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Messaggio Da camila il Mar 19 Mar 2013, 08:24

«Ho cambiato tutto per registrare il mio disco essenziale»
Paolo Giordano

Marco Mengoni basta sentirlo. Cantare, certo. E anche parlare in pubblico, come ha fatto ieri all'Accademia di Brera mentre alle sue spalle quattro giovanissimi action painters ridisegnavano con spary e pennelli il suo profilo sulle tele. Presentava il nuovo disco, che si intitola #prontoacorrere, proprio così, con l'hashtag davanti perché «il mio pubblico è molto attento al web e quindi anche a Twitter». E lo ha spiegato a modo suo, con parole vaghe perché Mengoni è fatto così: lui parla con le proprie canzoni, per le quali ha una cura maniacale d'altri tempi. In fondo, qualche settimana fa, pochi minuti dopo aver vinto il Festival di Sanremo, ancora inebetito dalla gioia, ha detto senza troppi giri di parole: «Domani torno in studio di registrazione, ho un sacco di coase ancora da fare». Proprio così.
Allora Mengoni era così urgente tornare in studio dopo aver vinto il Festival?
«Beh Sanremo per me è stata un'esperienza eccezionale anche perché il pubblico ha reagito benissimo».
Dopotutto da allora il brano L'essenziale è fisso al primo posto su iTunes.
«Non piace solo al mio pubblico fedele. Ma a tanti altri».
Ed è già multiplatino, è il più tramesso dalle radio e il video ha guadagnato ben otto milioni di visualizzazioni su Vevo. Sono dati, non è piaggeria.
«Perciò dopo aver vinto il Festival di Sanremo voglio viaggiare alla stessa velocità di questo progetto».

Ecco, la sensazione di inadeguatezza è una costante (bella ma dolorosa) di Marco Mengoni. Da X Factor in avanti, ha riversato la sua insicurezza sulla voce, modulandola, estendendola, arzigogolandola a dismisura quasi a trovare conferme della propria bravura, arrabbiatissimo oltretutto di essere considerato solo un interprete e non un autore tout court. All'Ariston si è capito che Marco Mengoni è cresciuto. E #prontoacorrere lo conferma: è più essenziale, asciutto nonostante brani firmati da autori super come Nannini (Bellissimo, scritto con Pacifico), Cremonini (La valle dei re) o addirittura Fossati (Spari nel deserto). Stavolta è lui a fare la differenza, a dimostrazione che il talento decolla solo se c'è la passione a tutti i costi. Come qui. «Rimango il Marco di prima. Ma di certo l'anno scorso mi ha aiutato cambiare tutta la mia squadra a parte la casa discografica Sony. Avevo voglia di confrontarmi con altre persone».
Ad esempio Fossati.
«Mi ha invitato al suo ultimo concerto. Poi mi ha chiamato per dirmi: “Ciao Marco, sono Ivano e ho scritto un brano per te”. L'ho ascoltato e l'ho fatto mio».
Lui è la vecchia guardia, Cremonini è la nuova.
«È eccezionale, un bel pazzo, un uomo libero che ha il dono di condensare in un solo verso ciò che io impiego una quaresima a riassumere».
Sì però la canzone che dà il titolo al disco è firmata da lei e da Mark Owen dei Take That.
«Credo che lui sia il miglior autore di canzoni dei Take That. Su questo brano ho lavorato tantissimo ma ne sono pazzamente soddisfatto».
Lei usa tanti superlativi, segno di una sensibilità accentuata.
«In fondo sono qui all'Accademia di Brera perché ho fatto una scuola d'arte, sono entusiasta e pieno di immaginazione. Ma per scrivere una canzone, prima disegno e poi riesco a scrivere il testo. Mi viene più facile».
Però la lingua è locale. Le figure sono universali. Magari questo disco potrebbe essere pubblicato anche in inglese. O in spagnolo.
«Non posso dire nulla».
Quindi sarà così. Intanto a maggio le toccherà rappresentare l'Italia all'Eurovision Song Contest, il vecchio Eurofestival.
«E canterò L'essenziale tutto in italiano. Sono lì a rappresentare l'Italia, perché aggiungere versi in inglese?».
Chi crede nella canzone che canta non lo farebbe.
«Appunto. So di avere corde vocali molto fini e una bella mobilità vocale. Ma, essendo cresciuto con Aretha Franklin e Stevie Wonder, ho imparato quale sia davvero la forza delle canzoni. Perciò adesso sono molto contento di essere molto semplice. E non è stato così immediato rendermene conto».

http://www.ilgiornale.it/news/spettacoli/ho-cambiato-tutto-registrare-mio-disco-essenziale-897445.html
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Messaggio Da Delilah il Mar 19 Mar 2013, 08:35

Il Tempo Roma

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Messaggio Da Delilah il Mar 19 Mar 2013, 08:37

da La Repubblica - Gino Castaldo


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Re: [MM] Articoli, interviste...

Messaggio Da Zoe il Mar 19 Mar 2013, 08:55

http://mentiinformatiche.com/2013/03/marco-mengoni-dodici-pezzi-tante-chicche.html
Marco Mengoni: Dodici pezzi, tante chicche


«In realtà avrei voluto titolare questo disco “Pronto a ricorrere”, non Prontoacorrere. Ma faceva troppo ricorso alla Cassazione, di questi tempi ho evitato! In realtà sono sempre pronto a correre e la mia è una vita che va pari passo con la tecnologia, molto frenetica. In questo disco vado velocissimo verso il futuro, mi rigenero anche e, visto che sono nato il 25 dicembre, posso dire che la mia è una resurrezione-sprint!». Marco Mengoni, fresco del trionfo di Sanremo, la butta sull’ironia prima di iniziare il vernissage dell’ultimo album, il primo nel quale si diverte a volteggiare senza rete, un piatto ricco, ricolmo di 15 canzoni che vanno dalle ballate soul all’elet – tronica, registrate tra Los Angeles e Milano e firmate da autori super. Gianna Nannini e Pacifico hanno griffato Bellissimo, una delle due canzoni presentate al Festival (nella track-list c’è, ovviamente, anche L’Essenziale, brano primo all’Ariston). Tra i writer troviamo, poi, big internazionali quali Tobias Gad, autore di riferimento per Alicia Keys, che ha offerto Non passerai; Evan Bogart, writer di Jennifer Lopez e Rihanna; Charlie Grant, storico autore di Def Leppard e Simply Red che ha dato l’opportunità a Marco di cantare in inglese I got the far; Steve Robson, tra i preferiti di James Blunt, si è occupato di Evitiamoci e persino Mark Owen dei Take That, papà della title-track Prontoacorrere. «Nei Take That, quello che mi ha sempre fatto impazzire èMark, non Robbie Williams», aggiunge Mengoni. Il quale ammette l’invidia che prova per Cremonini che ha firmato l’intensa La valle dei re: «Cesare ha una facilità di scrittura incredibile, con un’immagine riesce a fotografare un verso. Lo trovo, al contempo, pragmatico e immaginifico ». La canzone da ko del disco, contrariamente al quel che si pensa, non è L’Essenziale, con la quale Mengoni cercherà di vincere anche l’Eurocontest che si terrà a Malmoe in giugno, bensì Spari nel deserto, nata dalla sorprendente collaborazione con Fossati. «Un giorno Ivano ha telefonato e, per nulla cupo come è stato definito da tanti, mi ha detto con la semplicità dei grandi: vuoi questa canzone? L’ho scritta per te. Non ci volevo credere, l’ho arrangiata per le mie corde ed eccola qui». Tra le novità del disco un’idea originale che Marco, ex studente dell’istituto d’arte, ha voluto concretizzare: si è rivolto a un gruppo di giovani artisti e ha fatto lavorare quadri e dipinti che lo raffigurano, stile popart. «Opere che saranno poi messe all’asta per scopi benefici », precisa il vincitore di Sanremo che non ricorda brividi particolari quando gli menzioniamo, a un mese di distanza, la vittoria all’Ariston: «In fondo si tratta di una statuetta alzata il sabato della finale. Il contorno è stato assai più importante per il mio modo di vedere le cose». Mengoni che partirà in tour da Milano (la data dell’8 maggio, all’Arcimboldi, è già sold out da tempo a dimostrazione della sua enorme popolarità, non soltanto presso il pubblico under 20), è un grande fan dei Beatles e vede questo disco come un esercizio di maturità, un passo verso le vette musicali: «Ho cambiato tutto lo staff, non che prima non andasse bene qualcosa, ero semplicemente stanco di stare davanti allo specchio e vedermi i soliti difetti. Lavorando con Michele Canova, che ha prodotto questo progetto, ho scoperto di avere voglia di cambiare. Anche la voce ne è uscita modificata, più controllata e probabilmente diversa da quella dei miei inizi. Ne sono contento perché ritorna il discorso del correre in avanti, verso il futuro. Un passo necessario anche per stemperare quelle illazioni che mi volevano figlio di un talent-show. Non mi sono mai sentito limitato da X Factor, l’amore del mio pubblico ha sempre costituito il parametro per soppesare il mio lavoro e scoprire quanto sia buono. Soffro soltanto quando mi danno dell’inter – prete. In realtà il sottoscritto se le scrive anche, le canzoni».
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Messaggio Da newmoon38 il Mar 19 Mar 2013, 09:47

Buongiorno sereno
sono presenti vari articoli sui seguenti quotidiani:
Corriere della Sera a firma Andrea Lanfranchi
Libero (stesso articolo che ha postato Zoe) a firma Leonardo Iannacci
La Stampa a firma Luca Dondoni
Vi riporto l'articolo posto su La Repubblica a firma di Gino Castaldo:

"Sarà anche pronto a correre come recita, con malizia social, il titolo del nuovo album, eppure Mengoni è ancora destinato a essere un personaggio controverso. La tara della formazione talent pesa, almeno nell'idea che è alla base di quei programmi: produrre interpreti, generalmente privi di pensiero musicale, ma alla fine sono tutti d'accordo sul fatto che nel ragazzo, il talento, più del talent c'è davvero. E c'è soprattutto la voglia e la determinazione di crescere, come raccontano i riverberi sontuosi del nuovo album prodotto tra Milano e Los Angeles da Michele Canova lo stesso di Ferro e Jovanotti, con musicisti di rango con pezzi scritti da Mark Owen, Gianna Nannini, Cesare Cremonini e perfino, il primo dal suo annunciato ritiro, da Ivano Fossati. Spari nel deserto era proprio indirizzata a lui, al giovane che di mestiere pratica il talento, Marco Mengoni da Ronciglione (e un pizzico di quell'accento rustico gli è rimasto nel nuovo lessico da star), classe 1988. Il buon Marco l'ha modificata, adattata, come ci ha raccontato e rispedita al mittente con trepidazione, aspettandosi un rimprovero. E invece no. Fossati ha approvato sottoscritto e infine la canzone la firmano insieme. Nel frattempo ha vinto Sanremo con un pezzo in cui c'è la sua firma, produce grandi numeri, è in cima alle vendite, e ha anche maturato il suo stile di canto, portato agli eccessi fuori luogo e nel nuovo disco si misura più pacatamente con atmosfere molto diverse, ballad, dance, soul nostrano, melodie, lasciando intuire che sul canto sta lavorando molto bene, cosi che in un futuro non troppo lontano potrebbe riuscire a produrre un suo pensiero musicale, un pensiero giovane, e quindi debole per condizione e definizione storica, ma pur sempre un pensiero."
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Messaggio Da camila il Mar 19 Mar 2013, 09:53

Marco Mengoni, #PRONTOACORRERE: la recensione
Le collaborazioni con Cesare Cremonini, Ivano Fossati, Mark Owen dei Take That. Il sound, i testi più belli. Il terzo album di inediti del vincitore di Sanremo 2013, vincitore di X Factor nel 2009.

È il 19 marzo 2013, a poco più di un mese dalla vittoria al Festival di Sanremo, Marco Mengoni lancia il suo terzo album di inediti, "#PRONTOACORRERE". Un titolo che racconta bene le intenzioni di questo nuovo lavoro (piuttosto atteso), che abbiamo ascoltato molto bene questa notte, più o meno come voi che nelle ultime ore l'avete scaricato da iTunes e alle sette del mattino eravate già in coda nei negozi musicali delle stazioni ferroviarie d'Italia che aprono prima degli altri (insomma, l'abbiamo visto con i nostri occhi, sembra incredibile di questi tempi ma è vero).

Marco Mengoni è pronto a correre, dicevamo e ci dice lui implicitamente con questo titolo. Quando ci si posiziona ai blocchi di partenza come un olimpionico (o di ripartenza, come lui ci ha tenuto a dire più volte avendo cambiato interamente il suo team di lavoro) ci sono solo due obiettivi: cercare di non farsi prendere e arrivare al traguardo senza cadere.

Mengoni non contento cerca anche la terza strada, quella di trovare finalmente quel posto "Dove si vola". Si guarda attorno planando nella musica non più come aspirazione metaforica, ma come concretezza di chi mette mano ai propri pezzi, alle musiche, ai testi, scegliendo un team artistico giovane, che gli assomigli. E si sente.

Nelle 15 tracce del disco Marco non cambia pelle, lo riconoscerete senza fatica, ma cerca di miscelare in linea di continuità con il suo legame profondo con il rock inglese e con il soul americano, una nuova visione della musica e della vita in una prospettiva meno oscura, che si può toccare in superficie non attraverso gli acuti e le svisate, ma attraverso una profondità interpretativa e un controllo che veicola meglio le emozioni.

A conquistare in questo disco sono le sezioni ritmiche, incalzanti e ipnotiche come nella bellissima "Non me ne accorgo" e in "Pronto a correre" scritta con Mark Owen dei Take That, complice sicuramente la partecipazione al missaggio di Michele Canova in tutto l'album, una garanzia per chi cerca una visione omogenea e contemporanea del proprio lavoro (Basti pensare ai lavori più recenti di Giorgia e Jovanotti, per fare due esempi recenti).

C'è un brano di Cesare Cremonini, "La valle dei re" (ottimo sound e grande racconto), un brano scritto da Ivano Fossati "Spari nel deserto", ma i fuochi d'artificio li fa poi Roberto Casalino nel brano vincitore del Festival, "L'essenziale" e Ermal Meta (Ex Fame di Camilla) che ha curato insieme a Marco Mengoni l'adattamento dei brani nati dalle penne anglosassoni che permeano buona parte della produzione e scritto da zero "20 sigarette", uno dei brani più intensi del disco.

Nel tempo, in un prossimo futuro, vogliamo che si mostri ancora più nudo (ma non come in quella copertina), più intimo e più diretto nei contenuti, anche se in questo album in tutta onestà ha fatto passi da gigante. Insomma, sembra sulle scene da una vita fa ma ha solo 24 anni. Quanto può crescere in prospettiva?

In attesa di quello che sarà l'Eurovision Song Contest in Svezia con "L'essenziale" interamente cantata in italiano (anche se "Una parola", unica eccezione dance del disco, è davvero carina), si prevede anche se non è certa la possibilità di un lancio di "#PRONTOACORRERE" fuori dal territorio italiano, probabilmente in lingua inglese e/o spagnola. La parola da oggi, però, va al pubblico, ai fan e ai nuovi ascoltatori.

La differenza fondamentale tra i cantanti che hanno fatto un talent show è tra chi ne è rimasto inghiottito e chi sta facendo la sua strada di pregio. Chi è sostenuto con un milione di like su Facebook e tanti cari saluti e chi invece è premiato dal successo vero, quello delle classifiche e dal gradimento concreto della gente. La differenza fondamentale tra i cantanti che hanno fatto un talent show è più che altro una: tra chi ha capacità eccezionali che vanno ben oltre la sua voce (come Marco) e chi invece, per quanto si sforzi, non ha niente da dire (e da dare) al suo pubblico.

http://cultura.panorama.it/musica/marco-mengoni-prontoacorrere-pronto-correre-recensione
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Messaggio Da newmoon38 il Mar 19 Mar 2013, 09:55

Articolo presente anche su l'Avvenire a firma Massimo Gatto, ma non presenta nulla di nuovo
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Messaggio Da Delilah il Mar 19 Mar 2013, 10:02

@New, mi spiace che sei stata a trascrivere, ma ho fatto lo stamp dell'articolo di Castaldo ed è qualche post più indietro

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Messaggio Da Guenda il Mar 19 Mar 2013, 10:23

tra l'altro Deli era già stato fatto nella pagina precedente a quella in cui hai scritto tu, così ce lo abbiamo ben 3 volte risata

ma va bene così, Castaldo qualcosa di buono ha pure detto, quindi lo leggiamo pure 3 volte risata
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Messaggio Da Delilah il Mar 19 Mar 2013, 10:29

Aaaaahhhh, non me ne ero accorta d'altronde non sono ancora del tutto sveglia
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Messaggio Da newmoon38 il Mar 19 Mar 2013, 10:38

@Delilah ha scritto:@New, mi spiace che sei stata a trascrivere, ma ho fatto lo stamp dell'articolo di Castaldo ed è qualche post più indietro



diavolo diavolo diavolo
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Messaggio Da angelinajolie il Mar 19 Mar 2013, 10:45

Ma invece il corriere di laffranchi?
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Messaggio Da camila il Mar 19 Mar 2013, 10:49

@angelinajolie ha scritto:Ma invece il corriere di laffranchi?


c'è il video dell'intervista sisi


http://1000voci.forumativo.com/t198p285-video-interviste-radio-tv-web#352032
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Messaggio Da angelinajolie il Mar 19 Mar 2013, 10:50

Gia ma non riesco a vederlo fatica
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Messaggio Da camila il Mar 19 Mar 2013, 10:53

Marco Mengoni ora è «Pronto a correre»: il vincitore di Sanremo racconta il suo nuovo album



Un cambio di rotta, un Marco Mengoni tutto nuovo. Ciò che avete visto a Sanremo (dove il cantante ha trionfato con «L’essenziale», brano da un mese in vetta alle classifiche di download e di programmazione radiofonica) era solo l’inizio: Marco riparte da zero con l’album «#Prontoacorrere». Un disco che fin dal titolo (un «hashtag», l’etichetta che si usa su Twitter) sembra voler salutare e ringraziare i fan che in questi anni l’hanno seguito, appoggiato e sostenuto, soprattutto sui social network. Nella buona, ma anche nella cattiva sorte.

«Il mio passato mi ha fatto diventare la persona che sono oggi» rivela Marco, che ha scelto di non uscire con il nuovo album a ridosso del Festival ma di aspettare qualche settimana. «In questo ultimo anno mi sono buttato. Ho cercato nuovi brani, nuovi stimoli artistici. Ma ho voluto che quest’album non fosse fatto di corsa e che, come il “nuovo me”, fosse davvero “pronto a correre”».Un album che parla ancora di malinconia e di perdita, ma con uno spirito più propositivo, ottimista. Quasi un «concept album» su come riprendersi dopo la fine di un amore. «“#Prontoacorrere” rappresenta l’immagine che ho di me in questo momento» ci spiega. «In corsa verso il futuro, vivendo consapevolmente il presente. Pronto ad affrontare ciò che succederà, sempre in divenire. È un insieme di immagini, idee, esperienze, incontri. È un anno di vita intenso che ho voluto riassumere con un’azione: correre. Verso la concretezza, l’appartenenza alla terra, proponendo tante sfumature di colori».

La novità si sente nei testi come nelle sonorità: «Ho fatto delle scelte artistiche importanti» racconta Marco. «Ho cambiato tutta la mia squadra di lavoro e ho affidato la produzione a Michele Canova». Il produttore di Tiziano Ferro e Jovanotti non è l’unico nome a risaltare nell’album: «Ho ricevuto importanti attestati di stima» rivela Mengoni con orgoglio. «A cominciare da Gianna Nannini, Pacifico e Davide Tagliapietra: hanno scritto per me “Bellissimo”, l’altro pezzo portato a Sanremo, che mostrava un clima opposto a quello di “L’essenziale”. Ma anche Cesare Cremonini e il grandissimo Ivano Fossati». L’ex cantante dei Lùnapop è infatti l’autore della suggestiva «La valle dei re», mentre Fossati ha regalato a Mengoni la sua «Spari nel deserto».A loro si aggiunge un grande apporto internazionale, che fa la differenza: Toby Gad, autore di «If I were a boy» di Beyoncé, dà la sua impronta alla ballata «Non passerai», mentre c’è Mark Owen dei Take That tra le firme del brano che dà il titolo all’album. Steve Robson, autore di artisti come One Direction e James Blunt, ha scritto «Evitiamoci» a quattro mani con Marco.

Intanto si prepara a girare l’Italia con l’«Essenziale Anteprima Tour»: «La vittoria di Sanremo mi ha convinto di essere sulla strada giusta: dall’8 maggio canterò i miei nuovi brani dal vivo e sinceramente non vedo l’ora». E la sua smania di uscire dai confini potrà sfogarsi in Svezia, a Malmö, sul palco dell’Eurovision Song Festival il 18 maggio. «È il primo vero passo che faccio verso l’estero» dice Marco. «Sto guardando tutto, sto studiando. Ma per me anche soltanto esserci è un grande onore». E la scelta del brano, nonostante il nuovo disco ne contenga uno in inglese («I got the fear», canzone soul dal suono tipicamente british), è tutta nel segno del trionfo sanremese: «Ho scelto di portare “L’essenziale”» rivela Marco «e di cantarla in italiano. Questa canzone ha una storia importante che mi fa sempre piacere raccontare. E forse le devo un’occasione internazionale».

http://www.sorrisi.com/2013/03/19/marco-mengoni-pronto-a-correre/
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Messaggio Da camila il Mar 19 Mar 2013, 12:07

Mengoni: «E dopo voglio fare l'amore»
Lo avete visto trionfare a Sanremo, ma la sua rinascita è iniziata prima: con una nuova squadra (giovane), un nuovo disco (raffinato), una nuova città (faticosa). Una sola cosa non è cambiata
Il giorno in cui lo incontro, Marco Mengoni ha paura solo di due cose: di non riuscire a scaricare l’ultimo disco di David Bowie; e di fare tardi agli appuntamenti. Bowie, incontrarlo sarà difficile, lo vorrebbe almeno ascoltare, ma ha finito i soldi della carta prepagata per il download ed è leggermente in tensione. Per non fare tardi agli appuntamenti, cerca di evitare i gruppi che chiedono foto, autografi, abbracci. Ma sono belle paure. «Mi sento felice. È iniziato un anno di riscatto, un anno bello e importante», dice, mentre tiene tra le mani – gli occhi brillano – la prima copia del nuovo album #Prontoacorrere.

La resurrezione è iniziata mesi fa, dopo il trasferimento da Roma a Milano. Quando ha vinto il Festival di Sanremo, sul palco dell’Ariston, ha ringraziato prima di tutto il suo nuovo team. Perché se casa discografica e band sono quelle di sempre, il resto – assistenti, produttore – è tutto nuovo. Una squadra tra l’altro molto giovane: dalla manager ai grafici che hanno curato il libretto del cd – studenti dello Ied e dell’Accademia di Brera – sono tutti under 29. «Ero giovane quando la gente mi ha conosciuto grazie a X Factor, e anche io, nel mio piccolo, ho voluto contornarmi di giovani. Chi ha mostrato maggiore sintonia con il progetto che avevo in mente ora lavora con me».

Il trionfo a X Factor nel 2009, nel 2010 il terzo posto a Sanremo, poi i dischi d’oro e di platino, la vittoria di un Mtv Europe Music Award, il doppiaggio, i due tour tutti esauriti, i tributi a Gaber, Tenco, Dalla: le cose non le sono certo andate male finora. Perché parla di riscatto?
«Non è che prima non stessi bene, non mi guardo indietro pensando: che schifo. Ma sono cresciuto, mi sento più sicuro».

Perché ha cambiato squadra?
«Ho deciso io, ed è stato un parto, perché mi dovevo staccare da persone che mi avevano seguito e cresciuto per anni. Un po’ come andare via di casa. È dura, ma è bello cambiare, confrontarsi con la novità».

Per essere il disco della rinascita, i pezzi malinconici non mancano.
«Malinconici non vuol dire negativi. E poi positività non è andare in discoteca e fare i coglioni. I testi che ho scritto io – non tutti, perché ci sono le canzoni che mi hanno regalato Gianna Nannini, Cesare Cremonini, Pacifico – sono nati dopo che mi ero chiuso in casa per settimane. Poi ci sono stati altri autori giovani – Ermal Meta dei La Fame di Camilla, Andrea Regazzetti – che mi hanno aiutato a scrivere quei concetti con parole più chiare. Non banali, però. In #Prontoacorrere, per esempio, dico: “Grazie per avermi fatto male, non lo dimenticherò”. Non mi piango addosso: sono consapevole, reagisco».

Dove sbagliava, prima?
«Galleggiavo, per insicurezza non mi buttavo. Ricordo uno scontro durissimo con i miei ex produttori, avvenuto per questo motivo: mi hanno messo davanti a un bivio, oggi posso solo ringraziarli
per avermi insegnato ad assumermi la responsabilità di quello che faccio».

In quel gruppo che la seguiva c’era anche Luca Tommassini, lo scenografo di X Factor. Che su Facebook le ha rinfacciato di essere sparito, di negarsi al telefono.
«Non ho mai litigato con Tommassini. E se non ho risposto pubblicamente è perché non metto in piazza le questioni professionali».

Qualcuno ha insinuato che ci sia stata tra di voi una rottura professionale, ma anche sentimentale.
«Sciocchezze. Ma ci sono abituato, da sempre mi attribuiscono storie di ogni tipo. Dicono che sono stato anche con Benedetta Mazzini. A sentire loro, sa con quanti sono stato?».

(...)

Molte canzoni dell’album raccontano storie d’amore che finiscono. Non sono le sue, però.
«No: non sono fidanzato, non ho una relazione. Anche se sono una calamita per tutti quelli che si stanno lasciando o mettendo insieme: vengono a chiedere consiglio a me. Non so perché, poi, visto che non ho tutta questa esperienza. All’inizio mi rompeva un po’, adesso invece sono un registratore virtuale: mi sento un cantastorie, attingo a ciò che mi raccontano, memorizzo le loro frasi, le riuso nei pezzi che scrivo».


Ai tempi di X Factor ci ha raccontato di una fidanzata avuta da ragazzo. Siamo rimasti a quella?
«È stata la più importante. Ed è passato tanto tempo, troppo».
Sesso?
«Magari. Io provo col calice, ma nulla».

Prego?
«Dalle mie parti si dice che, se durante il brindisi il calice batte sul tavolo, arriverà un buon incontro. Io a forza di battere ho rotto diversi bicchieri, ma nulla».

Difficile crederle: lei è un bellissimo ragazzo.
«Ma sono un giovane vecchio: la botta e via non fa per me, non ne sono capace».

E l’idea di mettere su famiglia che effetto le fa?
«Mi piace, parecchio. Vorrei tanto un bambino, ho un fortissimo istinto paterno. Mi dicono che dovrei aspettare, che ho solo 24 anni, ma io un figlio lo farei volentieri adesso».
(...)

Che cosa direbbe ai suoi coetanei che sentono di non avere prospettive, oggi, in Italia? «Insistete, insistete sempre. E, se passa il treno, fatevi trovare al posto giusto nel momento giusto».

L'intervista completa sul numero di Vanity Fair in edicola dal 20 marzo
http://www.vanityfair.it/people/italia/13/03/19/marco-mengoni-cover-vanity-fair-e-adesso-voglio-fare-l%27amore
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Re: [MM] Articoli, interviste...

Messaggio Da Paz i Enza il Mar 19 Mar 2013, 14:22

Credo sia una critica dubbio Devo rileggere confuso

http://www.ilsecoloxix.it/p/cultura/2013/03/19/APsVwf3E-mengoni_angeles_cuore.shtml

Mengoni, con il cuore a Los Angeles

Genova - Che differenza c’è fra Battisti e i Coldplay? Nessuna. E fra Battisti e Paul McCartney? Infinite. Nel primo caso le distanze sono annullate perché sono universi musicali subito riconoscibili. Artisticamente, invece, sir Paul è sideralmente lontano dall’autore di “Non è Francesca”. Prima lezione: creare mondi, alla lunga, è più redditizio che firmare capolavori.

Ma cosa succede quando un emergente come Marco Mengoni, vincitore a Sanremo con “L’essenziale”, fa un doppio salto carpiato e a soli 24 anni pubblica un album, “#prontoacorrere”, oggi nei negozi, che suona già internazionale? Come minimo il sistema di investimenti discografici ha fatto corto circuito, vista l’incapacità cronica di andare oltre i soliti nomi. Oppure Mengoni è stato travolto da una di quelle onde che si propagano per generare nuove tendenze. E che hanno un solo demiurgo: il produttore.

Nel suo caso è Michele Canova Iorfida, 40 anni, padovano, che ha già tracciato nuove rotte per Tiziano Ferro e Jovanotti. Il caso ha voluto che Canova abbia uno studio a Los Angeles dove incrocia la fantasia, e un notevole know tecnologico, con professionisti, uno per tutti il chitarrista Michael Landau, abituati a pensare in grande. Tutto qui. Mengoni è bravo, le quindici canzoni gli arrivano dall’America di Tobias Gad che scrive per Alicia Keys ed Evan Bogart che firma per Jennifer Lopez e Rihanna, ma anche da colleghi atipici come Ivano Fossati, “Spari nel deserto”, e Cesare Cremonini, “La valle dei re”.

Oltre naturalmente a “Bellissimo” di Gianna Nannini e Pacifico, presentata a Sanremo. Perdipiù si schermisce: «Ho sempre sentito dire che suggerivo un appeal internazionale. E ci ho provato». Vero. Ma il meccanismo che ruota intorno a quest’operazione è piuttosto inedito per l’Italia. Sì, anche Vasco Rossi ha registrato a Los Angeles, anche Ramazzotti ha avuto collaboratori e ospiti stranieri nei suoi dischi. E così la Pausini. Ma si trattava sempre di artisti affermati.

Qui, complice Canova, il processo è rovesciato. Si parte da un mondo e si torna in Italia dove Mengoni, al momento, è ancora fortemente radicato fra le ragazzine. Ma quel mondo è costruito a somiglianza di altri venuti prima. Un po’ come quando andiamo a vedere “Il lato positivo”, commedia amara che ha fruttato l’Oscar a Jennifer Lawrence, e ci sembra che le nostre siano un po’ vecchiotte, troppo leggere e troppo presuntuose.

Per costruire un mondo bisogna spogliarsi di tutto, ripartire con un mood che non ci appartiene. L’unico a esserci riuscito, fra noi, è stato Tiziano Ferro che, non a caso, vive in Inghilterra. Altra terra magica dell’innovazione musicale. Oppure per trovare un sound globale bisogna cercare Zucchero, l’artista italiano che più ha battuto studi e ambienti anglosassoni. Se non fosse così il suo mix fra Appennini, Versilia e Mississippi non funzionerebbe.

Il mondo di Zucchero è più universale di quello di Celentano. Quello di Jovanotti, che sceglie di trasferirsi per un anno negli Stati Uniti per studiare proprio i nuovi suoni del mondo, sarà ancora più globale di quello che è stato “L’ombelico del mondo”. Quindi non importa, per Mengoni, se “Non passerai” o “Un’altra botta” piaceranno più di “Non me ne accorgo”.

Il giudizio del pubblico italiano non farà slittare più di tanto ciò che invece deve percepire quello globale. Prince, il più geniale insieme a Lennon e McCartney, non è diventato universale con “Purple Rain” ma con un mondo di ritmi e pulsazioni quasi erotiche. I Genesis sono diventati leggendari imponendo prima un sound totale, poi le singole canzoni. E così o Fleetwood Mac di “Rumours”, i Coldplay prodotti da Eno, gli U2 di The Joshua Tree” guidati da Daniel Lanois. Per non dire di Beyoncé. Che vive di super mondi creati da altri. Ma che, alla fine, sono molto meglio del talento. Che ingiustizia.

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Messaggio Da mafalda il Mar 19 Mar 2013, 14:31

A quest'ultimo andrebbe strappato il tesserino di giornalista , non si capisce nulla , azzdici tra Los Angeles , Londra e Italia mi sono persa confuso , non capisco se gli sta antipatico il Mengoni o Canova no
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Messaggio Da Guenda il Mar 19 Mar 2013, 14:36

@mafalda ha scritto:A quest'ultimo andrebbe strappato il tesserino di giornalista , non si capisce nulla , azzdici tra Los Angeles , Londra e Italia mi sono persa confuso , non capisco se gli sta antipatico il Mengoni o Canova no

ho letto di corsa...secondo me non gli sta bene che Marco, che considera bravo ma terribilmente giovane e alle prime armi...., sia stato prodotto da Canova, che lavora e frequenta ambienti internazionali, quando Marco è un cantante per ora solo italiano...
Praticamente per lui Marco non si è ancora consolidato in Italia, e subito arriva il produttore che vede lungo, la cd vede lungo, e gli fanno fare un album che sa di internazionale apposta per esportarlo, visto che può funzionare.

Ce l'ha col meccanismo soprattutto, che non gli torna.

Si vede che non l'ha mai ascoltato... risata

e dai Tortarolo, se vuoi il biglietto per Los Angeles, visto che ti rode tanto che Marco sì e te no, te lo regalo io, con la promessa da parte tua di non mettere più piede in Italia però risata risata risata

(oh cmq ci son volute due teste per partorire questo articolo, avran messo una parola per uno..per questo è venuto fuori sto capolavoro...)


Ultima modifica di Guenda il Mar 19 Mar 2013, 14:40, modificato 1 volta
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Messaggio Da Therese il Mar 19 Mar 2013, 14:36

@mafalda ha scritto:A quest'ultimo andrebbe strappato il tesserino di giornalista , non si capisce nulla , tra Los Angeles , Londra e Italia mi sono persa , non capisco se gli sta antipatico il Mengoni o Canova

non ho capito neppure io, sinceramente.
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Messaggio Da Paz i Enza il Mar 19 Mar 2013, 14:51

Questa la metto più per le foto che per l'articolo, ce ne sono altre scusa

http://www.onstageweb.com/foto-concerto/foto-marco-mengoni-feltrinelli-roma-18-marzo-2013/9/



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Messaggio Da Paz i Enza il Mar 19 Mar 2013, 14:55

http://www.primaonline.it/2013/03/19/115685/editoria-mengoni-testimonial-progetto-10-anni-vanity-fair/

MENGONI TESTIMONIAL PROGETTO 10 ANNI VANITY FAIR

(ANSA) - MILANO, 19 MAR - Marco Mengoni è il testimonial del progetto a favore dei giovani con cui il settimanale Vanity Fair celebra i suoi primi 10 anni. Per festeggiarli guardando al futuro, la testata del gruppo Condé Nast, che in Italia ha esordito il 2 ottobre 2003 e oggi ha un milione e mezzo di lettori, mette a disposizione 10 contratti di lavoro a progetto di 6 o 12 mesi in aziende connesse all’intrattenimento. Mengoni, come spiegato dal direttore Luca Dini, è stato scelto, con una certa lungimiranza, prima del festival di Sanremo, dove ha trionfato con ‘L’essenzialé, come emblema del giovane di talento che ce l’ha fatta, ma anche perché è solito circondarsi di collaboratori coetanei. “Da quando ho iniziato la carriera ho sempre lavorato con giovani della mia età, a me l’opportunità è stata data, poi - ha spiegato il 24enne artista, che oggi pubblica il nuovo album #prontoacorrere - te la devi giocare, comunque io credo che ci sia ancora speranza, non credo che la società e l’umanità siano finite, il bicchiere è ancora mezzo pieno”. Dal canto suo, agli esordi è rimasto un po’ scottato da alcuni rifiuti, ma poi ha trovato altre strade e ora gli sembra giusto aiutare chi come lui ha talento ma fatica a esprimerlo: “io posso aiutare ma sono una formica nell’universo, però dicono che anche una goccia nel mare genera onde e se le gocce si uniscono…”. Così anche il progetto di talent scouting voluto da Vanity Fair, che dal 2 aprile avrà un canale web dedicato, dovrebbe essere ampliato grazie ai proventi dell’asta di alcuni oggetti del ‘temporary brand’ Vanity fair 10 creati insieme a partner come Citroen, che saranno devoluti a favore di Child Priority, fondazione del gruppo Condé nast che aiuta i giovani talentuosi nell’inserimento lavorativo. I 10 talenti vincitori e il ricavato dell’asta saranno resi noti a ottobre, nel ‘celebration party’ per i 10 anni della testata, che sarà anche presente al festival del cinema di Venezia con un corto diretto da Fabrizio Ferri e interpretato dall’etoile Roberto Bolle.
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Messaggio Da martha70 il Mar 19 Mar 2013, 19:05

http://www.musicpost.it/marco-mengoni-prontoacorrere/4682/

È uscito #PRONTOACORRERE, nuovo disco di Marco Mengoni già al numero 1 della classifica dei cd più scaricati da iTunes. Un disco bello, da scoprire traccia dopo traccia

Era tanto atteso. Sul web in questi ultimi giorni non si parlava d’altro. Facebook e Twitter invasi dai fan di Marco Mengoni che, tra un countdown e un trending topics, declamavano tutte le proprie aspettative per questo nuovo cd.
Bè, considerando che in questi giorni è uscito il magnifico ultimo David Bowie e il sempre grande Renato Zero, abbiamo guardato tutto questo con un sorriso materno: “Sono ragazzi, è bello vederli divertire, però sarebbe anche il caso che ascoltassero anche questi “vecchietti” per dare a tutto la giusta misura.

Mengoni ci piace, ci è sempre piaciuto perché gli abbiamo riconosciuto, fin da subito, delle qualità vocali molto più che rare. Poi lo abbiamo visto dal vivo e abbiamo confermato la nostra stima per l’artista. Però ai suoi dischi precedenti, Re Matto e Solo 2.0, non abbiamo accordato la sufficienza, e non certo per la voce. Tanto che le versioni live degli stessi pezzi sono da consigliare sempre e comunque.

Così, non appena ci è arrivato il nuovo cd, lo abbiamo messo su con un’aria un po’ distratta, della serie “lavoro in catena di montaggio”, fuori un cd – dentro un altro. Ma… ma la domanda alla fine dell’ascolto è stata “e questo? ma da dove salta fuori a distanza di un solo anno un disco bello come questo?”.

Pieno, ad altissimo peso specifico e non solo in relazione alla musica italiana. Anzi. Le parti musicali sono tutte a livello internazionale, piene, forti, ricche di picchi e di morbidezze improvvise, pur senza perdere mai l’italica impronta… insomma, lo stesso gusto di un certo cavallino rampante che, pur parlando italiano, sta benissimo declinato sotto qualunque bandiera.

Iniziamo da L’Essenziale, pezzo in vetta alle classifiche iTunes da oltre un mese e tra i più trasmessi per radio: classica ballad, eppure il testo – semplice e diretto – facile certo non è. Un classico con stile che precede Non Me Ne Accorgo, grintoso e ben strutturato, che risalta ancor di più perché inserito tra la precedente ballata e Non Passerai, altro lento – dolente e malinconico – ma con una architettura musicale che si fa apprezzare.

Un’Altra Botta è un piccolo gioiello: orecchiabile eppure raffinatissimo nei suoni quasi funky, come fosse una filastrocca divertente intessuta su fiati curatissimi (e qui scopriamo che ad arrangiare le trombe c’è proprio il signor Mengoni). La Vita Non Ascolta mantiene la ritmica divertita, a dispetto di un testo che divertente non si può certo definire: è liberatorio, è il colpo di reni per risollevarsi da un baratro, è l’afferrare i suoni elettrici potenti che, piantati alle note di un pianoforte rabbioso, ci portano fuori da un cortocircuito.

I suoni sono bellissimi, curatissimi (con il nome di Michele Canova Iofrida alla produzione non poteva essere altrimenti) come quelli della title track: Pronto A Correre si sostiene con una sezione ritmica imponente, con le chitarre elettriche a tutta potenza a evidenziare un testo che disegna una serie di polaroid ben precise. Specchio di un vissuto raccontato nei dettagli in cui tutti, nessuno escluso, possono trovarci qualcosa di terribilmente personale. Di questa canzone ne sentiremo parlare, e tanto.

Poi c’è il bel pezzo firmato da Gianna Nannini e Pacifico, quel Bellissimo di sanremiana memoria (che ci era piaciuta più dell’Essenziale, a torto a quanto dicono le classifiche) che all’interno di questo disco sembra accendersi di una nuova energia, ancora più coinvolgente. È uno dei pochi veri momenti di gioia, di sorrisi tradotti in note e di abbracci forti quanto la batteria suonata dal maestro Gary Novak (il batterista di George Benson, Alanis Morrisette e Anita Baker, così tanto per dire).

Dopo di che inizia quasi una seconda parte del disco, che si apre con La Valle Dei Re di Cesare Cremonini. Di Cremonini e Mengoni, perché questa canzone ha una sua tridimensionalità speciale proprio grazie alle doti vocali del vincitore di Sanremo che ne esaltano ogni singola sillaba. Un testo che ci fornisce, in modo amaramente ironico, la chiave di lettura dell’intero disco: chiedo scusa, sono ancora un re.

È la volta di una delle tracce che prefriamo, I Got Fear. Autori Charlie Grant (Def Leppard e Simply Red), Pete Woodroffe (Simply Red) e Joe Janiak, ventunenne autore inglese. Funky e gitana, un po’ swing, con una strana coppia piano-basso blues e con mitragliate di batteria a chiuderne le battute. Un pezzo che racchiude in 101 secondi esempi di ottima musica di ogni genere (c’è anche un bell’assolo di chitarra elettrica), con Mengoni a farne di ogni con la voce… ma su questo ci torniamo perché adesso scorrono le note vellutate di Avessi Un Altro Modo, straordinariamente stesa sui tasti bianchi e neri di un pianoforte super-classico mentre il testo ci riporta alle polaroid che avevamo preso a sfogliare fin dall’inizio del disco. Un brano che possiamo ascoltare oggi e trovarlo bello, ma che avremmo potuto ascoltare vent’anni fa trovandolo ugualmente bello così come succederà tra vent’anni e oltre. Un classico, senza tempo.

Il tempo si accorcia di nuovo e dà l’avvio a Evitiamoci (La Soluzione), altra traccia orecchiabile eppure costruita in modo complesso e inatteso, con le pause messe lì dove serve lasciando le tastiere ad assolvere al compito di linea continua di mezzeria. Linea che continua nel brano successivo, 20 Sigarette, con il testo dello stesso Mengoni. Un lento, sì è vero; delicato e morbido; è vero. Ma coinvolgente. Il brivido arriva anche in tempo quattro quarti che si dimezza nel bridge. Bello il pianoforte che suona come un carillon alla fine.

Il talento non si misura solo con le note che si sanno mettere insieme, ma anche con la misura con cui si affrontano le canzoni, la musica. Spari Nel Deserto è di Ivano Fossati e si sente. Spari Nel Deserto è una canzone di Marco Mengoni, non c’è dubbio. Come è possibile? È questione di misura, e qui il musicista di Ronciglione fa scuola. Giustissimi anche gli inserimenti dei fiati.

Incredibilmente folle, inaspettato, sorprendente il quattordicesimo brano, Una Parola. Tra dance e hause, ipnotica anche nel testo, non nasconde l’acidità con cui viene pronunciata la parola amore che qui, come in tutto il disco, rende il senso del progetto: chiusa una porta, per quanto feriti e dolenti, c’è tutto un mondo da vivere, e che nonostante il retrogusto amaro, ha tutta la meraviglia di un nuovo inizio.

Il disco si chiude con Natale Senza Regali, anche questo firmato da un Mengoni che fa i conti con il prezzo della libertà. Che sembra essere caro, ma che – almeno per chi ha il coraggio di osare già scritto nel dna – alla fine si risolve con un passeggero – per quanto insostenibile – momento di gelida ferocia.

Per concludere il racconto track by track, diciamo che nella deluxe version su iTunes si trovano ancora due pezzi: My Magnetic Heart, gran bella versione in inglese di Non Passerai (cantata in questa versione ha davvero un respiro internazionale), e Put The Light On, versione inglese di Pronto A Correre davvero splendente.



Un disco che merita tutta l’attenzione possibile. Certo, è musica italiana e noi italiani siamo un po’ distratti quando si parla delle cose buone di casa nostra. Però… però il talento di Mengoni non è più da discutere. Perché tutto il disco – che pure ha una splendida parte musicale – continua a girare nel nostro lettore soprattutto per la ricchezza dei colori che questa voce ha. Toni bassi e profondi colore blu cobalto così come quelli alti e cristallini di un candore accecante. E senza mai perdere “smalto”, senza mai essere barocco o stucchevole. E in ogni singolo mezzo tono si possono leggere tutti quei significati e quelle immagini che le parole non riescono a dare.

Sarà italiano, sarà giovane e avrà – per di più – vinto Sanremo. Ma ci piace. E ci piace tanto.
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Messaggio Da Guenda il Mar 19 Mar 2013, 20:35

http://www.infooggi.it/articolo/marco-mengoni-e-prontoacorrere-la-recensione/39082/

Marco Mengoni è "#prontoacorrere". La recensione
19/03/2013
A CURA DI LORENZO CAPPIELLO

TORINO, 19 MARZO 2013 - Dopo il trionfo all'ultima edizione del “Festival di Sanremo” e a poche settimane dalla sua partecipazione al prossimo “Eurovision Song Contest”, Marco Mengoni ha presentato al grande pubblico il suo nuovo lavoro discografico: “#prontoacorrere” (in stile hashtag).

Il disco, oltre a contenere i due brani sanremesi, “L'essenziale” (disco di platino per le oltre 60.000 copie vendute in un mese circa), canzone con la quale Marco rappresenterà l'Italia nella kermesse musicale europea di maggio, e “Bellissimo”, è composto da altri tredici inediti, che vantano diverse e interessanti collaborazioni.


Come prima traccia troviamo proprio il brano vincitore del “Festival di Sanremo” di quest'anno. “L'essenziale”, che vede come autori tra gli altri Roberto Casalino e lo stesso Marco, è una ballata romantica, pura e di straordinario impatto emotivo.

Invece, la seconda traccia, “Non me ne accorgo”, sprigiona un nuovo Mengoni. L'anima rock dell'artista, anche grazie al pianoforte, viene esaltata ancora di più attraverso un ritmo più incalzante e più carico.

Il gioco continuo tra alti e bassi, un sapore internazionale e una melodia orecchiabile fin dal primo ascolto sono le caratteristiche fondamentali del terzo e del sesto brano: “Non passerai” e “Pronto a correre” (uno dei brani migliori in assoluto). La prima canzone è stata scritta, tra gli altri, da Tobias Gad, già autore di Alicia Keys e di Beyoncè; mentre la seconda da Mark Owen, ex dei Take That.

L'anima pop con influenze funky e jazz rendono “Un'altra botta” uno dei brani più divertenti e più innovativi dell'interno album. Con le trombe, dirette dallo stesso artista, la canzone appare come una semplice e allegra filastrocca.

Grande energia e vitalità anche nella traccia successiva: “La vita non ascolta”. L'equilibrio tra chitarra e piano e un ritmo elettronico a sorpresa nelle ultime note sono le allegorie del rialzarsi dopo un'enorme sofferenza. Allo stesso tempo, emozionante e significativo.

Rispettivamente l'ottavo, il nono e il tredicesimo brano, “Bellissimo”, “La valle dei re” e “Spari nel deserto” rappresentano il Marco interprete. Infatti, le canzoni in questione sono state scritte: la prima da Gianna Nannini, la seconda da Cesare Cremonini e, infine, la terza da Ivano Fossati. Grazie a queste tracce si può racchiudere completamente il nuovo progetto discografico di Mengoni non solo dal punto di vista musicale, ma anche dal punto di vista testuale e interpretativo. Difatti, senza alcun dubbio, si percepisce una maggiore maturità rispetto le canzoni precedenti e un'internazionalità dei brani davvero inaspettata.

Il nuovo disco si conclude con due grandi canzoni inedite e originali rispetto alle precedenti: “Una parola” e “Natale senza regali”. Nella prima il nuovo Marco è rappresentato da melodie che spaziano dal rock al pop, passando per la musica dance. Completamente diverso è il secondo: un brano delicato e semplice con la voce di velluto straordinaria dell'artista.

Che dire. Di sicuro, si tratta di un disco davvero speciale con un Mengoni che è riuscito a realizzare un lavoro completo, unico, con varie sfumature di musica. Una vera delizia per le nostre orecchie.
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Messaggio Da DarkLullaby il Mar 19 Mar 2013, 22:50

Questa mi sembra che non ci sia occhiolino

Marco Mengoni, #prontoacorrere - La recensione
Pubblicato il 19 mar 2013 da Alberto Graziola

Marco Mengoni è tornato e nel modo migliore possibile. Un singolo apripista perfetto per le radio, una ballad che ha trionfato anche a Sanremo 2013 e scelta per partecipare -nella sua versione inglese- alla prossima edizione dell’Eurovision Song Contest.
A distanza di settimane dalla sua vittoria al Teatro Ariston, L’essenziale è costantemente alla numero uno della classifica dei singoli più venduti. Proprio con il brano che, alla vigilia, sembrava essere meno forte rispetto all’altro pezzo, Bellissimo, scritto da Gianna Nannini. Ma il televoto e la giuria così hanno deciso nella prima serata e così ha voluto anche il sabato sera, quando Luciana Littizzetto proclamava a voce alta il suo nome sotto l’entusiasmo e gli applausi del pubblico presente in sala.
Oggi, ad un mese dalla fine del Festival, è uscito il nuovo album di Marco, #Prontoacorrere, con quindici pezzi nuovi, a distanza di due anni da Solo 2.0 e dopo la meritava rivincita sanremese.

Si parte con L’essenziale e il celebre inizio “Sostengono gli eroi”, pezzo scritto da Roberto Casalino, intensa ballad di un amore “che non segue le logiche, ti toglie il respiro e la sete”. Avvolgente e talmente efficace da rimanere subito impressa in testa. Non me ne accorgo sposa l’energia e ricorda a tutti -per chi lo avesse dimenticato- la voce camaleontica del cantante in un sound più elettronico e un ritmo più incalzante (”Non ti chiederò permesso, preferisco bruciarmi da solo che assecondarti adesso”).
Non passerai è una confessione che ricalca gli standard dell’amore, tra ricordi, porte chiuse e una presenza che non c’è più. E, nonostante il tempo che passa, l’accettazione di capire che non passerà (”E non c’è niente che resiste al mio cuore quando insiste perché so che tu non passerai mai, che non passerà, (non passerai), non mi passerai non passerai”). Perfetta colonna sonora per chi soffre di ‘mal d’amore’, scritta da Tobias Gad autore in passato anche per Alicia Keys e Beyoncé, Un’altra botta gioca e ama non prendersi troppo sul serio (”Entri ed esci dal mio cuore con un click, dalla mia testa vuota come un trip, ti porti via di tutto poi mi lasci qui, ti porti via di tutto e poi mi lasci ancora qui”), alleggerisce le atmosfere intense del precedente pezzo. Se prima ci si mostra fragili, in questo caso la passione è gestibile, è quasi -appunto- un trip mentale spiazzante.
La vita non ascolta è un urlo per prendere il comando della propria esistenza, pigiando il piede sull’acceleratore del ritmo, tra batteria, sound elettronico e una vera e propria esplosione nel finale con un chiaro invito (”Lancia tu la sfida e dai grida adesso grida, vada come vada prendi tu la guida e grida adesso grida”). La titletrack Pronto a correre si apre immediatamente con la voce potente di Marco, mantenendo il ritmo del precedente brano con un efficace ringraziamento spiazzante (”Grazie per avermi fatto male non lo dimenticherò”) ma senza autocommiserazione. Non c’è spazio, fino ad ora, per compatirsi. Anzi, dal dolore c’è il chiaro volere di ripartire
E’ il momento di Bellissimo, il brano scritto da Gianna Nannini. Il ritmo e il sound è evidente fin dal primo ascolto, una vena rock che incuriosisce anche nell’ipotesi di poterla sentire cantata dalla sua autrice. Marco la interpreta al massimo ma si sente la sua firma. La valle dei re è stata scritta da Cesare Cremonini, un brano dal sapore onirico, citazione (in)volontaria in onore del Re Matto. Mengoni ha ammesso di essere quasi invidioso del lato autoriale di Cremonini (”il suo modo di scrivere, comporre e portare su disco delle fotografie precise con pochissime parole, ma che arrivano diritte al cuore come spade. E’ molto di stomaco”).
I’ve got the fear, dal respiro internazionale, è cantato totalmente in inglese ed è la risposta (efficace) a chi chiedeva proprio di poter ascoltare il vincitore di X Factor e Sanremo, cimentarsi con dei pezzi in lingua straniera. Un pezzo pronto ad esplodere durante i concerti, adrenalinico e da cantare a squarciagola. Avessi un altro modo rallenta il ritmo, con una voce quasi sussurrata e bisbigliata di chi si trova solo in una casa e parla alla propria metà lontana, tra promesse d’amore, di intimità passionale a duro contatto con la realtà effettiva (”Avessi un altro giorno per guardarti lo farei, avessi una ragione per fermarti proverei a volare piano, ad andare lontano e ritrovare tutto”). L’emotività si scontra contro l’irrealtà e i sogni di un futuro diverso.
Evitiamoci (La solitudine) riprende quota, con un sapore più rock. Questa volta l’invito è quello della distanza, di stare lontani per non perdersi senza paura del tempo. E’ la volta di 20 Sigarette, pianoforte e voce in evidenza. La storia ormai è conclusa, il ripercorrere i momenti, le speranze che l’amata sia felice, tra il desiderio di camminare e quella sensazione di un qualcosa di poco importante nel mondo. Un pezzo intenso e commovente (”Non c’è niente di speciale su nel cielo, solo un aquilone che resiste al vento gelido se a portarlo ero solo io come sai non è per sempre, per sempre”). Meravigliosa.
Spari nel deserto è stata scritta da Ivano Fossati (”L’ho conosciuto al suo ultimo concerto al Piccolo di Milano e qualche tempo dopo mi ha contattato. Aveva pronto un pezzo per me e ho sudato freddo per l’emozione”), un brano maturo e ben reso dalla voce di Marco. Con Una parola strizza l’occhio alle atmosfere dance, con una voce volutamente quasi robotica. L’album si chiude con Natale senza regali, malinconico e una festa che provoca l’esplosione dei ricordi e della solitudine tra luci nelle strade, un buio dentro se stesso e un amore finito (”Evito di guardare il mio riflesso sulle vetrine, sono già spento così”)
Con Solo 2.0 Marco Mengoni aveva spiazzato, puntando ad un livello di qualità decisamente alto, con un sound diverso da quello che l’aveva portato ad esplodere nei piani alti delle classifiche. Personalmente l’avevo trovato anche un ottimo prodotto. Un coraggioso passo in avanti, un interessante sperimentare. Ha avuto meno fortuna del precedente e, probabilmente, ne avrà meno anche di #Prontoacorrere. Ci sarà sicuramente chi criticherà il nuovo sound, perché meno ‘inusuale’ rispetto al disco del 2009. Originale? Più ‘commerciale’? Un album meno rischioso? Ha poca importanza questo paragone, perché ogni lavoro, teoricamente, dovrebbe evitare paragoni simili. C’è crescita? C’è. Come la voce, sulla quale è superfluo commentare la potenza, nota fin dal talent show -ai tempi- targato Rai. Marco Mengoni è tornato con dei brani convincenti, con pezzi che conquistano e questo è ciò che conta. E se questo nuovo sound musicale punta ai primi posti delle charts, ben venga, se è ciò che occorre per poter continuare ad ascoltare una delle nuove voci italiane più interessanti degli ultimi anni. L’album merita. Marco è pronto a correre, ha le potenzialità per farlo e il pubblico non sarà da meno.

Voto: 7,5

http://www.soundsblog.it/post/116549/marco-mengoni-prontoacorrere-la-recensione
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