Millepalcoscenici

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Millepalcoscenici

Messaggio Da Ospite il Dom 25 Lug 2010, 19:11

Dunque, come dicevo in chiacchere, possiamo parlare anche di teatro ?
Ieri sera ho assistito ad un recital di Elio Ggermano tratto da Celine " Viaggio al termine della notte"
Lui è stato veramente bravo, è un ragazzo gracile ma ha una forza insospettata, è molto ombroso, nervoso; riesce a descrivere la follia della guerra, l'insensatezza dell vita e la solitudine con un crescendo che coinvolge sempre di più: e poi c'è la musica di Theo Teardo chitarra elettrica amplificata ed arabescata su suoni campionati al computer, impreziosita da un violoncello di suoni intensi e gravi, era veramente emozionante.. (e avevo l'Autan..)

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Re: Millepalcoscenici

Messaggio Da Ospite il Lun 26 Lug 2010, 21:25

Ciao a tutto il Forum,
non so se questo è il luogo più consono, ma vorrei segnalare che questa sera su Rai 3 alle 24.30 verrà trasmessa la registrazione del balletto "La bayadère" di Ludwig Minkus con la coreografia di Natalia Makarova dal Teatro alla Scala di Milano con Roberto Bolle e Svetlana Zakharova.
Allago una bellissima intervista di qualche anno fa (2008) rilasciata da Bolle a Repubblica

( Incontro con il ballerino che ha conquistato il successo dopo anni di sacrificio
"A volte la realtà supera la fantasia, l'importante è vivere le emozioni giorno per giorno"Roberto Bolle, la stella normale)


"Quella del ballo è una vocazione" di GIUSEPPE VIDETTI

Roberto Bolle
PARIGI - A Place Vendôme gli altri camminano, lui vola. Un ragazzo normale, sneaker, jeans, camicia blu di velluto setoso, ma il passo è leggero, l'andamento elegante, come se si muovesse a cinque centimetri da terra e, dunque, invece di 1,87 fosse alto 1,92. Un gigante. Roberto Bolle non sbuffa, non suda, non soffre il caldo e, davanti a un'insalata creativa, la prima cosa che addenta è la fetta di bacon abbrustolito. "Con gli esercizi che ho da fare, brucio tutto in un secondo", dice. In realtà, mangia poco di più: qualche foglia, una scaglia di parmigiano e, alla fine, di dolce e caffè neanche a parlarne.

In barba al risparmio energetico, nella hall del bell'albergo hanno acceso il caminetto e sparano aria gelida dai condizionatori. Manca l'albero di Natale e l'illusione dell'inverno in pieno luglio è perfetta. Bolle non teme neanche il raffreddore, la camicia è generosamente sbottonata sul petto glabro dove l'obiettivo di Bruce Weber, che di corpi maschili se ne intende, ha efficacemente indugiato. "Per me è il migliore", dice Bolle, che è stato anche fotografato da Annie Leibovitz, David Bailey e Deborah Turbeville. "Ha scattato a Miami, Cannes, New York, Berlino. Forse ne faremo un libro".

È il suo momento, non più solo danza: è ambasciatore dell'Unicef, è stato testimonial di Gap negli Usa, è sulle pagine dei giornali patinati insieme a Claudia Schiffer per una pubblicità di Ferragamo realizzata da Mario Testino, il fotografo preferito da Lady D, e in tv con uno spot in cui "vola" per l'acqua Fiuggi. Ha appena trionfato all'Opéra Garnier, sotto la cupola affrescata da Chagall, come étoile ospite in quella Dame aux camélias audacemente coreografata nel 1978 da John Neumeier su musiche di Chopin. Il mese scorso è stato gladiatore al Colosseo con il suo spettacolo, Bolle & friends (che, dopo Napoli, arriva stasera a Piazza Duomo, Milano, e il 18 luglio a Capri).

"Un evento unico, speciale, magico", ricorda. "Ballare all'interno di quelle antiche mura, un monumento che è simbolo dell'Italia nel mondo, è stato un privilegio. C'era un'energia palpabile nell'aria, un'atmosfera che è difficile ritrovare anche nei palcoscenici prestigiosi. Mi ha stregato, rapito. Un'emozione che vale un'intera carriera e rafforza il mio impegno: portare la danza fuori dai teatri, a un pubblico più vasto. Perché in Italia quest'arte, con l'eccezione della sola Fracci, è sempre rimasta elitaria. Bisogna andare avanti, dare ai giovani esempi da seguire, far parlare i media del nostro mondo".

Ci riesce benissimo, soprattutto da quando, dopo il trionfo al Metropolitan, è entrato nella tana del lupo cattivo. Afferra al volo: "Allude a Anna Wintour, la direttrice di Vogue America? Anch'io la immaginavo così dopo aver visto al cinema Il diavolo veste Prada. "Stia tranquillo, oggi non morde, lo fa solo qualche volta", mi ha detto il suo assistente personale mentre mi accompagnava da lei. È una donna determinata, non ama perdere tempo, sa quel che vuole. Non potrebbe essere diversamente nella sua posizione. Mi ha invitato a una serata al Metropolitan Museum. Era la prima volta che mi trovavo in una situazione hollywoodiana, un altro mondo, anche per uno come me abituato alle serate importanti. Julia Roberts, Tom Cruise, David Beckham, George Clooney. Al mio tavolo c'erano Rupert Murdoch e Lagerfeld, Valentino e la Schiffer. Quella sera era anche il compleanno di Clooney, siamo finiti in un locale a cantare happy birthday. Non è il mio ambiente, ma è stato divertente. Per me è un gioco, il problema è che loro si prendono tremendamente sul serio. È un mondo effimero (ben illustrato nel reportage sul numero di luglio di Vogue America). La cosa migliore è entrare e uscire. Farne parte a tempo pieno deve essere delirante".

Trentatré anni, e ha già contato tutte le stelle. Si è inchinato davanti alla regina Elisabetta ("Mica una volta sola, almeno tre, anzi quattro") e Giovanni Paolo II, ha stretto la mano e conversato amichevolmente con Lady Diana. Nulla più da invidiare ai suoi idoli, Nureyev e Mikhail Baryshnikov. "Non me lo aspettavo così questo mondo, non a questi livelli", mormora con gli occhi incollati sull'insalata. "Il mio sogno, ovvio, era quello di ballare ai massimi livelli, però a volte la realtà supera la fantasia. Non avrei mai immaginato, ad esempio, di avere una serata tutta mia al Colosseo, presente la massima carica dello Stato, o di ballare al Giubileo della regina, alle Olimpiadi o a Piazza San Pietro. Eventi straordinari che mi hanno arricchito come uomo e come artista. Pochi hanno queste chance, quindi suppongo di aver avuto anche un pizzico di fortuna".

La favola che l'avrebbe trasformato nel prince charming della danza iniziò nel 1981. Aveva sei anni, e già affrontava giornate lunghe, impegnative, estenuanti. "Mai noiose, però", interrompe. "In realtà non c'è mai stato un aspetto della mia preparazione artistica che abbia odiato. Gli esercizi alla sbarra forse, non certo le prove. Il training quotidiano, anche se poco creativo, non è mai routine. Più che noioso è impegnativo, perché ogni mattina devi confrontarti con te stesso, con un corpo che risponde sempre in maniera diversa, e sottoporti alla disciplina che la professione richiede. Di questo ti rendi conto fin da bambino. Non esegui mai gli esercizi nella stessa maniera, non finisci mai di scoprire la tecnica più idonea al tuo fisico. La parte della formazione, dello studio, della lezione, è sempre impegnativa, allora come oggi. È stato duro, ma da bambino, con due lezioni a settimana, poteva ancora assomigliare a un gioco. Poi il trasferimento a Milano, che angoscia. Lasciare la famiglia contro la mia volontà e vivere da solo in città mi terrorizzava. Volevo ballare, mi sosteneva la passione, ma sinceramente dagli undici ai quattordici anni non ero così sicuro di riuscire. Ci furono momenti in cui pensavo: non ce la farò. Il distacco fu drammatico, ne risentivo emotivamente. A livello fisico, invece, il periodo duro iniziò più tardi, verso i sedici-diciassette: oltre alla scuola di ballo, c'era il liceo scientifico, corso serale per studenti lavoratori. A mezzanotte arrivavo a casa sfinito. È stato il periodo più difficile di tutta la mia storia. Nel passaggio dalle medie alle superiori, quando non riuscivo neanche più a tornare a casa una volta a settimana, quasi gettai la spugna. Mi feci iscrivere al liceo di Vercelli, pensavo che la mia avventura milanese fosse terminata lì. Ma come rinunciare a tutto dopo aver lavorato tanto? Sarei riuscito a soffocare una passione così forte? Per fortuna c'era l'altro lato della medaglia, le gratificazioni, le speranze, i sogni. Quando entri nella scuola della Scala ti senti un privilegiato, è un mondo dorato per un ballerino, vivi nel ventre del teatro, con la possibilità di avere accesso alle opere, di sbirciare dietro le quinte, di annusare il trionfo. Incominci a capire che quello è un mondo magico. Riuscire ad arrivare dove molti vorrebbero e quasi nessuno riesce dà una spinta incredibile, è la prima consapevolezza di aver raggiunto un traguardo".

A quattordici anni pensava di mollare, a quindici incontrò Nureyev. Lo trasformò nel Tadzio di Morte a Venezia. "Già, il mio incontro con il mito. Da quel momento in poi non ci furono più tentennamenti. C'erano mille leggende intorno a lui, la fuga dalla Russia, gli amori, le frequentazioni, il cinema. Essere scelti, farsi correggere da Nureyev era il massimo per un adolescente che voleva fare il ballerino. Arrivò alla Scala per rimontare il suo Schiaccianoci. Il nostro fu un incontro del tutto casuale. Mi ero fermato fuori orario in sala prove, lui entrò per fare i suoi allenamenti - a cinquant'anni non tralasciava una lezione. Quando lo vidi, intimidito, feci per andar via. Mi disse di restare, di continuare gli esercizi. Ero agitatissimo, mi sentivo al di fuori della realtà tanto ero emozionato".

Non c'è niente nel suo racconto che faccia pensare a un'adolescenza ordinaria, tantomeno scanzonata. Niente che lasci immaginare lunghi, noiosi pomeriggi cercando di mandare a memoria Pascoli o Carducci. Mai un riferimento alle vacanze estive, alle settimane bianche, ai flirt coltivati con lunghe lettere o telefonate chilometriche. "Mi mancava la routine degli altri ragazzi, un po' più di tempo per me, per una vacanza", ammette.

"Nelle ore di pausa tra un esercizio e l'altro dovevo preparare le interrogazioni per la sera. Il rilassamento può costare caro a un ballerino; se si ferma due giorni, ha bisogno di altri due per recuperare, allora meglio evitare. Non puoi mai staccare, neanche quando vorresti. Se tutto è filato liscio, lo devo ai miei. Mi mandarono loro da Trino Vercellese a Milano. Mi diedero la possibilità di accedere a questo mondo senza traumi. Sono stati aperti, di questo non finirò mai di ringraziarli. Oggi i ragazzi hanno altre ambizioni, pretendono di entrare nel mondo dello spettacolo senza nessuna preparazione, un'illusione alimentata dalla tv spazzatura. Lei vede mai un'opera o un balletto in prima serata? Quanto spazio dedica la televisione pubblica alla lirica, alla musica sinfonica o alla danza? E allora come può un ragazzo sentirsi stimolato a intraprendere una carriera tanto impegnativa, quando scopre che potrebbe diventare una celebrità anche senza saper far nulla? Il varietà va benissimo, l'arte è un'altra cosa".

Per ogni ballerino che diventa famoso come Bolle, ci saranno sempre centomila cantanti pop che vendono milioni di dischi e riempiono stadi con uno sforzo minimo. È una lotta impari. A questo punto quella del ballerino più che una passione è una vocazione. "I sacrifici sono tanti. Disciplina, volontà, dedizione: non riusciresti a reggere la pressione e le difficoltà senza una motivazione forte". Ovvio, allora, che ci sia una crisi delle vocazioni. "Qualcosa sta cambiando, anche in Italia", puntualizza. "C'è un grande interesse dei giovani verso la danza. Molti più iscritti nelle scuole, anche se le prospettive occupazionali sono tutt'altro che rosee".

Che succede a un certo punto, si va in pensione? "Le donne a 49 e gli uomini a 52 anni, un'età molto alta. Qui in Francia si va a 42, un limite ragionevole. Musicisti, cantanti e attori possono continuare a vita, noi no, abbiamo dei limiti fisici. È doloroso, difficile da accettare, perché a vent'anni non hai quella maturità scenica e artistica che si conquista solo più tardi, quando si avvicina l'ora dell'addio alle scene. Paura? No, sono consapevole, come del resto gli atleti, che l'età può essere un limite. L'importante è vivere intensamente, giorno per giorno, le emozioni che la carriera ti offre, senza mai tralasciare nulla. Aggrapparsi ai momenti meravigliosi. Un giorno, forse, potrei fare l'attore. Magari diventare direttore di una compagnia come quella della Scala. Oppure sparire".

(13 luglio 2008)

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Re: Millepalcoscenici

Messaggio Da Ospite il Lun 26 Lug 2010, 23:37

Teatro: Franca Valeri compie 90 anni

Una lunga carriera di successo.

di Maurizio Giammusso
ROMA - Buon compleanno a Franca Valeri, che sabato 31 luglio compie novant'anni, recitando quasi ogni sera le sue donne in caricatura, facendo progetti per il futuro, come attrice, autrice e regista, ovvero campionessa dell'umorismo e dell'intelligenza al femminile. Ai giornalisti che l'hanno avvicinata negli ultimi mesi, agli spettatori dei suoi tanti recital, è sempre apparsa in forma, nonostante vari acciacchi, pronta a dare a tutti la prova che il teatro fa bene soprattutto a chi lo fa. Attrice mimetica e autrice caustica è applaudita da una vita per le sue caratterizzazioni al femminile; è insomma un classico cine-teatral-televisivo nazionale e non delude mai.
Il suo nome d'arte è a tutti noto, ma quello vero pochi lo ricordano: Franca Maria Norsa, nata a Milano il 31 luglio 1920, ragazza colta e di buone letture, tanto che è la passione per il poeta francese Paul Valery a suggerirle quello che sarà per sempre il suo pseudonimo. Del resto la scelta di cambiare nome nasce anche da un flop a teatro con la tragedia 'Caterina di Dio'; un insuccesso che si somma ad un altro smacco: quello di venir bocciata all'esame di ammissione all'Accademia Nazionale d'Arte Drammatica di Roma, l'"università degli attorì che laureò Gassman e tanti altri. In seguito, approda in teatro quasi per caso, dopo aver rivelato le sue doti satiriche nei salotti mondani e intellettuali milanesi, dove dà vita a personaggi ispirati al costume contemporaneo, fatto di frivolezze e ipocrisie, fedeli specchi di un ambiente borghese.
Il suo talento comico-satirico si segnala nella trasmissione radiofonica 'Il rosso e il nero', che fa da trampolino a molti futuri interpreti della commedia all'italiana. E' qui che Franca Valeri per la prima volta fa conoscere al grande pubblico il personaggio della Signorina Cesira, che passando successivamente dalla radio alla televisione, diventa la Signorina Snob, nevrotica signora milanese, ritratto delle ipocrisie della borghesia contemporanea.
Il suo esordio teatrale risale al 1951, quando fonda il Teatro dei Gobbi con Alberto Bonucci e Vittorio Caprioli, (diventato poi suo marito), recita negli spettacoli 'Carnet de notes n.1' e 'Carnet de notes n.2', che proponevano una serie di sketch satirici sull'Italia che scopriva il miracolo economico. Nello stesso anno interpreta il suo primo film, 'Luci del varieta'', di Alberto Lattuada e dell'esordiente Federico Fellini; seguono 'Il segno di Venere' (1955), 'Il bigamo' (1955), 'Il vedovo' (1959), 'Parigi o cara' (1962) e 'Io, io, io... e gli altri' (1965): tappe riconoscibili di una carriera in accelerazione, dove intreccia amicizie e collaborazioni con Vittorio De Sica e Alberto Sordi. Sempre con il Teatro dei Gobbi debutta in televisione nel 1954, dove la Signorina Snob si consacra fra le icone nazionali e dove nasce la fortunatissima Signora Cecioni (1960), la popolana romana perennemente al telefono con 'mamma''. Da allora - e son passati cinquanta anni! - Franca Valeri è una presenza ricorrente nel cinema e nella tv.
Il grande schermo sfrutta le sue caratteristiche fisiche e di carattere, che per altre attrici sarebbero dei difetti; la tv amplifica il suo pubblico, per il quale diventa una presenza familiare. Ma non basta: legata alla Scala, dove ha maturato la sua passione per l'opera lirica, Franca Valeri si cimentata come regista di melodrammi, senza negarsi alla televisione (che a volte sembra non aver più bisogno di attrici di razza come lei). Nel 1995 è coprotagonista con Gino Bramieri della sit-com di Canale 5 'Norma e Felice' e un anno più tardi con la fiction 'Caro maestro'. Nel 2000 è accanto a Nino Manfredi in 'Linda, il brigadiere e...', fiction di successo di Raiuno, e del film tv 'Come quando fuori piove', diretto da Mario Monicelli. Nel 2001 è tra i protagonisti di 'Compagni di scuola' (Raidue). E' inoltre autrice di commedie di successo, come: 'Lina e il cavaliere', 'Meno storie', 'Tosca e le altre due' e 'Le Catacombe', titoli che confermano uno stile di scrittura e di recitazione unici in Italia.

ANSA


sperando di non essere fuori topic, oltre che in anticipo di qualche giorno, ma il personaggio mi sembra troppo importante


Ultima modifica di ubik il Lun 26 Lug 2010, 23:51, modificato 1 volta

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Re: Millepalcoscenici

Messaggio Da Ospite il Gio 29 Lug 2010, 00:15

I 7 peccati capitali

B. Brecht - K. Weill


Composto nel 1933, il balletto con canto I sette peccati capitali di Kurt Weill su testi di Berthold Brecht fu rappresentato a Parigi nello stesso anno. È la storia di due Anna (Anna I e Anna II: la prima canta e racconta il cammino di un'Anna silenziosa che danza alla ricerca di denaro sufficiente a costruire una casa per la sua famiglia in Louisiana. Anna viaggia per sette città americane, in ciascuna delle quali incontra un peccato. Anna I rappresenta lo scaltro alter ego dell’innocente Anna II. Opera di ampio e graffiante respiro morale, come in altre scritte dalla famosa coppia d’artisti, in questo caso ispirati dal coreografo Balanchine, I sette peccati capitali mette in luce i vizi e i peccati di una società europea che di lì a poco si sarebbe drammaticamente confrontata col nazismo.

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Re: Millepalcoscenici

Messaggio Da Ospite il Gio 29 Lug 2010, 00:16




Prologo

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Messaggio Da Ospite il Gio 29 Lug 2010, 00:19



Ozio

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Messaggio Da Ospite il Gio 29 Lug 2010, 00:24



Superbia

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Messaggio Da Ospite il Gio 29 Lug 2010, 00:28



Ira

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Messaggio Da Ospite il Gio 29 Lug 2010, 00:33



Gola

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Messaggio Da Ospite il Gio 29 Lug 2010, 00:36



Lussuria

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Messaggio Da Ospite il Gio 29 Lug 2010, 00:42



Avarizia

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Messaggio Da Ospite il Gio 29 Lug 2010, 00:45



Invidia

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Messaggio Da Ospite il Gio 29 Lug 2010, 00:50



Epilogo

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Messaggio Da Ospite il Gio 29 Lug 2010, 08:03

Sempre grandioso sentire quella trama musica-parole che getta subito in quell'Europa, grazie Ubikmessner, non la conoscevo

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Messaggio Da Ospite il Gio 29 Lug 2010, 15:40

Miskin ha scritto: Sempre grandioso sentire quella trama musica-parole che getta subito in quell'Europa, grazie Ubikmessner, non la conoscevo
questo tipo di commento da senso alla mia ricerca

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Re: Millepalcoscenici

Messaggio Da Ospite il Gio 29 Lug 2010, 17:12

Miskin ha scritto:Dunque, come dicevo in chiacchere, possiamo parlare anche di teatro ?
Ieri sera ho assistito ad un recital di Elio Ggermano tratto da Celine " Viaggio al termine della notte"
Lui è stato veramente bravo, è un ragazzo gracile ma ha una forza insospettata, è molto ombroso, nervoso; riesce a descrivere la follia della guerra, l'insensatezza dell vita e la solitudine con un crescendo che coinvolge sempre di più: e poi c'è la musica di Theo Teardo chitarra elettrica amplificata ed arabescata su suoni campionati al computer, impreziosita da un violoncello di suoni intensi e gravi, era veramente emozionante.. (e avevo l'Autan..)

c'ho preso bene quando l'ho visto a cinema per la prima volta,penso anche io che abbia un grande talento,mi piace molto,sa recitare BENE,cosa difficile da trovare tra gli attori italiani giovani in questo periodo,é molto convincente.
Grazie per aver aperto questo topic

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Re: Millepalcoscenici

Messaggio Da Ospite il Ven 30 Lug 2010, 08:48

sono io che ringrazio , sempre, per le occasioni che ci regaliamo di conoscere e ricercare

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Re: Millepalcoscenici

Messaggio Da Ospite il Ven 30 Lug 2010, 14:46

Igor Stravinski e Vaslav Nijinski


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Messaggio Da Ospite il Ven 30 Lug 2010, 14:46


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Messaggio Da Ospite il Ven 30 Lug 2010, 14:47


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Messaggio Da Ospite il Ven 30 Lug 2010, 15:15

miki

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Messaggio Da Ospite il Ven 30 Lug 2010, 15:55

L'opera da tre soldi

B. Brecht - K. Weill

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Re: Millepalcoscenici

Messaggio Da Ospite il Ven 30 Lug 2010, 15:56



Ouverture

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Re: Millepalcoscenici

Messaggio Da Aeris il Ven 30 Lug 2010, 15:58

Miskin ha scritto:Dunque, come dicevo in chiacchere, possiamo parlare anche di teatro ?
Ieri sera ho assistito ad un recital di Elio Ggermano tratto da Celine " Viaggio al termine della notte"
Lui è stato veramente bravo, è un ragazzo gracile ma ha una forza insospettata, è molto ombroso, nervoso; riesce a descrivere la follia della guerra, l'insensatezza dell vita e la solitudine con un crescendo che coinvolge sempre di più: e poi c'è la musica di Theo Teardo chitarra elettrica amplificata ed arabescata su suoni campionati al computer, impreziosita da un violoncello di suoni intensi e gravi, era veramente emozionante.. (e avevo l'Autan..)

esattamente come lo vedo io secondo me uno dei migliori attori italiani in circolazione

grazie Miskin per aver aperto il topic
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Messaggio Da Ospite il Ven 30 Lug 2010, 16:00



La ballata di Mackie Messer

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