i biglietti dei concerti europei e
il merchandising che piazza tshirt (c'era la coda ieri) a 35-50 euro. Al
Forum ieri sera il primo concerto italiano: sei sold out, affari per i
bagarini (i posti da 55 euro erano rivenduti a 100), repliche oggi, il
4, il 5 e, sempre al Forum, il 6 e 7 luglio con la speranza degli
organizzatori di strappare un'altra data.
Due ore divise in due atti, con un suono pulito che il Forum non
ricorda da anni, che rileggono la scaletta del disco. Bastano i primi
cinque minuti per rimanere a bocca aperta. Alla fine di «In the Flesh»
uno stukas vola sulla platea e sfonda il muro fra fiamme e fuochi
d'artificio. «The Wall» è il racconto della crisi, vissuta veramente da
Waters, di una rockstar che finisce per chiudersi dietro un muro e a
ricercare nell'infanzia - il padre morto, la madre autoritaria, i
professori rigidi - le cause della propria alienazione.
In questa edizione è però l'anima pacifista più di quella personale a
prendere il sopravvento. Subito dopo lo schianto, «The Thin Ice»
omaggia il padre di Roger, militare morto in battaglia nel 1944 ad
Anzio. La sua foto in bianco e nero campeggia sullo schermo ed è via via
affiancata da quella di altre vittime, soldati e civili, delle guerre
di oggi. «Lo spettacolo descrive una condizione più universale di quello
del 1980. E' un'allegoria di quello che accade oggi con i leader che
incoraggiano la gente ad avere paura delle altre nazioni e a murarsi
nelle proprie ideologie», ha spiegato la star 67enne.

Il muro è una costruzione in progress. Mattone dopo mattone,
another brick in the wall, sale. Come l'emozione. Soffoca
progressivamente la scena: alla fine del primo atto resta una sola
finestrella da cui Waters si può esibire e per gran parte del secondo
nasconde al pubblico la band. Ma quel muro è anche lo schermo di un
suggestivo racconto per immagini. Ci sono quelle di una volta, la
nazi-marcia dei martelli, l'amplesso psichedelico fra i fiori, ma anche
quelle commissionate per questo show. Su «Goodbye Blue Sky» un aereo
sgancia, come fossero bombe, simboli: la croce, la stella di Davide, la
mezzaluna, falce e martello, il dollaro, il logo della Shell e quello
della Mercedes. Ci sono foto di devastazioni e carestia a fare da sfondo
a un messaggio pacifista di Eisenhower, presidente Usa degli Anni 50; i
ritratti di Hitler, Stalin, Mao e George W. Bush in versione pubblicità
dell'iPod; un «col caz..» (proprio così, in italiano) a caratteri
cubitali; modelle, tg e pubblicità che si sovrappongono in un rumore di
fondo indistinguibile e assordante. Il crollo del muro, che arriva dopo
il surreale cartone di «The Trial», è un'emozione che vale il biglietto.
Sulle macerie Roger e la band (c'è anche il figlio Harry) chiudono lo
show con «Outside the Wall». L'uomo ha vinto. E anche Waters.
Andrea Laffranchi
02 aprile 2011

Sto facendo il conto alla rovescia impaziente
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Re: PINK FLOYD

Messaggio Da Delilah il Mar 05 Apr 2011, 01:09

The Wall non è concerto è un.... un.....non ho parole


Ho registrato e si sente benissimo domani carico i file
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Re: PINK FLOYD

Messaggio Da duful il Mar 05 Apr 2011, 01:14

@Delilah ha scritto:The Wall non è concerto è un.... un.....non ho parole


Ho registrato e si sente benissimo domani carico i file



buon per te Dely, mi sarebbe piaciuto vederlo 'sto concerto
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Re: PINK FLOYD

Messaggio Da Ospite il Gio 07 Apr 2011, 15:35

@Delilah ha scritto:The Wall non è concerto è un.... un.....non ho parole
Ho registrato e si sente benissimo domani carico i file

Ciaoooo!
sono andata martedì al concerto ed è stato stratosferico. Ho ancora i brividi.
Ecco un piccolo regalino, per chi gradisce...
Delilah..sei riuscita a caricare il file??

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Re: PINK FLOYD

Messaggio Da Delilah il Gio 07 Apr 2011, 16:09

Shanti non ancora ero occupata a fare altro , più tardi (ora devo scappare) converto e carico però c'è un problema sulla seconda parte analogo al file di Skunk Anansie con i bassi che spandono (ma questa volta non è colpa mia ) ma la prima ora è perfetta
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Re: PINK FLOYD

Messaggio Da Ospite il Gio 07 Apr 2011, 16:21

@Delilah ha scritto:Shanti non ancora ero occupata a fare altro , più tardi (ora devo scappare) converto e carico però c'è un problema sulla seconda parte analogo al file di Skunk Anansie con i bassi che spandono (ma questa volta non è colpa mia ) ma la prima ora è perfetta

Ma hai sentito che acustica perfetta? Sono andata tante volte al Forum, ma è in assoluto la prima volta che mi capita di riscontrare un suono così pulito.
E poi... la voce di Roger a 68 anni


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Re: PINK FLOYD

Messaggio Da Delilah il Ven 08 Apr 2011, 01:36

Shanti ha scritto:
Ma hai sentito che acustica perfetta? Sono andata tante volte al Forum, ma è in assoluto la prima volta che mi capita di riscontrare un suono così pulito.
E poi... la voce di Roger a 68 anni



un'acustica così non la ricordo nemmeno io e Roger (Ruggero per un gruppo di una delle curve del forum che è riuscita a organizzare un mucchio di ole ) sembrava un ragazzino con un'energia pazzesca.

Nell'insieme è stato molto emozionante anche perché desideravo vedere i Pink Floyd da quando avevo 14 anni, almeno ho visto Waters però ho sentito la mancanza soprattutto di Gilmour in Confortably numb

Comunque alle immagini dei bambini che riabbracciano i padri che tornano a casa ho proprio pianto

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Re: PINK FLOYD

Messaggio Da Delilah il Ven 13 Mag 2011, 03:17

http://www.rockol.it/news-244395/Nick-Mason-(Pink-Floyd)--Facciamo-uscire-gli-inediti-prima-che-muoia-il-cd

Nick Mason (Pink Floyd): 'Facciamo uscire gli inediti prima che muoia il cd'

La notizia è dell’altro ieri e ha già mandato in fibrillazione i numerosissimi fan: a partire dal prossimo 26 settembre i Pink Floyd, in collaborazione con la EMI, ripubblicheranno i 14 album di studio della loro discografia in versione rimasterizzata, distribuendo nei negozi anche edizioni monumentali e multiformato (zeppe di materiale audio e video raro o inedito) cominciando dai tre best seller del catalogo, “The dark side of the moon”, “Wish you were here” e “The wall”. Che cosa ha spinto i tre membri sopravvissuti del gruppo ad autorizzare finalmente la riesumazione del materiale d’archivio? Il batterista Nick Mason non si nasconde dietro un dito: “C’è come l’impressione che ci stiamo avvicinando alla fine del periodo in cui la gente comprava il disco fisico con informazioni e packaging annesso”, ha spiegato all’agenzia Reuters illustrando il progetto “Why Pink Floyd...?” nella sede hollywoodiana della casa discografica. “Credo sia davvero importante provare a fare un ultimo tentativo”, ha aggiunto, “perché se da qui in poi non faremo altro che scaricare tutto da Internet sarebbe un peccato non pubblicare il materiale grafico e tutto il resto”. Nel passare in rassegna alcune delle chicche che arricchiranno le edizioni “definitive” dei loro classici, Mason ha ricordato con particolare affetto la versione della canzone “Wish you were here” incisa ad Abbey Road con il grande violinista jazz Stephane Grappelli, in quei giorni impegnato negli stessi studi con il collega Yehudi Menuhin: “Vennero a salutarci e ne fummo davvero felici”, ha raccontato Mason. “Qualcuno si fece coraggio e gli chiese se gli sarebbe piaciuto suonare qualcosa sul disco. Stephane accettò immediatamente e credo che sarebbe piaciuto anche a Yehudi: il quale, non essendo un improvvisatore, probabilmente non se la sentì”. Quella versione della canzone sarà contenuta nelle due versioni dell’album “Wish you were here” (due cd o cofanetto) in uscita il 7 novembre. Ai fortunati giornalisti americani presenti all’incontro con Mason sono state fatte ascoltare altre rarità, tra cui una versione di “The great gig in the sky” senza la voce di Clare Torry e una “Another brick in the wall (part 2)” con un testo differente.


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Re: PINK FLOYD

Messaggio Da Delilah il Dom 15 Mag 2011, 00:13

perché non ero a Londra?


https://www.facebook.com/video/video.php?v=10150192580970737
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Re: PINK FLOYD

Messaggio Da Therese il Dom 15 Mag 2011, 20:25

@Delilah ha scritto:perché non ero a Londra?


https://www.facebook.com/video/video.php?v=10150192580970737

mamma mia Delilah che video....potente, emozionante...mi immagino dal vivo...
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Re: PINK FLOYD

Messaggio Da Delilah il Lun 26 Set 2011, 02:27

"Noi una rock band che ha immaginato il futuro"
La grande band inglese pubblica una mastodontica riedizione del proprio catalogo musicale. Tutti i cd sono rimasterizzati e, soprattutto, contengono una straordinaria quantità di inediti. Credo che la diversità e le discussioni tra noi abbiano creato dinamiche interessanti e forse necessarie. Un rammarico? quello di aver fatto poco. Avremmo potuto fare più dischi, suonare di più dal vivo
dal nostro inviato GINO CASTALDO
LONDRA - Parlare con Nick Mason nello studio tre di Abbey Road, è come un tuffo nella storia della musica popolare. Queste mura trasudano gigantesche memorie e Mason si guarda intorno con pacata e affettuosa malinconia: "Noi lavoravamo qui, allo studio tre, e contemporaneamente i Beatles erano allo studio due. Un pomeriggio fummo invitati a conoscerli, anche se avevamo già incontrato Paul in precedenza, stavano registrando Sgt. Pepper, Lovely Rita in particolare. Rimasi molto impressionato, a quell'epoca loro erano avanti, molto più professionali di quanto fossimo noi, che stavamo appena iniziando"
Cosa prova a ritornare in questi studi?
"Un grande legame affettivo. Ma soprattutto credo che dobbiamo avere tutti un forte senso di gratitudine, allora era il massimo, c'erano fantastici tecnici in camice bianco che rispondevano a ogni esigenza ci venisse in mente, era una splendida fattoria, con standard altissimi".
Ci parla di questo enorme progetto di rimasterizzazioni e di inediti che pubblicherete nei prossimi mesi?
"All'inizio eravamo perplessi. L'idea è stata della Emi. Ci chiedevamo: perché mai qualcuno dovrebbe comprare versioni diverse delle nostre cose? Poi abbiamo cominciato ad ascoltare quello che usciva fuori dagli archivi e ci siamo coinvolti sempre di più. Alla fine, devo dire, eravamo addirittura entusiasti. È stato incredibilmente interessante riascoltare quello che avevamo fatto prima delle versioni definitive, in particolare Dark side of the moon, per non parlare dei live".
È uscita fuori anche una versione di Wish you were here col violinista jazz Stephane Grappelli. Come andò?
"Credevamo che quella traccia fosse stata cancellata per sbaglio, e invece è venuto fuori un mix che la conteneva. Non ricordo perché alla fine non la usammo. Di sicuro avevamo interpellato sia Yehudi Menuhin che Grappelli e per un momento pensammo di usare tutti e due ma Menuhin non volle, era piuttosto nervoso all'idea di improvvisare, non era il suo modo, per Grappelli ovviamente era la cosa più facile del mondo".
C'è anche una versione diversa di The great gig in the sky...
"Oh, sì, ricordo che la prima intenzione era quella di chiamare un voce classica, tipo Cathy Berberian, poi Alan Parson suggerì Clare Torry e il suo solo di voce fu talmente bello..."
Come si è svolto il lavoro?
"I tecnici mandavano copie di quello che trovavano a me Roger e David, e noi commentavamo, criticavamo e molto di rado elogiavamo. Abbiamo evitato di discutere tra di noi, mandavamo solo i nostri commenti a quelli che lavoravano, ma devo dire che alla fine siamo tutti e tre molto soddisfatti del lavoro".
Non c'è stata neanche una riunione, una cena?
"Non per questo, se ci vediamo a cena, parliamo di tutt'altro".
D'altra parte lei è l'unico che tra i vari dissidi abbia suonato in tutti i dischi dei Pink Floyd. Come c'è riuscito?
"Perché ero il cuoco della nave, mentre i capitani litigavano sul ponte. Scherzo ovviamente, in realtà si è sempre detto delle nostre discordie. Ma io credo che sia un'energia salutare, i gruppi non sono scimmiette che vanno sempre d'accordo. È falso, pensate a Lennon e McCartney, o Jagger e Richards. Credo che la diversità, e le discussioni abbiano creato dinamiche interessanti e forse necessarie".
Cos'è che rimpiange veramente?
"Di aver fatto poco. Avremmo potuto fare più dischi, suonare di più dal vivo. Quando entravamo in studio immaginavamo il futuro".
Dopo Live 8, si può pensare a un ritorno?
"Live 8 è stata un'esperienza bellissima. Siamo stati bene, come vecchi amici. Ma ora non ci sono piani. Solo... living hope".
(24 settembre 2011)

http://www.repubblica.it/dal-quotidiano/r2/2011/09/24/news/noi_una_rock_band_che_ha_immaginato_il_futuro-22145477/
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Re: PINK FLOYD

Messaggio Da Delilah il Gio 22 Dic 2011, 15:58

The Pink Floyd, il mito in onda su Rai Storia
Londra 1965. Tre giovani studenti di architettura si ritrovano la sera a suonare il blues nella cantine. La città è nel suo momento magico e sprigiona creatività nella musica, nella moda, nella cultura giovanile. Syd Barret ha diciannove anni, fa il pittore ma ama il rock. E’ lui la scintilla. Si unisce ai tre studenti e fonda una delle band più famose della storia del rock i Pink Floyd. Nel 1973 con "The dark side of the moon" il gruppo raggiunge l'olimpo del rock. Il fenomeno, le note e la storia della band fino all'ultimo concerto che ha visto i quattro insieme, il 2 luglio del 2005 al Live 8 attraverso le voci di Gino Castaldo di Repubblica, Mixo di Radio Capital e altre testimonianze dirette. La puntata di Dixit-Stelle inn onda su Rai Storia il 29 dicembre alle ore 22


Qui un piccolo assaggio:

http://video.repubblica.it/spettacoli-e-cultura/the-pink-floyd-il-mito-in-onda-su-rai-storia/84176/82566
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